“Shadows – Le memorie perdute di Chet Baker”, è stato il titolo dello spettacolo che Fabrizio Bosso ha realizzato lo scorso 31 ottobre all‘Auditorium Parco della Musica. Una carrellata di successi di uno dei più grandi jazzisti di sempre, intervallati dai racconti recuperati nel memoriale scoperto nel 1998,dieci anni dopo la sua morte, divenuto poi un libro dal titolo “Come Se Avessi Le Ali” letti dall’attore Massimo Popolizio. Chet Baker è considerato il progenitore del cool jazz, un profondo innovatore di questo genere musicali. Noto come il “James Dean” dei musicisti, Chet Baker si può considerare anche il primo “anti-divo” per eccellenza; uno dei primi artisti “maledetti”, totalmente dipendente da alcol e droghe di ogni genere, più volte arrestato e rilasciato dalle polizie di mezzo mondo; tante donne amate, mai una vera e propria famiglia. Era anche questo Chet Baker, ma era più di ogni altra cosa “il” jazz. Fabrizio Bosso ha dichiarato alla stampa prima del concerto che Chet Baker gli ha insegnato a “suonare con il cuore“; per Bosso era molto di più che un musicista jazz era un “poeta” uno dei ” più grandi artisti di tutti i tempi“. Questo omaggio, che il trombettista italiano più famoso al momento ha voluto fare a questa leggenda della musica, era per lui doveroso. Ed è stato accolto molto bene dal pubblico romano. In una sera particolare dove tra le varie feste di Halloween, ed una Roma che poco distante dall’Auditorium giocava per raggiungere il traguardo storico delle decima vittoria consecutiva in Campionato,  ci si poteva aspettare un pubblico meno folto. Ma la potenza della musica supera tutto questo.

Saper vivere di suggestioni, anche semplici, ma assolute. Sono stati sufficienti un pianoforte, una tromba ed un narratore, affinché in circa un’ora e tre quarti di spettacolo, le emozioni catturassero gli spettatore, conducendoli con la narrazione e con la musica, attraverso la vicenda umana di Baker oltre che artistica. Sono le 21.10 circa quando le luci della Sala Sinopoli dell’Auditorium si spengono. Dal buio della sala ecco comparire sotto la luce di un riflettore Julian Oliver Mazzariello,  pianista italo-inglese che accompagna Bosso in questa esperienza. Prima che le luci si accendessero su Mazzariello e quest’ultimo incominciasse a suonare, la voce fuori campo di Massimo Popolizio recita “A volte mi capita di sognare ad occhi aperti e di rivedere le immagini del passato.”

E’ l’inizio della lunga storia fatta di musica ed eccessi. Fabrizio Bosso riesce a trasmettere al pubblico la stessa passione e la stessa capacità di improvvisazione, che Baker riusciva a trasmettere ai suoi tempi. Una tromba, da un suono limpido e profondo, quasi dotata di una voce propria. Sfrutta all’ estremo il range ristretto dello strumento con l’abile gioco dei pistoni e con la modifica della pressione del flusso dell’aria fatta entrare e l’apertura labiale della tromba. Una piccola concessione agli effetti sonori, con l’eco riprodotto elettronicamente da un’amplificatore, in qualche occasione per rendere il suono quasi più incantato Bosso è considerato uno dei migliori trombettisti del nostro Paese. Cura molto ogni dettaglio del suono e grazie alla sua tecnica riesce a ripetere i miracoli di Chet Baker, sapendo dare alla tromba un suono lirico ed intimista.

Mentre Popolizio, esponeva, dalle pagine di “Come Se Avessi Le Ali“, la vicenda umana, di un uomo devastato dall’uso di stupefacenti, i brani del famoso trombettista venivano riprodotti dalla prodigiosa tromba di Bosso e dal virtuoso Julian Mazzariello, pianista di straordinaria bravura, che ha saputo impressionare il pubblico quasi quanto Bosso. Due artisti formidabili ed eccezionali, superbi, incantevoli, tanto era alta la loro compiutezza tecnica nell’esecuzione dei brani, resa al livello superiore, dall’acustica perfetta del luogo. A chiusura, un pubblico compiaciuto dell’intenso ed elegante spettacolo, richiede i tre protagonisti della serata sul palco. La conclusione viene affidata ad un’improvvisazione di Fabrizio Bosso e di Julian Oliver Mazzariello, pianoforte e tromba ensemble, sulle parole recitate da Massimo Popolizio, che legge “Bomba”, poesia apocalittica, visionaria e frastornante lirica del poeta beat Gregory Corso.

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