Nuovo album per i cremonesi DISKANTO che tornano in scena con un disco poliedrico di un gustoso pop-rock d’autore dai contorni ruvidi, dalle evoluzioni poco prevedibili e dalle misure alternate e alternative. E per comprendere tutto questo basti misurarsi con l’omaggio al grande Gianmaria Testa che i nostri hanno realizzato con una versione “alternata e alternativa” di “Povero tempo nostro”. Una lunga chiacchierata per fare un viaggio in questo disco sociale dal titolo “Temerari sulle macchine volanti”.

Le canzoni del vostro album spiccano per un equilibrio tra prosa e poesia, il tutto condito dall’energia che il rock sa donare. Quali di queste canzoni sono tra le più identificative delle sensibilità e delle estrosità dei Diskanto?
Intanto ciao a tutti i lettori di 100 Decibel e grazie per l’ospitalità. Gli steccati tra i generi musicali sono per fortuna da tempo saltati e i Diskanto camminano da anni su un sentiero che confina da un lato con il combat rock più sanguigno e dall’altro con la canzone d’autore, ma in fase compositiva non ci censuriamo mai, avventurandoci anche in territori stilistici diversi, come quelli della wave (da dove proveniamo), dell’hard rock, del prog, del grunge e del blues.

Essenzialmente cerchiamo di fare buona musica, tenendoci il più possibile distanti da tutto ciò che il mainstream e le mode del momento sembrano spingere. Per noi, che da sempre cantiamo in italiano, i testi poi sono importanti quanto la musica e proviamo testardamente a fare in modo che non risultino mai banali. La band ha recentemente ri-orientato in parte la propria identità artistica, a seguito dell’ingresso alla batteria di Fausto nell’autunno del 2016, abbandonando un po’ certi stilemi che la connotavano dagli anni ’80, per rendere il proprio suono più contemporaneo, asciutto e tagliente. La seconda chitarra elettrica ha lasciato spazio ad una acustica, gli assoli sono spariti, le tessiture melodiche si sono fatte più articolate e le linee vocali più serrate.
I brani che rappresentano meglio oggi questa evoluzione, della quale siamo molto soddisfatti, sono “Il lanciatore di coltelli”, “Vecchie abitudini”, “Odio gli indifferenti” e “Ci credi ancora?”.

Tra le canzoni di questo disco ci sono collaborazioni molto particolari e che sembrano dare qualcosa in più a pezzi di per sé già molto interessanti. Quando è nata l’esigenza dare quel qualcosa in più che solo una featuring può, in molti casi, donare ad una canzone?
Non si tratta di una novità per i Diskanto, che da sempre intendono il fare musica e la vita stessa come un laboratorio aperto all’incontro, alla contaminazione e al crossover. Tutti i nostri album sono ricchi di ospiti. Si tratta sempre di amici musicisti di vecchia data, che in 35 anni di vita abbiamo incrociato lungo il nostro cammino ed a cui poi abbiamo proposto di lasciare traccia all’interno delle nostre canzoni. Piero Pelù, Omar Pedrini, Mauro Sabbione, Cesare Mac Petricich, Rodney Prada, Giovanni Guerretti, Mc Febbo ed altri ancora, hanno suonato e cantato nei nostri precedenti album.

Nella gran parte dei casi questi artisti hanno scritto parti originali, destinate ad arricchire con la loro creatività i brani che proponevamo loro, ma soprattutto – quel che più ci interessa – a lasciare traccia dell’affetto e dall’amicizia che ci lega a loro.

Avevate già in mente di essere affiancati da Melissa Fontana, Omar Pedrini, Franco D’Aniello e Roberto Cipelli?
Nulla di pensato a tavolino. Tutte le canzoni sono nate per essere suonate e cantate da noi quattro. All’Elfo Studio, mentre stavamo registrando e mixando, abbiamo cominciato a dirci “In questo punto starebbe bene un flauto: chiediamolo a Franchino. Qui sarebbe figo avere una voce femminile: sentiamo Meli se ha voglia di cantarla. Questa parte di voce sembra tagliata per un duetto con Omar: chiamiamolo…”

La partecipazione di Roberto Cipelli invece ha una genesi più complessa, seppure anch’essa nata in Studio, ed è figlia del desiderio di provare ad iniettare nel brano un po’ dello spirito di Gianmaria Testa, che Cip ha accompagnato al pianoforte per tanti anni. Ne è nata una magia che solo uno straordinario jazzista come Roberto poteva creare e regalarci.

Il titolo dell’album, “Temerari sulle macchine volanti”, ha quel non so che di romantico e nostalgico. Idea sbagliata?
Si tratta sostanzialmente di un titolo evocativo ed autoironico. Cita in primo luogo un film del 1965, “Quei temerari sulle macchine volanti”, con Alberto Sordi e Stuart Whitman, che narra le gesta di impavidi aviatori che a inizio ‘900 inseguivano il sogno di Icaro lanciandosi in volo su sgangherati apparecchi autocostruiti, e cita anche l’omonimo libro dello psicoterapeuta Luigi Cancrini che – a metà degli anni ’80 – ha invece per primo affrontato il recupero di una generazione di ragazzi distrutti dall’eroina, cercando anche di accoglierne il disagio e comprendere le cause di questa furia autodistruttiva.

Ci piacciono i sognatori e ci piace stare dalla parte dei più fragili, provando con le nostre canzoni a comprenderne e raccontarne le fatiche. A riscattarne la dignità. Oggi non è temerario chi mostra i muscoli, ma piuttosto chi prova a immaginare il cambiamento, come le ragazze e i ragazzi del movimento Fridays For Future, partendo dal valore del rispetto (per la natura e per l’essere umano), o chi difende i diritti delle minoranze e degli ultimi della terra.

Ma siamo in fondo temerari anche noi, pluriventicinquenni che ci lanciamo in un’ennesima avventura discografica con l’identico entusiasmo della prima volta. La copertina disegnata dalla bravissima Francesca Follini è nata soprattutto con quello spirito autocanzonatorio e spensierato.

Il vostro è un album che racconta dell’uomo contemporaneo e sembra delineare un invito. Ma quell’invito è a starne in guardia o nel riprendersi una certa umanità?
“Temerari” è un disco che affronta molte tematiche, tenute insieme dal desiderio comune di indagare il degrado delle relazioni umane. Così ne “Il lanciatore di coltelli” si parla della fragilità e della superficialità che caratterizza molte relazioni amicali, in “Vecchie abitudini” della paura che sempre più frequentemente condiziona i comportamenti delle persone, in “Odio gli indifferenti” del cinico e apatico distacco con cui tanti individui guardano i propri simili e le loro difficoltà, in “Ci credi ancora?” si enfatizzano i tanti dogmi, miti e profeti di cui spesso l’uomo si infatua pur di non pensare con la propria testa, in “30.000 giorni” si racconta l’amore per la vita, in “Un giro di vite” l’illusione del narcisismo autoritario e in “Non avrai il mio scalpo” e “Zep” la precarietà e l’indigenza nella quale, anche qui nel ricco occidente, molti uomini e donne sono ormai costretti a vivere, derubati del futuro e della speranza.

Ci piace raccontare storie di vita, attraverso le quali seminare il dubbio e accendere lampadine.
Per cui certamente se un invito emerge da questo progetto artistico, per dirla con le parole di Vittorio Arrigoni, è quello a “restare umani”.

È inevitabile chiedervi di “Povero tempo nostro” di Gianmaria Testa. Sembra quasi sia il capitolo finale delle varie tappe di questo viaggio di temerari sulle macchine volanti.
Abbiamo composto per ultimo questo omaggio al cantautore cuneese scomparso nel marzo 2016. La canzone originale è uscita postuma, ritrovata dalla moglie Paola Farinetti in un registratore dopo la sua morte, ed editata nel 2019. Quando l’abbiamo sentita ci siamo subito innamorati di questa struggente invettiva contro i “bestemmiatori di parole” che inquinano il nostro tempo malato.

Era la vostra idea nel chiudere l’album con una canzone così bella o era esclusivamente il modo di omaggiare uno dei più grandi poeti della musica italiana?
Ci è sembrato che potesse chiudere simbolicamente un disco come questo, che valorizza la parola e il suo significato più profondo, nel quale prestiamo molta attenzione al suo utilizzo (“le parole sono importanti”), consegnandole il compito che più ci sembra corretto per l’intellettuale e per l’artista in genere: quello della narrazione e della denuncia. Così abbiamo chiesto a Paola, che ha entusiasticamente accettato, il permesso di poterla re-interpretare in chiave di ballad rock, secondo la nostra cifra stilistica.

Cosa rappresenta Gianmaria Testa per i Diskanto?
Un profondo indagatore degli animi umani. Anche Gianmaria era un temerario. Uno che sfidava stereotipi e pregiudizi, per provare a disegnare un mondo più accogliente e aperto. Manca molto a tutti noi e manca all’intera scena musicale italiana.

Pensate che l’uomo con le sue fragilità sia ancora in grado di tornare ad ammirare la bellezza attraverso la musica?
Certo che si! La ragazzina protagonista di “Odio gli indifferenti” scrive sui muri “stanotte un poeta salverà il mondo” e la canzone “Ci credi ancora?” si chiude con la frase simbolo dell’intero album: “Io non credo nella mia salvezza. Credo negli uomini e nella bellezza, nel potere della tenerezza”. Quello che intendiamo dire è che nessuno si salverà da solo e che potremo ritrovare la strada per uscire da questo labirinto unicamente ricostruendo il senso di comunità, credendo nella bellezza, nella ricchezza che la diversità tra gli uomini ci offre e nel rispetto dell’altro da noi. È un messaggio nel contempo di rabbia e speranza, quello che contiene “Temerari”. La musica, e l’arte in genere, conservano intatto questo potere liberatorio e salvifico per l’umanità.

Un album che, come tanti, è rimasto sospeso nel tempo a causa del covid. Avevate previsto delle presentazioni e soprattutto ci sarà modo di ascoltare dal vivo il vostro ultimo lavoro discografico?
È vero. Il disco è uscito il 5 dicembre 2019 e purtroppo l’emergenza sanitaria e il lockdown hanno castrato poi sul nascere la sua programmata tournee promozionale, prevista per l’inizio del 2020. Siamo riusciti a fare solo la prima data in gennaio alla Latteria Molloy di Brescia, andata benissimo, e poi abbiamo dovuto – come tutti – gettare la spugna e annullare le restanti date.
Abbiamo una gran voglia di tornare sul palco e far sentire a tutti quanto intensi ed esplosivi siano i nuovi brani suonati dal vivo. Ci auguriamo che l’autunno torni a consentire spettacoli live in sicurezza per tutti.
Noi siamo pronti. Chiamateci e i Diskanto verranno a far esplodere le vostre casse!

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