Vogliamo parlare di pop-rock? Allora con il nuovo disco dei Gastone è necessario far presente che la deriva che prenderemo avrà toni un po’ barocchi, di quel pop gentile e dolce in atmosfere metropolitane, rarefatte di una nebbia quasi invadente… e poi la nostalgia impera ovunque in queste nuove tracce di “II”, disco che si lascia misurare a passi lenti e pesanti, di momenti antichi con questo continuo richiamo ad una certa America anni ’50. Ed è bellissima quella sensazione per niente eccentrica ma quasi volatile, evanescente… suoni che sospendono in un’aria urbana post-rock… e ci sarebbe stato tutto il richiamo ad una certa Berlino degli anni di fuoco. Ma comunque ricordiamolo sempre che i toni di questo “II” restano sempre decisamente fluttuanti…

Parliamo spesso di “rock” pensando ad un aspetto più spirituale di un certo modo di stare al mondo, di pensare alla musica… più che al genere in se. Dunque vi chiedo: quanto “rock” c’è dentro le trame di questo nuovo disco dei Gastone?
Di rock ce n’è sicuramente tanto. Siamo sempre stati dei rocker, in quanto gli stessi modelli artistici che hanno contribuito alla nostra formazione appunto lo sono (Nick Cave, Josh Homme, Alex Turner, Robert Fripp, Trent Reznor, Dave Grohl, Billy Corgan e tanti altri se ne potrebbero dire). A livello compositivo la cosa si rispecchia in un modo abbastanza istintivo e irriverente di fare musica potrei dire dal mio punto di vista, ma non solo, anche un po’ old school. Mi spiego meglio, quando scriviamo e registriamo bozze di nuovi pezzi, non usiamo nemmeno il computer, registriamo tutto in un piccolo registratore a 8 tracce. Quando poi andiamo in studio per registrarli a modo, le take vengono suonate tale e quale a come erano state provate in fase di scrittura, senza metronomo e con meno editing possibile per favorire un suono e una performance molto naturale e spontanea. Il nostro secondo disco è passato ovviamente attraverso tale processo. Questo, a mio avviso, è sicuramente un modo anacronistico di fare musica nel contesto attuale in cui la maggior parte dei dischi suonano “perfetti” per il lavoro di correzione svolto dalle macchine, mentre con questo metodo si tende a dare valore all’errore. L’errore è rock, perché il rock è nato per errore.

Malinconia e antichità. Un gusto vintage nelle linee melodiche. Qualcuno diceva che la scrittura nasce dai momenti di buio, dalle ferite che sanguinano. Che ne pensate? Anche questo è molto rock se ci pensate…
Il vintage nelle linee melodiche e negli arrangiamenti è presente ma non volutamente, nel senso che, suonando e arrangiando il disco, il lavoro ha incominciato ad assumere le atmosfere che ritroviamo al suo interno, tutto è venuto da sé. Parlando di sensazioni in fase di scrittura, ci trovavamo in un periodo particolare. Io personalmente ho esorcizzato con questo disco (anche attraverso la scrittura dei testi) ricordi belli e brutti appartenenti a un passato che ormai mi sembra lontano, ma che in realtà non lo è così tanto. A tutto ciò hanno fatto da sfondo lunghe e pericolose notti.

E a proposito di Rock… anche voi titolate il secondo disco con “II”… citazione?
Il titolo del disco, che per la precisione sarebbe “(II)”, è un riferimento, non ai Led Zeppelin, bensì ai Crystal Castles, che hanno chiamato il loro secondo disco nello stesso identico modo.

Poca Italia e molta di quell’America anni ’60… almeno questo mi viene da pensare… sbaglio? Da dove proviene questo suono?
Non saprei esattamente. Abbiamo tantissime influenze, nel senso che siamo veramente onnivori come consumatori di musica. Ma, nel momento della scrittura, è come se ci dimenticassimo di tutto ciò che abbiamo assimilato nel tempo e l’unica cosa che prende il sopravvento è semplicemente il suono/modo di suonare che ci sembra più giusto in quel momento. Forse il suono di chitarra, in particolare, può ricordare quello di alcuni dischi anni 80 dei King Crimson (gruppo preferito di Marco) ma non saprei esprimere un riferimento ben preciso.

E non a caso l’antico passato è nel video di “Cristalli”. Perché questo costume ottocentesco?
Quella del costume ottocentesco è stata una scelta del regista. Molto probabilmente dettata dalle sonorità del pezzo che a tratti può rimandare a quella dimensione un po’ onirica e legata a un lontano passato.

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