Venerdi 30 ottobre al “Dissesto Musicale” in quel di Tivoli si è tenuta una serata grondante di musica, con ben tre artisti ad alternarsi sul palco: Von Datty, Le Mura e Dellera.

Ho sempre un’attrazione particolare per l’atmosfera che si crea quando ci si trova ad ascoltare musica in un piccolo locale: quando partecipi ad un concerto che richiama migliaia di persone, la percezione da subito è che ci si sente tutti parte di un insieme, perché si ha la certezza di essere li per un motivo ben preciso, ed è un po’ anche la stessa consapevolezza che ha l’artista che si deve esibire; quando ci si trova in un locale dalle piccole dimensioni invece, con tavolini, corridoi stretti, spesso ci si guarda con indifferenza e incertezza, domandandoci per quale motivo la gente che vedi sia li: per fare due chiacchiere? per bere qualcosa? per non passare la serata a casa?…strano vero? E il più delle volte forse è anche la sensazione che hanno gli artisti che si trovano a salire su quel tipo di palco, dove spesso ingaggiano quasi una sfida per conquistare il pubblico.

Von  Datty è il primo ad iniziare, con grande sicurezza di sé, quasi un po’ spavaldo, musicalmente originale e con un ukulele elettrico oltre alle chitarre tirate (che ricordano i Radiohead in qualche modo). Ma siamo ad una serata di “stampo cantautoriale”, come ci ricorda lui stesso, quindi si sfiorano temi esistenziali, con testi che pero’ a volte rimangono un po’ leziosi e ridondanti.

E’ poi la volta de Le Mura, e la sicurezza “cresce”. Che siano ormai una realta’ musicale dell’interland laziale lo si capisce dalla presenza sul palco, mai banale e non troppo “caricata”: sound perfettamente a metà tra il rock psichedelico degli anni ’70 e il punk dei primi anni ’80 e del Vasco Rossi dei bei tempi andati (quello di “Quante deviazioni hai” per intenderci), con testi di protesta dal profumo sessantottino.

Si arriva poi a quello che e’ il pezzo forte della serata, Dellera, ai più conosciuto come il bassista degli Afterhours, ma che da qualche anno si è cimentato anche in un’ottima produzione solista: certo con gli Afterhours si è abituati a palchi diversi, però è in questi contesti che si vede il piacere di chi nasce artista e la voglia di suonare, quando dai palazzetti passi ad avere davanti a te magari un tizio con una birra in mano e la faccia che potrebbe dire “e tu chi sei”? Ma i dubbi li fa sparire la musica, e soprattutto quella cosa che si chiama carisma, o personalità, e Roberto Dell’Era ne ha in quantità apprezzabili!

Il suono si fa più tondo, avvolgente, la musica si fa più sinuosa e la melodia torna a farla da padrona, li dove il concetto di alternativo non consiste tanto nel suono strano, bizzarro, contorto ma più nell’alternativa alla noia, alla banalità, il tutto poi condito sapientemente da un dolce e pacato romanticismo.

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