Si parla di rock ma anche di quel mood un po’ Beatles e un po’ surfing. Si parla di scenari colorati a pastello ma anche di lunghi tratti scuri di china intrisi di alcool. E poi si sguazza tra le strade di Miami Beach o si consuma la notte in un fumoso quartiere di periferia. Ed è tutto questo e tanto altro ancora il bellissimo lavoro di Johnny Casini che vede la regista produzione artistica di Phil Manzanera. E con Gus Robertson (Razorlight), Javier Weyler (Stereophonics), Michael Boddy (Bryan Ferry & Roxy Music), Paddy Milner (Todd Sharpville) e Yaron Stavi (Richard Galliano, Robert Wyatt, David Gilmour). Si intitola “Port Louis” ed è un Ep che da il benvenuto alla sua musica ma soprattutto al tanto atteso disco d’esordio – per quanto dal suo punto di vista l’esordio è un concetto relativo. Bellissimo rock di frontiera, bellissimo pop di main stream internazionale, bellissima semplicità leggera che c’è in questo quadro un po’ retrò e un po’ futuristico. In rete il video ufficiale del singolo “Dark Sunglasses” non poteva che attingere da quell’immaginario incastrato in eterno nella vita di lusso sulle strade di Los Angeles magari a bordo di una bella decappottabile e una bionda niente male. Sono cliché che il nostro veste a pieno (come l’inizio del video che mostra il vinile che parte… i tempi d’oro di Happy Days anche se quello era un Jukebox) ma nel caso dell’emiliano Casini – e qui paga un debito di riconoscenza – la produzione non rende banale e scontato tutto questo ma lascia venir fuori tanta personalità e unicità che sinceramente non ci si aspettava viste le premesse. Insomma un disco che va sottolineato…

Noi qui divoriamo rock ogni giorno. Ed è dal rock che vorrei partire. Quanto rock hai dovuto ingoiare prima di arrivare a scrivere “Port Louis”?
Essere Artista significa esprimere la propria personalità, libertà, battaglia sociale, essenza tutto attraverso mezzi di tipo figurativo o performativo. L’artista deve possedere un valore Estetico. Attraverso i propri sensi, l’artista deve trascendere la realtà e trasformarla in opera d’arte. Il prodotto di tutta questa “magia” segue strutture derivanti dall’esperienza e nel caso della musica dall’ascolto e lo studio di tutti gli artisti che hanno preceduto. Ballando tra il vecchio e il nuovo ho ingoiato tonnellate di Rock per arrivare a “Port Louis”.

E quale musica in particolare hai fermato e “seguito” per lasciarti ispirare a dovere?
Tutto è iniziato verso i 6/7 anni in cui i miei genitori mi hanno indirizzato allo studio di uno strumento musicale. Considerando l’età e il dubbio di poter trasmutare il tempo musicale in altro ho iniziato con lo studio della chitarra classica. La vena Rock era già dentro di me perché dopo poco utilizzavo la chitarra classica come una elettrica e non nel modo “classico”. Vista la passione che stava bollendo dentro di me a 12/13 anni sono passato allo studio della chitarra elettrica. Da quel momento il mondo del Rock è potuto entrare in modo più decisivo nei miei ascolti. Ho iniziato ad approfondire meglio i grandi classici: Beatles, Who, Black Sabbath, Rolling Stones, Johnny Cash, Elvis, Chuck Berry poi Queen, Pink Floyd, Led Zeppelin, etc etc… In quel periodo non esistevano ancora le piattaforme digitali per la musica come le conosciamo ora, e odiando il download illegale, andavo quasi tutti i giorni in biblioteca per prendere in prestito due o tre album che “mangiavo” appena tornato a casa. Nell estate del 2005 durante la mia solita ricerca musicale ho scoperto “Definitely Maybe – Oasis”. E’ stata una folgorazione! Da quel momento la musica degli Oasis è entrata in me a gamba tesa. Ho così approfondito il Brit-pop degli anni 90 come i Blur, Verve, Suede e me ne sono innamorato. In quegli anni anche il grunge dei Nirvana, Pearl Jam, Audioslave etc…hanno influenzato i miei ascolti. A 16 anni nella continua ricerca di una mia identità musicale ho scoperto il nuovo album degli “Arctic Monkeys – “Favourite Worst Nightmar”. Questo mi ha aperto le porte all’Indie-Rock degli anni 2000. Come: Kasabian, Kooks, Razorlight, Sterephonics, Paolo Nutini, The Fratellis, Bloc Party, Kaise Chiefs, Strokes, Kings of Leon, Arcade Fire, the Killers etc.
Ho ascoltato e ascolto tanta musica e non solo puro Rock.
La ricerca di nuove influenze continua…!

Inutile citare i Beatles perché penso che i Beatles siano ovunque. Ma se ti citassi invece George Micheal?
Tutte le mie canzoni in generale sono nate da una semplice chitarra acustica e dalla mia voce. Trascrivevo tutte le mie sensazioni e stati d’animo in musica e parole con l’obiettivo di ottenere in certi casi una medicina che potesse aiutarmi a livello morale e psicologico in altri per esaltare una mia positività. Per ogni canzone ricordo perfettamente quando, dove e perché sono nate. Successivamente è iniziata una ricerca dettagliata e più approfondita del suono e degli arrangiamenti cercando di comunicare al meglio l’emozioni espresse nei brani. Questa ricerca è stata effettuata con la supervisione artistica del grande Phil Manzanera con la stretta collaborazione di musicisti di altissimo livello (Gus Robertson (Razorlight), Javier Weyler (Stereophonics), Michael Boddy (Bryan Ferry & Roxy Music), Paddy Milner (Todd Sharpville, Tom Jones) e Yaron Stavi (Richard Galliano, Robert Wyatt, David Gilmour)).
Il mio obiettivo inoltre è quello di lasciare la libetà all’ascoltatore di vivere le mie canzoni di sentirne i propri suoni, le proprie storie, le proprie emozioni. Quindi non ho mai cercato di emulare qualcuno ma mi sono lasciato trasportare da tutte le influenze che si sono incastonate nel mio cuore.

L’immaginario di un’America alla Beverly Hills, lusso, belle donne, lo scenario del grane R’n’B ma con un taglio più folk e meno patinato. Ci sei finito dentro o ci volevi vivere da sempre? Ovviamente sto scrivendo avendo davanti le immagini del video…
Quando ho scritto “Dark Sunglasses” ho pensato ad un brano che con metafore rappresentasse le difficoltà che i ragazzi hanno nelle loro scelte difronte ai propri cambiamenti di vita. In particolare in questo brano ho evidenziato i “Dark Sunglasses”. Infatti per me rappresentano un filtro da mettere sugli occhi ogni volta che non vogliamo vedere la verità che ci circonda. Le scelte di vita sono personali e gli altri che ti osservano da fuori spesso pensano e giudicano senza conoscere. Il video vuol comunicare questa stabilità materiale apparente evidenziando i forti contrasti interiori. Il senso di quello che personalmente ho voluto comunicare è l’esorcizzarli. L’obiettivo è anche quello di lasciare la libertà di interpretazione di questa metafora a chi ascolta la canzone e guarda il video.

Sappiamo che arriverà un disco a breve. Sarà figlio una prosecuzione di   “Port Louis” o una rivoluzione, un’altra, l’ennesima della tua vita?
Il disco in arrivo sarà il continuo dell’esperienza artistica che è avvenuta con “Port Louis”. Sarà sempre in collaborazione dello stesso Team di Phil Manzanera e Claude Ismael. Non vedo l’ora di condividere queste nuove tracce e sono sicuro che ci saranno delle cose molto interessanti per chi mi segue. Oltra alla versione digitale come “Port Louis” ci sarà anche la versione fisica. E’ già in programmazione, nei prossimi giorni, un “Tour Live” in California dell’Ep: “Port Louis” e, parallelamente, la continua promozione “Live Radiofonica”. Altre novità sui “Live” saranno comunicate ufficialmente. Nei miei obiettivi c’è quello di calcare più palchi possibili per trasmettere le mie sensazioni e far conoscere ad un vasto pubblico la mia Arte.

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