Si intitola “Luna”, esordio per Filippo Gabbi ovvero Gabber per la musica italiana. Lirica rap, tinte di trap, bellissimo pop che si culla dentro una spiritualità che a noi piace sempre ricondurre a quel modo di pensare “rock” che speriamo sempre non cessi mai di muovere le fila delle motivazioni. “Luna” poi è anche sperimentazione e segnaliamo come tutto (o quasi tutto) di questo suono, di questa tessitura e di questi arrangiamenti, tutto sembra venir fuori dalla sua sola mano. Dunque l’artigianato che però, per essere una prima prova, ha davvero alte qualità da giocarsi. Approfondiamo ma soprattutto mettiamo in circolo la title track ed il suo video che troviamo in rete e che, non me ne vogliate, fidatevi se vi dico che poco ha a che fare con il resto del disco. O almeno con le sue parti più interessanti…

Noi parliamo spesso di rock… andiamo oltre al concetto di genere e di stile ma pensiamo più al rock come un certo modo di vivere davvero la musica. E questo disco di Gabber è assai rock… vero?

Sono davvero troppe le ore passate ascoltando Rock e Metal per non avere influenze sulla maggior parte dei miei lavori. Sono ancora oggi i generi che prediligo, ho suonato tanti anni in band che proponevano quei sound e molta di quell’influenza penso e spero sarà sempre parte di me.

Quanto c’è di tuo, di vita personale… quanto c’è di confessato a te stesso che in altra forma non avevi mai fatto prima?

Beh di vita personale c’è tutto. Tutto quello che mi piace, o per lo meno tantissime cose sono racchiuse nel disco e ne ho parlato senza molti filtri. 

Ad esempio in “È Normale” ho messo dei particolari della mia adolescenza che mi imbarazzavano o pensavo non fosse giusto parlarne “davanti a tutti”. Però ho pensato che faccio musica proprio con l’intento di esprimermi e non avrebbe senso trattenermi. Penso che le persone poi si concentrino su ciò che il testo dice a loro più che vedere cosa intendeva nello specifico l’artista.

Secondo te appunto un disco di un cantautore è più qualcosa che serve a se stessi prima che agli altri?

Ah beh secondo me l’arte dovrebbe essere solo questo, una cosa per se stessi che poi può piacere ed essere condivisa da altri. 

Nel video di “Luna” c’è un teatro che sembra vuoto. Non possiamo dirlo… ma in questo ci viene da pensare. Ha qualche riferimento con il tempo che abbiamo vissuto?

Il Teatro (Fnil Bus Theatre di Praticello, RE) vuoto mentre io canto è il simbolo di qualcosa fatta per se stessi. Insisto su questo punto perché è stato basilare questo concetto per questo disco e per fare musica in generale. È lì che ho trovato la serenità di comporre insieme ai miei migliori risultati.

In molti hanno pensato fosse relativo al periodo di lockdown tuttavia.

A chiusura… un disco prodotto e realizzato da te in prima persona. Quasi tutto almeno… Hai sentito delle mancanze? Hai sento qualche limite tuo personale che oggi ti sei ripromesso di superare?

Ho sentito parecchie mancanze, diciamo che ho spaziato nei campi in cui ero competente che sono ovviamente ridottissimi. Sto cercando di imparare sempre di più, da fare produzione musicale su altre DAW a  studiare altri strumenti come la tastiera o la drum machine. 

Rob the Child mi ha aiutato molto nel mettere in ordine le mie idee, di migliorarle talvolta e di dare coordinazione al tutto. Mi sento distante dal conoscere tutto ciò che vorrei per poter fare musica come voglio al 100% ma continuerò ad impegnarmi e a migliorare.

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