Cinque ore prima del concerto che lo attendeva con l’appena scomparso Claudio Rocchi ed il maestro Franco Battiato all’Auditorium Parco della Musica in uno strano freddo 25 giugno, Gianni Maroccolo condivide sulla sua pagina ufficiale Facebook queste parole che sentiamo di riportare fedelmente:

DA LEGGERE CON ATTENZIONE !!! stasera io non suonerò al concerto di Franco Battiato! sarò lì come tanti di voi e a Franco a salutare Claudio… purtroppo è un problema per me comunicare in grande scala e so che qualcuno verrà stasera certo che suonerò. In realtà la scelta di non suonare è maturata da quando la salute di Claudio è improvvisamente peggiorata, ma non avendo a disposizione altro spazio per comunicare che non sia questo (non ho uffici stampa nè managers nè robe simili) pur facendo del mio meglio non credo che tutti sappiano che stasera ci sarà un bellissimo concerto di Franco Battiato dedicato a Claudio Rocchi dove tutti insieme ci ritroveremo per abbracciare Claudio. Spesso ho postato le poche righe qui sotto e spesso le ho mandate dove e come ho potuto. Spero che nessuno di voi si dispiacerà di questa mia scelta ma che anzi applauderà calorosamente Franco & Claudio. marok. NB <… il problema è che io, Claudio e Franco avevamo concepito un “set” ad hoc di circa 25 minuti che senza Claudio non è realizzabile. Prevedeva la rivisitazione di alcuni suoi pezzi, di alcuni brani di Battiato e Csi, e avremmo concluso con RINASCERE, il frutto della collaborazione tra noi e Battiato x VDB23… a questo punto l’unica cosa possibile sarebbe stata quella di suonare il basso in un pezzo o due con Battiato…. ma non avrebbe avuto alcun senso. Almeno per me… >

Che altro aggiungere, se non essere qui in ogni caso per far parte, e raccontare, di un evento comunque grandissimo per quel che é e per quanto significa per i tanti amanti del progressive che sono accorsi per abbracciare anche loro con rispetto ed affetto un grande che non c’è più.
Suggestione dell’intro recitata da fuori campo per Franco Battiato che entra alle 21.20, altissimo, magro, rivolge un inchino ed inizia accompagnato dal piano. “Quando ami tu ridoni al tuo corpo quel che manca per riempire un abbraccio” é il brano di Claudio Rocchi scritto negli anni 70 ed eseguito anche il 23 giugno dal Banco su questo stesso palco. Susanna e Gianni Maroccolo raggiungono Battiato per due parole di celebrazione che solo Susanna sente di pronunciare. Gianni non riesce, e scende senza aver aperto bocca, quando Battiato riprende in mano le fila e le emozioni seduto alle sue fedeli tre tastiere e accompagnato da piano, synth, basso, chitarra e batteria.

Ruby Tuesday, il capolavoro di Keith Richards, ci sorprende nella versione in parte acustica, seguito da Un’altra vita. Il maestro é ora seduto sul proscenio, complice una pedana coperta da un tappeto. Annuncia La canzone dell’Amore Perduto, mentre la band attacca un altro pezzo. Una risata, e si procede come da programma. Prospettiva Nevskij e brani nuovi e storici, ma è quando suonano i primi accordi de La stagione dell’amore che il pubblico coglie l’arrivo della seconda parte verso la conclusione. La cura travolge la platea e tutto il pubblico canta. Il maestro presenta la band: Domenico Turi,  Angelo Privitera alle tastiere e programmazione, Davide Ferrario, e Giordano Colombo e  Turi “lo svedese“. Arrivano E ti vengo a cercare, e Bandiera bianca, e Up Patriots to Arms, ed il pubblico di solito compostissimo dell’Auditorium lascia le poltrone della Cavea ed accorre  tutto intorno al palco ad acclamare. Battiato distribuisce strette di mano ed inizia L’Era del cinghiale bianco, e Voglio vederti danzare tra applausi scroscianti.

Due minuti in riunione di band, perché il maestro, dichiara, non vuole uscire e rientrare, così regala, sull’orlo della mezzanotte, il suo canto “vivere non è difficile con un po’ di allegria e stupidità” da L’animale. Il cantautore siciliano, che pratica meditazione da sempre e vive per liberarsi dalle passioni, stasera ha svegliato emozioni fortissime in due ore di spettacolo pieno di riflessioni, ma sceglie di chiudere proprio con questo canto. Paradosso? L’applauso interminabile dice no e si nello stesso tempo.

Ringraziamo Fondazione Musica per Roma della gentile accoglienza.

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