usare parole come “evoluzione” o “futurismo” si compie sempre un grave errore, sensibile per chi della parola ha rispetto e conoscenza. Eppure nel nuovo disco di FREI esiste un confine tra realtà e follia – inteso nel verso senso della letteratura antica – ove ogni cosa ha senso di esistere se pur modellata con un senso logico – come dire – terreno. Insomma: la realtà nostra, secondo FREI, può avere altre forme e altre dinamiche. Un bel gioco di fantasia che ha portato il nostro a scrivere di futuro e di evoluzione secondo altri termini e altre regole biologiche. Il disco che ne è venuto fuori? Beh decimante un’opera interessante che non mostra fuori pista impazziti ma solo un cantautorato di pregio, molto legato ad una certa scuola bolognese, e ricco di elettronica digitale, coerente e mai – tanto per ripeterci – folle. “Evolution”. Il nuovo disco di Frei.

Un nuovo disco. La tua personalissima evoluzione? In cosa senti di evidenziarla?
In questo disco non si parla tanto della mia evoluzione, piuttosto di quell’evoluzione che (secondo me) non c’è stata nell’uomo, nel suo modo di vivere, di trasformarsi e trasformare gli elementi che lo circondano. Se poi vogliamo prendere in considerazione l’aspetto musicale, è certo che grazie alla produzione di Beatrice Antolini e alla collaborazione di Dario Giovannini in una parte degli arrangiamenti, abbiamo trattato la forma canzone in modo diverso dal solito, non solo per l’utilizzo dell’elettronica, che grandissimi nomi della musica italiana avevano già fatto trent’anni prima di noi, ma anche per il tipo di arrangiamenti e sonorità. E chiaro che in questo caso parliamo soprattutto dell’evoluzione della mia produzione discografica.

Mostri e miti di questo nostro prossimo futuro: secondo te quali sono?
Non credo nel futuro. Credo nel tempo come uno spazio sul quale ci muoviamo. Uno spazio infinito sul quale esiste ogni cosa possibile. I mostri e i miti ce li scegliamo adesso, e ognuno sceglie i suoi. Chi ne è consapevole sceglie, chi non lo è lascerà che qualcuno scelga per lui, senza saperlo. In questo disco emerge attraverso la 4° traccia, “I pellicani e il vento”, che io scelgo come miti gli animali e la vegetazione, e come mostri ho scelto prima di tutto il significato positivo del termine, un essere con caratteristiche straordinarie, poi l’ho associato agli uomini, che si evolvono prendendo le sembianze di questi miti, trasformandosi in esseri prodigiosi, evoluti. Quindi mi sono spostato in un altro spazio, dove esiste quell’evoluzione dell’uomo in simbiosi con la natura, attraverso il corpo e l’immaginazione.

Musicalmente sei figlio dei giorni nostri o pensi di aver preceduto quel che saranno i figli del domani?
Penso di essere figlio dei cantautori italiani del’900, ma non so se diventerò padre di qualcuno.

Cantautore o cantastorie? Oppure cos’altro ti piace venga usato per parlare di FREI?
Non saprei. Cantastorie e cantautore oggi sono termini troppo arcaici, e strettamente legati a stereotipi che non ci appartengono e dai quali, forse, abbiamo cercato di allontanarci. Credo che questi due termini siano, al di là del significato di base, strettamente legati a dei periodi storici, a generazioni precise. Credo che qualcuno troverà, in modo volontario o accidentale, un termine nuovo per la nostra generazione.

Il disco si chiude con una presa di coscienza. Cioè? Cos’è tutto chiaro finalmente?
Solitamente quando si ritorna da un viaggio, dove si è cercato di vedere la realtà da un’altro punto di vista, è tutto molto più chiaro.
In questo caso è chiaro che la realtà, se la immagini in un’altro modo, può essere diversa.

Hai raccontato l’evoluzione con un piglio decisamente di fantasia. Ma senti davvero di essere andato troppo lontano dalla realtà?
Io sono convinto di quello che penso riguardo l’evoluzione. Sono convinto che questa non sia affatto un’evoluzione. Credo che oggi, nell’uomo, non ci sia niente di evoluto. Penso di essere stato strettamente a fianco della realtà. L’immaginazione e la fantasia mi sono servite per vedere quell’alternativa che in questo spazio non c’è. Un’alternativa che è altrove, ma esiste.

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