Lo scorso 23 Gennaio, siamo stati ospiti di Stazione Birra per il consueto W.M.O. 3.0. La serata si è mossa sulle note dell’alternative rock e del prog. Quattro band: tutte caratterizzate da bravura, grinta e determinazione. Ma solo una si è dimostrata la migliore.

Abbiamo assistito all’esibizione degli Afasia, una prog band già nota al palco di Stazione Birra e al pubblico del W.M.O. essendo stati già i vincitori della passata edizione: “Attraverso il dramma del disagio psicofisico l’intento ambizioso degli Afasia è quello di descrivere il disagio dell’abbandono, dell’emarginazione, lo stesso disagio che vive l’uomo moderno, afflitto e tormentato dall’incapacità di comunicare e relazionarsi”.

Poi i Listen And Be Quiet. Poche parole per loro: ci pensa la musica a parlare per loro. La giuria ha tentennato molto su di loro: infatti si sono guadagnati il secondo posto!

Salgono sul palco anche i giovani Up To Wave. “Ad Agosto 2013 autoproducono il loro primo EP intitolato “Our Fault” che raccoglie alcuni dei nuovi pezzi, ma Gli UTW non si fermano qui infatti sono già al lavoro, hanno scritto diverse nuove canzoni che aspettano solo di essere Registrate”. Davvero inarrestabili!

Ma gli indiscussi vincitori sono stati The Wah Wah. Cosa ha convinto i giudici a decretare loro come i migliori della serata? Beh, scopritelo dalle loro stesse parole!

The Wah Wah. Durante la serata ci avete detto di come questo nome provenga dal suono della chitarra. È davvero così?
Si, è esattamente così. Cercavamo un nome immediato, musicale e d’impatto e niente ci è sembrato più adatto del nome dello storico effetto per il quale ogni chitarrista prima o poi deve passare! La scelta è legata anche a un omaggio alla tradizione, al vintage, il vecchio gusto cui tanto ci piace rifarci nei nostri pezzi. Il wah wah ha segnato un’epoca per cui abbiamo una certa “nostalgia” musicalmente parlando, e volevamo che il nostro nome fosse rappresentativo in questo senso, ma prima di tutto ci siamo lasciati guidare dalla musicalità del nome: ci piace molto come suona!

Come e perché nascono i “The Wah Wah”?
Il gruppo nasce nel 2011 e come molte band si è dedicato per i primi tempi all’esecuzione di cover, per trovare il giusto affiatamento e il giusto groove. Dato il gusto comune a tutti i componenti del gruppo (Lorenzo Petarlin, voce e tastiere; Andrea Carbotti, chitarre; Emanuele Floris, basso e Fabrizio “Batterizio” Coppola, batteria) per il ritmo, ci siamo indirizzati verso gruppi che operano nell’ambito del Funk, stile cui facciamo costantemente riferimento nella nostra produzione originale. Abbiamo suonato tanti Red Hot Chili Peppers, Jamiroquai, James Brown, lavorando parallelamente allo sviluppo di nostre idee, e dopo circa un anno ci siamo affacciati sui palchi romani con bei risultati, fino ad arrivare al nostro primo traguardo, il rilascio di Modern Vintage Ep.

Quali sono i vostri trascorsi musicali?
Siamo un gruppo molto giovane, le nostre età vanno dai 20 ai 24 anni, e questo è il nostro primo vero progetto come produzione di musica originale. Vi abbiamo fatto confluire tutto il nostro passato musicale, molto variegato, e proprio per le tendenze quasi opposte di ognuno e per la grande curiosità nell’ampliare i nostri orizzonti siamo riusciti a dare vita a un progetto molto originale di cui siamo molto soddisfatti.

Come definite il vostro genere?
Questa è una domanda che ci ha sempre messo in difficoltà, soprattutto perché essere etichettati in un unico genere è quello che abbiamo sempre cercato di evitare. Ci piace esplorare tutto quello che ci affascini e siamo costantemente alla ricerca del nostro sound, in continua evoluzione. Crediamo sia proprio questa la prima caratteristica che salta all’orecchio ascoltando Modern Vintage, in cui vengono trattati e mescolati generi diversi, fra i quali cerchiamo di trovare la giusta armonia, ed è forse questo il tratto più distintivo del nostro sound. Si potrebbe dire che siamo Alternative/rock con forti sfumature funky, ma ci rendiamo conto che è dire tutto e niente…

“Cercate l’innovazione musicale per reinterpretare il vintage in chiave moderna”. Soprattutto negli ultimi anni c’è un costante ritorno al gusto vintage: secondo voi perché?
Prima di affrontare il nuovo bisogna necessariamente confrontarsi con il passato, e per noi è stato quasi istintivo, considerati i gusti personali di ognuno di noi, che nel passato trovano le loro radici. Non si possono non fare i conti con artisti come Pink Floyd, Beatles, Rage Against The Machine, James Brown e U2: pietre miliari della musica che quasi trascendono dalla dimensione temporale e da ogni genere musicale. Non si può non tenere conto di quel 1967, anno d’uscita di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, di quel 1979, anno di The Dark Side Of the Moon, o del 1992, l’anno dello storico debutto dei Rage Against The Machine con l’omonimo album. Abbiamo voluto manifestare tutta la nostra nostalgia per quell’età dell’oro, su cui si fonda il nostro modo di percepire e sentire la musica, e crediamo che niente sia più giusto che rifarsi a modelli immortali. Ci sarebbe molto di meglio in circolazione se il “nuovo” non fosse unicamente copia di se stesso, e se si capisse che non possono esserci nuovi orizzonti senza un saldo passato. Quando il “vecchio” resta così attuale e geniale dopo anni finisce per andare oltre il concetto di tempo, oltre il concetto di vecchio stesso, e diventa Vintage. Crediamo che questo concetto rappresenti un modo di sentire, un immaginario fatto ancora di vinili e cd, del piacere di scoprire la musica, una musica più pura e non soggetta unicamente a leggi di mercato, che faccia della ricerca e dell’ampliamento di frontiere la sua parola d’ordine. Il Vintage è quello che di meglio possa offrire il moderno, è questa la causa di tale gusto dilagante, e soprattutto il concetto che abbiamo voluto esprimere col nostro Ep.

A chi potrebbe piacere la vostra musica?
Crediamo che la nostra musica possa puntare a un pubblico vasto e variegato, proprio per il suo essere di così ampio respiro. Abbiamo cercato di rendere un’esperienza musicale di per sé ricercata alla portata di qualsiasi orecchio, vogliamo che chiunque possa apprezzare per motivi diversi le nostre idee e finora siamo riusciti nell’intento. Orecchiabilità nella ricercatezza, è questo che cerchiamo.

Chi si occupa degli arrangiamenti e chi dei testi?
Il nostro punto di forza è proprio che non ci sia una vera guida in fase di arrangiamento e scrittura, tutti contribuiscono in modo determinante allo sviluppo del pezzo. La base del nostro modo di comporre è infatti l’improvvisazione: suoniamo e suoniamo, e prima o poi viene fuori il riff giusto da cui prende piede tutto il resto. La stesura dei testi spetta più che altro a cantante e chitarrista e viene quasi sempre dopo la linea vocale, mentre alla sezione ritmica spetta il compito di trovare armonia fra le varie parti del pezzo che, attingendo da fonti musicali variegate, possono andare incontro a problemi d’unità. Tutto è all’insegna della più completa collaborazione e parità, che ci rendono indispensabili l’uno per l’altro.

Quale brano potrebbe essere quello rappresentativo del gruppo?
Delle tracce presenti nell’Ep forse la più rappresentativa è My War, canzone che tratta di un “eroico” disertore. Sta infatti a metà fra i primi passi che abbiamo mosso nel mondo della produzione originale e i nostri ultimi lavori, i quali crediamo siano veramente rappresentativi dello stile che stiamo cercando e verso cui stiamo gradualmente arrivando. La traccia racchiude l’essenza musicale di ognuno di noi, pensiamo sia il lavoro migliore dell’Ep e siamo contenti che il riscontro col pubblico abbia coinciso con la nostra opinione.

Il vostro cantante/gruppo preferito?
Vista la nostra eterogeneità in fatto di gusti musicali non abbiamo un vero e proprio gruppo preferito. Siamo molto curiosi nell’ambito musicale, e ci piace scoprire ed ascoltare ogni genere di musica ed artista che meriti attenzione. Nel contempo abbiamo un altare su cui posano artisti immortali e a cui facciamo costantemente riferimento: gli immancabili Beatles, U2, Pink Floyd, Muse, RATM e i molti appartenenti a realtà più ricercate come il jazz oppure la musica elettronica, fino ad arrivare alla musica classica…

A chi vorreste somigliare?
Effettivamente il più possibile a noi stessi. Partendo dalle innumerevoli influenze che ci hanno formato stiamo cercando di crearne la sintesi in un sound veramente originale, un sound che porti il marchio The Wah Wah. Siamo quindi alla continua ricerca di uno stile personale, che ci permetta di arrivare alle orecchie del pubblico come qualcosa di interessante e nuovo, ma che non si perda poi in “alternativismi” eccessivi. Paradossalmente il nostro obiettivo è non somigliare a nessuno!

Che influenze hanno agito sul vostro sound?
Ogni componente della band ha un gusto personale: per esempio le chitarre derivano da forti influenze funky (come Red Hot Chili Peppers, Jamiroquai, James Brown) cui si mescola un gusto per il riverbero e un massiccio uso del delay che rimandano ad artisti come The Edge degli U2 e David Gilmour dei Pink Floyd. Di stesso gusto è la batteria, affiancata però nella sezione ritmica da un basso più aggressivo, con uso frequente di distorsioni ispirato principalmente a Rage Against The Machine e Muse. Voce e tastiere partono da un gusto più classico, affiancato da influenze Pop/jazz che rimandano ad artisti come Michael Bublè e coronato infine dagli onnipresenti Beatles, punto di riferimento principale . Il filo conduttore del sound è la pulsazione funky e il ritmo movimentato, che rendono le canzoni coinvolgenti e ballabili, e nel contempo ricercate dal punto di vista armonico.

A cosa state lavorando ora?
Abbiamo da poco presentato il nostro Modern Vintage Ep in cui raccogliamo una piccola parte del nostro repertorio, che rappresenta la fase più “primordiale” della nostra storia. Crediamo che il sostanzioso materiale inedito che attualmente proponiamo live esprima in maniera più definita la forma musicale che stiamo gradualmente raggiungendo. I brani su cui stiamo lavorando attualmente sono più ricercati dei primi ma non hanno perso il loro impatto sonoro, la cosiddetta “pizza in faccia” che tanto cerchiamo in sala prove.

Avete vinto una delle serate del WMO organizzato da Stazione Birra. Cosa ci raccontate di quella serata?
Suonare a Stazione Birra è sempre un enorme piacere, la location è fantastica ed emozionante. Quel palco ci ha visto suonare in altre occasioni ed è sempre un grande onore poterci salire per far ascoltare la nostra musica. Nei contest la tensione è sempre molta, non si sa mai quali gruppi e di quale livello puoi trovarti davanti, ma questo è un incentivo per concentrarsi e dare il meglio! Una cosa che ci è rimasta impressa? Come al solito l’emozione delle persone che ci seguono, vedere i sorrisi dei fans, vederli cantare e saltare sotto il palco è ogni volta una enorme soddisfazione!

Impressioni sugli altri gruppi in gara?
La serata era di buon livello, ogni gruppo a suo modo aveva delle ottime carte da giocare per vincere il contest. Ognuno infatti aveva un suo sound, diverso dagli altri, che rendeva l’esito della serata imprevedibile e molto difficile la valutazione da parte dei giudici. Molto bravi i secondi classificati Listen And Be Quiet ed il loro cantante, divertente e molto a suo agio sul palco.

Quali sono i vostri prossimi e futuri progetti?
Siamo molto entusiasti e ci sentiamo in continua crescita e fiduciosi in lavori futuri come un album completo oppure la realizzazione di un videoclip. Per la cura che dedichiamo alle nostre tracce amiamo lavorare con calma ad ogni idea, senza fretta, di modo di avere possibilità di crescere gradualmente insieme. Per ora siamo impegnati nella promozione del nostro “Modern Vintage Ep”, ma costantemente proiettati verso nuovi lavori e orizzonti. L’8 marzo inoltre presenteremo il nostro Ep al Fritzclub di Berlino, e sarà per noi un’emozione pazzesca suonare in un contesto cosi diverso da quello italiano, sperando di ricevere consensi anche da un pubblico attento come quello tedesco. E poi, ecco, una autentica birra tedesca (una sola?) dopo un concerto live a Berlino è un sogno che abbiamo nel cassetto da tanti anni!

E a noi di 100Decibel non resta che fare un enorme in bocca al lupo ai The Wah Wah, ma anche ai tutti i ragazzi che hanno partecipato al W.M.O., perchè la musica non smetta mai di segnare le loro strade.

Per saperne di più sulle band:

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