Le foto del concerto di Motta sono solo l’ultimo tassello della serata. Sarebbe riduttivo non accompagnarle con delle parole per tutto quello che è successo lo scorso 7 dicembre. Arrivo al Monk presto, avevo voglia di raccontare questa serata in maniera diversa, ma per farlo mi serviva anche la complicità proprio di Francesco Motta. Ci conosciamo da più di un anno, l’ho fotografato in diverse occasioni e credo che anche per questo mi abbia concesso alcuni minuti del suo tempo prima del sound check.

Francesco MottaIl disco di Motta mi è piaciuto da subito, forse perché mi sono ritrovato anche io alla fine dei miei vent’anni con tanti dubbi, paure e con la sensazione di essere in ritardo come, canta Francesco.

Tra un caffè ed una chiacchiera su come sta andando il tour, riesco a portare Francesco fuori dal camerino, nonostante il freddo, per un paio di scatti. Nelle foto che vedrete di seguito, secondo me c’è tutto Motta. Il ragazzo sorridente, energico che trasmette carica sul palco e l’artista quasi schivo, con un’aria malinconica. La caratteristica che poi si legge nelle sue canzoni.

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Dopo gli scatti si ritorna in sala per mettere a punto il palco. Questo personalmente è il momento che amo di più dei concerti. Vedere a lavoro tutti per uno stesso fine. Prepararsi al meglio per rendere onore al pubblico. Si creano tante situazioni che potrebbero essere l’inizio di altrettante storie.

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Il tempo passa, ci si avvicina sempre di più al concerto. Il Monk, come ci si aspettava, è stracolmo. La maggior parte dei ragazzi è proprio della generazione della Fine dei vent’anni. Chi ha già visto un concerto di Motta forse sa già cosa aspettarsi. Ma stasera nessuno si aspettava che stava per succedere qualcosa che la avrebbe resa speciale.

Si inizia e dopo il primo pezzo ci sono, per fortunapurtroppo degli inconvenienti tecnici che costringono la band a ritardare l’inizo dello spettacolo. Francesco, nonostante tutto e anche se visibilmente contrariato, ha mantenuto un sangue freddo da invidia. Questo inconveniente a mio modo di vedere è stata una fortuna. Per Motta, per la band e per il pubblico. Questa attesa ha creato una empatia che non si vedeva da tanto, eppure di concerti ne ho visti un po’.

Al rientro sul palco Francesco non si risparmia e lo dimostra uno stage diving durato tutto il tempo del primo brano. Il resto del concerto è raccontato nelle altre foto, e nei visi delle persone che erano li. I nostri vent’anni sono finiti, ma finché Francesco Motta ce lo canterà non ne sentiremo la mancanza.

Roma Stasera l’hai presa tu dal collo caro Francesco.

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