Intervista di Daniele Crescenzi.

Le parole dei Kutso oggi descrivono un mondo sorprendente. Eccole qui per voi.

Decadendo (su un materasso sporco) è il vosto primo lavoro discografico. Racchiude dodici brani, molti dei quali hanno già girato in rete ottenendo ottimi riscontri di pubblico. Come nasce una vostra canzone?
Matteo Gabbianelli, il nostro cantante, compone canzoni sdraiato sul letto con una malridotta chitarra acustica faticando enormemente per trovare ogni volta una linea melodica che lui reputi degna di essere divulgata. Trovata la melodia, Matteo aggiunge le parole, dopodiché si va in sala tutti insieme con Donatello Giorgi alla chitarra, Luca Amendola al basso e Simone Bravi alla batteria per arrangiarla e modificarla al fine di trasformarla in una canzone dei kuTso.

Decadendo (su un materasso sporco): il materasso sporco qual’è? Soprattutto che cos’è secondo voi?
Il materasso sporco è la vita che ci accarezza e ci insudicia simultaneamente in ogni istante concessoci su questa Terra.

Avete recentemente dichiarato che secondo voi questo “non è un brutto momento per la musica, ma anzi una grande occasione di rinnovamento”, in quanto secondo voi il mercato discografico e le major sono “dinosauri appartenuti al passato”. Eppure band emergenti trovano ancora difficoltà ad imporre la loro musica ad un vasto pubblico ancora sotto il cloroformio della musica proposta dai format televisivi. La vostra ricetta vincente qual è? Se doveste dare un consiglio alle band emergenti che vogliono diffondere la loro musica, cosa direste?
Non possiamo dare consigli, ma solo illustrare la nostra esperienza: noi facciamo il nostro lavoro con determinazione, serietà, abnegazione e anche rabbia da molti anni, ma naturalmente c’è sempre qualcuno che ci guarda dall’alto verso il basso con l’arroganza di chi pensa “ecco gli ultimi arrivati, i novellini presuntuosi che sgomitano per avere spazio”. Il nostro motivo per andare avanti è sperare di sputare in faccia a questa gente un giorno.

Nel vostro album d’esordio vi avvalete di collaborazioni prestigiose (Fabrizio Moro, Pier Cortese, Andrea Ruggiero ecc.) Come sono nate queste collaborazioni?
Le collaborazioni presenti su “Decadendo” con artisti nei cui confronti nutriamo molta stima sono nate dalle nostre esperienze lavorative nell’ambito della musica come nel caso di Fabrizio Moro e Pier Cortese (Matteo ha registrato e missato il disco in uscita di Fabrizio) o durante i nostri concerti in giro per l’Italia come nel caso dei Nobraino per i quali abbiamo fatto da apertura più volte. Da questi rapporti professionali sono nate anche delle belle e sincere amicizie. Nel disco sono presenti anche Pierluigi Ferrantini dei Velvet, Adriano Bono e Giulia Anania.

Quali saranno ora i prossimi step della vostra attività artistica?
Per ora stiamo promuovendo “Decadendo” con una serie di concerti che ci terranno impegnati per tutta l’estate.

C’è una canzone in particolare, delle vostre, alla quale siete particolarmente legati?
“Alé” crediamo sia il nostro manifesto.

Nel vostro disco c’è un omaggio a Fabrizio de André, con la vostra versione de “La Canzone dell’Amor Perduto”. Per voi De André è stato….
De André fa parte degli ascolti della nostra infanzia, ma in realtà noi siamo abbastanza in contrapposizione con il revival folk a cui il “De Andreismo” ha dato origine e che sinceramente ci ha rotto le palle da molto tempo. Nel caso di “La Canzone dell’Amor Perduto”, abbiamo voluto recuperare l’aspetto melodico del brano per poter “strillare disperatamente” le splendide parole scritte da “Faber”, creando un’atmosfera epica e dirompente.

Per concludere una battuta secca: cosa vorreste che non si dicesse mai di voi e della vostra musica? o)
Vorremmo in realtà che si dicesse tutto e il contrario di tutto, in ogni caso sarebbero solo chiacchiere.

100 Decibel ringrazia l’ufficio stampa ed i Kutso per la disponibilità e la collaborazione e… Alè!

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