Il DOC è un festival che abbraccia varie forme di arte e cultura e, la sera seguente la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi su Caravaggio, sa regalare la musica e la poesia di Francesco de Gregori. È stato infatti il fascino del “Principe” a scaldare il pubblico che (indifferente alla serata, seppure bella, per nulla estiva) ha gremito la bellissima Piazza Grande (che non è quella Lucio Dalla ma, per capirci, quella di Don Matteo) con un concerto pieno di atmosfera e carisma. Per la serata umbra il cantautore romano ha rivoluzionato la scaletta rispetto a quella “solita” del Amore e Furto tour, aprendo con Pezzi di vetro, per continuare con successi storici tra cui Alice, La Storia siamo noi e La leva calcistica della classe ’68 (anche se, in molti casi, con arrangiamenti distanti da quelli delle versioni originali), rimandando l’esecuzione dei pezzi “rubati” in un momento più centrale del concerto. Pezzi che, del resto, si fondono con naturalezza col repertorio di De Gregori, che “indossa” Dylan come una seconda pelle, al punto che è facile dimenticarsi di chi sia l’autore della musica con la quale il Principe (ottimamente supportato da ben nove compagni di palco) accarezza le orecchie, ed i cuori, del pubblico.

Comments

comments