Intervista a cura di Marco Termine

A distanza di tre mesi dall’uscita di The Circle (trovate la recensione a questo indirizzo: http://www.100decibel.com/wp/the-circle-il-doppio-concept-album-dei-neverdream/) abbiamo fatto quattro chiacchiere con Gabriele Palmieri, batterista e mastermind dei Neverdream. Il loro ultimo lavoro ha fatto parlare di se in tutto il mondo e davanti ad una bella birra ghiacciata Gabriele non ha nascosto la sua legittima soddisfazione.

Un doppio cd, un romanzo… Gabriele, quanto è stata dura?

Tanto, tantissimo. Giorno dopo giorno uscivano spettri, nuovi impedimenti tecnici, c’era l’inesperienza di trovarsi di fronte ad una cosa che prendeva vita e cresceva e a volte ne abbiamo perso anche il controllo. Questo esperimento della concezione dell’arte un po’ più vasta, che parte dalla narrativa. E’ stata difficile perché un conto è progettarsi un personaggio in testa e musicarlo, ma rimane un personaggio di un disco. Un conto, invece, è avere un personaggio vero, definito, scritto, con nome e cognome che fa le sue azioni. Renderlo vivo non è facile, ancor più quando questi personaggi sono otto.

– Parlando di personaggi, come è nata la collaborazione con Andy Kuntz?

Tutto è nato da una semplice mail di ormai cinque anni fa in cui era allegato il video di Secrets. In seguito abbiamo aperto i loro concerti ed è nata un’amicizia davvero speciale con delle persone alla mano. Nel backstage di un concerto a Milano gli chiesi se voleva partecipare al nostro prossimo album e lui accettò subito. Andai a Kaiserslautern a vedere la prima del loro spettacolo teatrale e gli portai la sceneggiatura di The Circle. All’inizio gli avevo proposto un ruolo molto più importante, quella del detective. Lui era molto contento, ma poi pensai che non volevo che cantasse cinque canzoni perché doveva essere il disco dei Neverdream non quello di Andy Kuntz, né dei Vanden Plas. Così abbiamo creato il personaggio di Gabriel, il fratello del detective, che in principio doveva essere una bambina, la sorellina del detective uccisa da piccola. Lui fece solo la richiesta di scrivere le sue parti, compresi i testi. Da quel giorno a Milano, alla sua entrata nel nostro studio, sono passati 3 anni e mezzo di duro lavoro. Sono stati 4 giorni molto intensi in cui passavamo 12 ore in studio. Anche per lui è stata una bellissima esperienza e ha anche partecipato alle riprese del nostro prossimo video che uscirà a giugno. Lo abbiamo spremuto come un limone.

– Come nasce il concept di “The Circle”?

La storia iniziale era quella di un condannato a morte per una serie di omicidi e di un secondino che gli portava i pasti. L’unico contatto fra loro era tramite il cibo e una parte della mano del secondino. Nasce fra loro un legame fortissimo, simile all’amore. Da qua’ siamo arrivati a The Circle. Abbiamo cercato di evitare qualsiasi cliché. Quando siamo arrivati quasi a tre quarti del libro abbiamo incominciato a pensare alla musica in funzione della storia. Credo sia impossibile pianificare un lavoro del genere nei minimi particolari. Gli occhi sul lavoro vanno aperti successivamente.

– Possiamo dire che un lavoro così complesso poteva essere portato avanti solo da un maniaco compulsivo come te?

Ahahah! Si! Assolutamente!

– E adesso come si fa a portare live un lavoro così grande?

Live suoneremo tutto l’album, ovviamente, cercando di riprodurre tutte le atmosfere. Penseremo anche a set più corti, ad esempio quando apriremo i concerti dei Vanden Plas, in cui selezioneremo i brani più tirati e di impatto.

– Sei contento della reazione del pubblico a “The Circle”?

Tantissimo, davvero. Pochi giorni fa abbiamo avuto 300 download in poche ore. È esaltante quando il tuo lavoro viene riconosciuto.

– Quali sono i paesi in cui sta andando meglio?

Italia, Stati Uniti, Germania e Francia. Negli Stati Uniti The Circle sta andando davvero bene, probabilmente abbiamo acquisito tanti ascoltatori dei Vanden Plas che negli States hanno una grande fan base. L’Italia è comunque in testa e questa è un po’ una sorpresa, finora siamo sempre andati meglio all’estero.

– Oltre ad essere un batterista e la mente che sta dietro ai Neverdream, stai intraprendendo anche una carriera dietro al mixer. Parlaci di questo tuo lato.

Beh il tutto nasce sempre dai Neverdream e dalle nostre registrazioni. Sono sempre stato una sorta di feticista di tutto ciò che sta dietro alla registrazione della musica. Ne faccio quasi una malattia. Nasce dalle primi esperimenti “aux in, microfono e cassetta”, per passare al primo multitraccia yamaha 4416 con cui abbiamo registrato i primi demo dei Neverdream. Oggi abbiamo un nostro studio con le ultime tecnologie, a volte ho comprato outboard consapevole che non li avrei mai usati, solo per il gusto di averli e provarli. È un amore viscerale per pomelli, levette, colori…

– Ma allora cosa vuoi fare da grande?

Il compositore. Anche se dovessi abbandonare la batteria

– L’ultimo disco che hai comprato, l’ultimo film che hai visto e l’ultimo libro che hai letto?

L’ultimo libro che ho letto è “L’agente Zigzag” di Ben Macintyre, l’ultimo album comprato è “Selling England by the pound” in vinile, perché mi si era rotto! Ho un piccolo vizio, mi addormento con due album: “Selling England” e “The lamb lies down on Broadway”. Per quanto riguarda il film, ieri sera ho visto “47 ronin”. Se parti dal presupposto che vai a vedere una favola è un buon film, scorre bene.

– Riguardo la tua musica, qual è la critica che vorresti sentirti dire e quella che invece ti ferirebbe di più?

La peggiore l’ha scritta oggi un redattore francese. Ha scritto che: “il disco è bruttissimo. È composto singolarmente da tutte perle, prese una a una. Secondo me però dovrebbero mettere a posto i tasselli nella loro mente, e capire che genere musicale vogliono fare”. Mi è sembrata una critica assurda. Come faccio a fare 88 minuti di musica, fare interagire 10 personaggi e fare un album totalmente metal o progressive, cercando di rimanere sempre credibile? È impossibile. La cosa più bella invece, l’ha scritta un redattore di una nota testata italiana: “datemi dei soldi perché devo produrre i Neverdream” ahahah

– Ok finiamo con un tuo messaggio ai lettori di 100 decibel

Voglio ringraziarvi davvero tutti per l’amore che ci state dimostrando nelle ultime settimane. Ci sono state così tante recensioni estremamente positive in tutto il mondo e i fan con il loro supporto ci rendono orgogliosi del nostro lavoro

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