E Forse Sono Pazzo è stato ben accolto dalla critica. Ti aspettavi un così favorevole riscontro?
No, non me lo aspettavo e non posso che esserne felice, anche se poi la cosa più importante rimane comunque il riscontro del pubblico. La critica poi aiuta ad arrivare al pubblico. Non mi aspettavo un’accoglienza così calorosa. È un disco che ho impiegato un po’ a fare, e forse ho fatto bene ad aspettare.

Nel tuo disco di inediti, l’omaggio a De André. Come mai hai scelto proprio Amore Che Vieni, Amore Che Vai?
Semplicemente perché è un pezzo che amo tantissimo. Quando l’ho risuonato ho sentito un legame fortissimo con le parole di De André ed ero anche consapevole che non sarei riuscito a dire meglio certe cose. Quando ho provato a suonarlo con la band, è uscito fuori un arrangiamento molto rock, molto distante dall’originale e mi sono convinto che poteva far parte del disco. Poi è diventata anche colonna sonora di un film e quindi sono contentissimo di aver fatto questa scelta.

Molto secondo me è dovuto anche al fatto che non hai eseguito la “solita cover” ma lo hai interpretato con il tuo stile…
Per rendere omaggio ad un artisti che ammiri, ti devi anche un attimo distaccare, altrimenti non si capisce bene il motivo per cui ti sei avvicinato a quel pezzo se non lo senti tuo. Ci tenevo a portarlo nel mio mondo musicale, anche se il mio registro vocale è molto distante da quello di De André che ha una voce molto più profonda, più bassa. Già quello mi ha allontanato parecchio dall’originale, poi è arrivato un arrangiamento molto bello, molto rock e ne è venuto fuori qualcosa molto distante dall’originale versione.

Difficile fare una scelta, ma tra quelle che hai scritto, qual è la tua canzone preferita?
Vado un po’  a periodi. Ultimamente ho un piacere enorme a suonare Gli Alberi, che nel disco è ghost track. Con un nuovo arrangiamento live che facciamo con la band mi piace davvero tanto, perché mette in risalto le due anime che ci sono nel disco: quella del cantautorato italiano e poi quella rock/pop.

Cosa ricordi dei tuoi trascorsi musicali? Cosa ti ha spinto verso la musica?
Ho iniziato per gioco. Dopo aver visto The Doors di Oliver Stone mi ero esaltato tantissimo, tanto da voler suonare con una band. Mi sono chiuso in cantina con degli amici: uno aveva la batteria, l’altro era chitarrista. Io all’inizio suonavo un po’ la tastiera, ma giusto così: non sapevo neanche dove mettere le mani. Poi ho provato a cantare ed ho capito che forse era la strada da seguire. Poi piano piano ho iniziato anche a scrivere delle canzoni e mi sono reso conto che poteva diventare anche un modo per comunicare qualcosa di mio, per esprimermi e da allora non ho più smesso.

Però tu hai iniziato suonando il violino…
Alle scuole medie c’era un indirizzo sperimentale-musicale e vennero degli insegnanti del conservatorio se non sbaglio di Pistoia

Quindi non è stata una scelta tua?
No, vennero a farci questo esame e i più bravi dovevano, secondo loro, suonare il violino. I miei genitori speravano di più nel pianoforte (e forse sarebbe stato meglio), però siccome gli dissero che ero stato molto bravo e secondo loro il violino rientrava nell’élite musicale, li convinsero a comprarmelo. L’ho studiato meno di due anni ed è stato terribile: può essere lo strumento più bello in assoluto, ma all’inizio è davvero drammatico… soprattutto per chi ti ascolta.

Mi incuriosiva molto infatti sapere come eri passato dal violino alle interferenze vaticane…
Questa è una storia pazzesca. Il produttore artistico del disco ha uno studio vicino al Vaticano e mentre registravamo I Miei Demoni (e fa ridere anche questa cosa qui) all’interno della registrazione c’era questa interferenza che abbiamo scoperto essere forse Radio Vaticano. Poi noi l’abbiamo stravolta e lasciata nel disco

Annoveri già diverse apparizioni importanti, tra cui al MediMex (dal quale sei uscito come migliore artista dell’anno) e senza dimenticare che hai calcato anche il palco di Rock In Roma come Open Act di Daniele Silvestri. Tra i vari live, quale ti ha emozionato di più?
Mi ha emozionato tanto il 1° Maggio tarantino, perché è stato un evento pazzesco, secondo me proprio a livello storico. Si aveva proprio la sensazione che stesse accadendo qualcosa di importante, perché è stato un 1° Maggio auto-organizzato e auto-gestito da un comitato che lotta per il diritto dei lavoratori e dei cittadini di una città martoriata da problemi molti seri e che sembrano irrisolvibili. Quindi suonare davanti 30.000 persone, che poi la sera sono diventate quasi 70.000, è stata un’esperienza incredibile, ma ripeto anche perché ogni parola che dicevi su quel palco aveva un senso profondo, era tutto un po’ più vero, un po’ più intenso quindi è stata un’esperienza fantastica.

Dal palco di Rock In Roma a quello dell’Ariston. Che effetto fa?
Bello! Sono molto contento!

Un po’ di tremarella?
Adesso ancora no, è ancora presto. Mi arriverà lì, un minuto prima di salire sul palco, quando mi diranno “Vai!”, mi spingeranno sul palco e allora penso che lì ci sarà un po’ di tremarella. Adesso sono solo contento del risultato che abbiamo raggiunto, perché lo vedo come un premio per tutto il percorso fatto in questi anni e per tutte le persone che hanno lavorato con me al mio primo disco. E poi lo vedo anche come una grande opportunità perché rimane comunque l’evento musicale dell’anno e mi sembra poi un ottimo Festival organizzato, in cui si sta dando spazio soprattutto alla musica, cosa che negli anni passati si era un po’ persa. Si era dato spazio un po’ troppo al folklore, con un festival un po’ più colorato e magari ci sta anche quello. Però credo che la musica debba essere la vera protagonista.

Allora noi ti facciamo un grosso in bocca al lupo e ti seguiremo senz’altro!

Per saperne di più:
https://www.facebook.com/diodatoofficial?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/bigtimeroma?ref=ts&fref=ts
Amore Che Vieni, Amore che vai: www.youtube.com/watch?v=7xwer82erfg

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