In occasione del Festival Suona Francese 2014, l’appuntamento “green” organizzato dall‘Ambasciata di Francia e dall’Institut français Italia, in partnership con Edison, 100 Decibel incontra la giovane cantante francese Emilie Simon che, molto gentilmente, ci concede un’intervista e alcuni scatti, nella splendida cornice del giardino di Palazzo Farnese, a pochi passi da Campo de’ Fiori.

Nell’arco della tua carriera musicale, hai sempre composto i tuoi pezzi, mostrande grande sensibilità ed interesse nei confronti di nuove mescolanze sonore, spaziando dal rock al pop, dall’elettronica al folk. Da cosa nasce l’ispirazione per la tua musica?

Le mie canzoni sono sempre legate alle mie esperienze di vita, raccontano qualcosa che ho visto, che ho sentito, che mi ha colpito ed emozionato, ad esempio, l’album Végétal nasce dal mio amore per la natura, così ricca di suoni, spesso impercettibili e delicati, come il fruscìo delle foglie, il vento, l’acqua che scorre e riprodurli attraverso uno strumento musicale, elettronico o acustico che sia, ha un suo fascino. Il mio terzo album, The Big Machine è stato scritto, invece, fra New York, una città incredibile, ricca di contaminazioni e stimoli, e Montreal, molto diversa dalla Grande Mela. Entrambe mi hanno colpita ed è venuto fuori un album interamente in lingua inglese. Ogni cosa che colpisce la mia attenzione e mi lascia ricordi ed emozioni diventa fonte di ispirazione musicale.

 

Com’è nata la collaborazione con Luc Jaquet, regista del film “La marcia dei pinguini”, per il quale hai realizzato l’intera colonna sonora?

 Era appena uscito il mio primo album quando fui contattata da Luc Jaquet e inizialmente trovai carina l’idea di scrivere la colonna sonora per un film, non l’avevo mai fatto. Si trattava di un piccolo progetto musicale, ma lo trovai subito stimolante. Una volta uscito il film, “La marcia dei Pinguini”, fu subito un grande successo, sia a livello di critica che di incassi, nessuno di noi si aspettava un boom simile. Una grande gioia per tutti noi, soprattutto perché inaspettata!

I tuoi brani sono cantati in lingua francese, ma spesso anche in inglese. Quale delle due lingue preferisci per comporre e cantare le tue canzoni? Vengono concepite, originariamente, in francese e poi le traduci o nascono direttamente in inglese?

Mi piace comporre e cantare in entrambe le lingue, probabilmente la lingua inglesee dà una maggiore accessibilità ad un pubblico più vasto, ma generalmente, ogni canzone nasce in una lingua specifica, che sia inglese o francese, anche a seconda della melodia, delle emozioni che contiene, di quel che vuole comunicare.

Pensi che un live acustico possa dare maggiore intensità ed intimità alla tua musica, creando dunque un’atmosfera diversa, rispetto al sound elettronico, che ha spesso una grande predominanza nei tuoi pezzi?

Assolutamente sì. Ogni canzone, al di là delle parole e della melodia che sono state composte in origine, nel momento in cui viene suonata e cantata, acquista una intensità a seconda degli strumenti utilizzati o del ritmo che le si dà. Se una canzone nasce con un sound elettronico, ma poi viene suonata “unplugged” e più lentamente, crea una differente atmosfera, suscita emozioni diverse. Interessante notare come ogni volta che suono una canzone in maniera diversa dalla sua versione originale sembri addirittura un pezzo totalmente nuovo.

Emilie Simon è una delle nuove, grandi scoperte nel panorama musicale francese, ha all’attivo ben sei album, fra cui l’ultimo, Mue, uscito lo scorso marzo.

Emilie ci saluta con un sorriso delizioso. Ringraziamo lei, l’Ambasciata di Francia e l’Institut français Italia per la cortese ospitalità.

 

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