Tribe - Auditorium Conciliazione - LazioWave

Ospite dell’elegante sala dell’Auditorium Conciliazione, lo scorso sabato sera 18 Gennaio, sono stata catturata dalle note scandite da un grande maestro di musica jazz, Enrico Rava,  che ha dato ufficialmente inizio alla stagione 2014 di Lazio Wave. Accompagnato sul palco da eccelsi maestri, quali Gianluca Petrella al trombone, Giovanni Guidi al piano, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria, io e gli entusiasti partecipanti al concerto siamo stati sospinti in un viaggio sulle note del progetto Tribe. Il pubblico, con ammirazione ha partecipato benevolo e rapito ad uno spettacolo che ha dato l’ennesima conferma che Rava è il vero Maestro del jazz. Poche parole, giusto per dare una meritata presentazione agli artisti che lo accompagnano sul palco, e poi il posto è stato lasciato alla musica, che ha fatto da padrona per la serata e per la quale non servono altre parole di presentazione: quando a suonare è un maestro così influente ed energico, vitale e coinvolgente, ogni parola risulta superflua. Ritmi vivaci e suoni malanconici si sono alternati in perfetta armonia. A tessere i fili dell’esibizione è stato il maestro Rava, ma ogni musicista, dalle profonde note di Petrella, alla vivacità di Guidi, alla calde corde di Evangelista, alle energiche scansioni di Sferra, si è preso un po’ spazio per farci meglio assaporare la sua maestria in assoli che hanno stupito ed entusiasmato.

Tribe - Auditorium Conciliazione - LazioWaveIl concerto è stato impeccabile in ogni sua sfumatura. Prima dell’inizio della serata, inoltre, ho avuto il piacere di poter rubare un po’ del suo tempo al Maestro Rava, avendo l’opportunità di conoscere un po’ meglio la sua personalità, di sbirciare nel suo passato e di essere coinvolta nel suo presente. Ecco qui l’intervista che ho avuto l’onore di fare al Maestro.

Iniziamo con le domande di routine: come nasce la sua passione per il jazz?
Nasce da bambino, grazie ai dischi di jazz che mio fratello aveva in casa. Più o meno a 8-9 anni. Inoltre mia madre era pianista classica. Quindi c’era molta musica in casa e io mi sono appassionato al jazz.

Se potesse tornare indietro impugnerebbe di nuovo una tromba?
Non lo so cosa farei, non si può tornare indietro. Non mi lamento di come mi è andata, quindi potrei rifare tutto nello stesso modo. È uno strumento molto fisico, però mi piace molto. Forse farei l’oratore o l’astronauta, ma sinceramente non lo so.

Inizialmente il jazz, come il blues o il soul, era quasi un genere di nicchia. Oggi invece sembra gradito anche ad un pubblico non solo d’élite (per così dire). Secondo lei  perché?
Secondo me è esattamente il contrario. Una volta il jazz negli anni ’30 era la musica popolare: quello che oggi è il rock o il pop, era il jazz. Parlo sempre degli anni ’30. Diciamo che poi negli ’40 è diventato un po’ più di nicchia, per via del fatto che è cambiato il tipo di jazz: è diventato meno affine alla richiesta del pubblico e ne ha perso una fetta enorme. Poi ne ha perso ancora di più negli anni ’60, con il free jazz. Negli anni ’70 però ha recuperato parecchio, col fatto che era letto anche in chiave politica. In Italia ha usufruito molto del fatto che, sempre negli anni ’70, i grandi raduni della musica pop non avevano più i permessi dopo gli scontri per l’occupazione con la polizia. Quindi il popolo di sacco-a-pelistici che giravano l’Italia si sono riversati sull’unica cosa  che c’era, e cioè sul jazz e sull’Umbria Jazz, che era neo nata allora. E lì è aumentato di nuovo molto il pubblico. C’è stato proprio un motivo pratico per questo aumento; questo però in Italia. In America il jazz è molto meno popolare oggi di quanto non lo fosse negli anni ’30.Tribe - Auditorium Conciliazione - LazioWave

Lei viaggia con la sua musica anche all’estero: com’è l’approccio della gente alla sua musica oltralpe e oltreoceano?
Beh, è uguale. Gli appassionati di musica, e del jazz in particolare, se gli piace una cosa, gli piace alla stessa maniera sia in Italia che altrove. Svizzeri, italiani, coreani, tedeschi, sono persone che amano la stessa cosa. Cambiano invece le città. Ci sono delle città più snob, ad esempio Amsterdam. Amsterdam è una città che crede di aver visto tutto; stessa cosa New York o Parigi. Però più o meno l’approccio è uguale.

Oggi internet con i vari social network si è imposto prepotentemente nelle nostre vite, contaminando (nel bene e nel male) anche la musica. Qual è il suo rapporto con questi nuovi mezzi di comunicazione?
Le dico subito che io non ho un profilo facebook. Ho una pagina, ma che non gestisco io. La tecnologia mi è estranea.. proprio per un fatto naturale, non sono portato! Ovviamente ho internet, perché mi serve per le mail, i biglietti aerei, per lavoro. Ogni tanto vado su youtube per guardare qualcosa. Però diciamo che uso pochissimo il computer, se non per cose che mi sono necessarie: non ho facebook, non twitto, non so nemmeno come si fa. Non ho nemmeno la televisione da almeno vent’anni. I miei rapporti con tutto il mondo sono diversi: vedo la gente, leggo i giornali, leggo dei libri. Non mi piace leggere i libri sul tablet, infatti non ce l’ho. Mi dispiace moltissimo che con internet, la pirateria, poco per volta sparisce il disco. Il disco ormai ha i giorni contati, e questo mi dispiace moltissimo perché a me piace il disco, l’oggetto, mi piace possederlo, mi piace tenerlo in mano. Non mi piace per così dire la musica liquida: io non ho un i-pod perché non mi piace avere 40.000 pezzi in un affarino piccolo pochi cm. Quando io viaggio in macchina e voglio sentir della musica, mi porto quei 3-4 cd che ho voglia di sentire e ascolto quelli. Già così è complicato, perché io ho veramente molti dischi.

Tribe - Auditorium Conciliazione - LazioWaveQuindi ogni volta è difficile scegliere?
È difficile scegliere cosa ho voglia di ascoltare. Invece quando ero ragazzino se ne avevano molti di meno e non c’erano ancora gli LP. Si avevano 50-60 dischi: ogni faccia di questi dischi 78 era  di 3 min e mezzo, quindi pochissima musica, e si ascoltava molto di più perché un disco uno se lo sentiva un miliardo di volte finché non ti entrava in tutti i dettagli, non lo conosceva bene. Non sto facendo il nostalgico: le cose vanno avanti e va bene che sia così. Capisco che i ragazzini vivano le cose in questa maniera, io però non ne sono attratto in modo particolare, non lo respingo ma m’interessa molto poco.

È vero che comunque oggi c’è un bombardamento mediatico da tutti i lati e non credo che sia un beneficio per la musica..
Non lo credo nemmeno io, però non è detto, chi lo sa… ad esempio io trovo insopportabile che anche in albergo la mattina scendo a fare colazione e c’è della musica; entro in un bar e tunz tunz tunz; dovunque uno metta piede c’è questo sottofondo. Sembra che non si riesca a star zitti, a star tranquilli un attimo.

Parliamo adesso del motivo per cui stasera saremo all’Auditorium Conciliazione. Tribe rappresenta quasi un riciclo di generazioni, pur abbracciando sempre e comunque dei veri professionisti. È un modo per rinnovarsi?
In realtà scelgo i musicisti per come suonano e per quello che suonano. Scelgo quelli che hanno una visione della musica simile alla mia e che poi suonano bene. Quindi possono avere 20 anni come 40, non ne faccio una questione di età per carità. Si da il caso che è più facile che io trovi dei musicisti giovani che amano fare quello che faccio io, e non i miei coetanei, che in generale sono un po’ cristallizzati su quello che facevano a 30 anni, nel massimo della loro efficienza. Quindi molto spesso con i miei coetanei mi diverto meno. Ma non è l’età la discriminate, assolutamente no.

Per chi è pensato Tribe?
È rivolto a tutti quelli a cui possa piacere: è rivolto agli amanti del genere, a quelli cui sono disposti ad ascoltarlo con piacere.

E invece perché a Lei piace?Tribe - Auditorium Conciliazione - LazioWave
Beh, più che un progetto questo è un gruppo di musicisti che esiste da un po’. Mi piace innanzitutto perché sono dei musicisti eccezionalmente bravi, coi quali m’intendo musicalmente alla perfezione e anche non musicalmente; sto volentieri con loro anche prima o dopo aver suonato; loro, a loro volta, si divertono a suonare con me. quindi mi piace perché ci divertiamo. Mi piace per questo, perché ci divertiamo. La risposta esatta è questa: mi piace perché ci divertiamo un sacco!

Penso che questa sia la cosa più importante…
Assolutamente, perché se ci divertiamo noi è facile che si diverte anche chi ci ascolta: non è detto, non è obbligatorio ma è più facile e più probabile.

E infatti il concerto è stato così: entusiasmante, sentito, vero…e divertente! Quel tipo di sensazione che ti entra sottopelle e che ti accompagna per diversi giorni con il suo naturale stato d’euforia.

Per conoscere meglio il Maestro Rava e il suo progetto Tribe, per informazioni sull’Auditorium e per tenervi aggiornati sulle iniziative di LazioWave, vi invitiamo a consultare le seguenti pagine web:
https://www.facebook.com/pages/Laziowave-Festival/490660507661345?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/pages/Enrico-Rava/30640634652?fref=ts
https://www.facebook.com/pages/Auditorium-Conciliazione/105544129526321

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