Torna a calcare un palco capitolino dopo ben otto anni una delle band simbolo del celebre Göthenburg sound, quei Dark Tranquillity che furono tra i primi a fondere le cupe asperità del death metal con melodie oscure permeate di elettronica a tinte fosche. Ma andiamo con ordine, visto che la serata si sviluppa all’inizio con momenti a tratti surreali, data la presenza di uno schermo gigante nel giardino del locale per via della semifinale di Champions League tra Liverpool e Roma…

Visto il risultato non proprio lusinghiero che stava maturando sul campo, molti degli avventori si sono rifugiati nel Venue per il concerto degli Equilibrium, di provenienza teutonica ma imbevuti sin dagli esordi di velleità vichinghe e autori di alcune pagine non dico esaltanti ma quanto meno divertenti in ambito folk metal degli ultimi quindici anni: gli arrangiamenti sconfinato spesso nel campp semantico del cheesy totale, quasi da sembrare versioni estreme di brani schlager, però buona parte del pubblico si diverte senza troppo impegno e tutto sommato come aperitivo riempie il giusto.

Coi Dark Tranquillity, inevitabilmente, si cambia registro, con ritmiche serrate che prendono il sopravvento, ma grazie ad un’acustica che rende giustizia alla band scandinava, possiamo percepire tutte le dinamiche di cui è composta la loro musica, che negli ultimi album ha mostrato nuovamente la sua anima più eclettica, dove quella componente electro “alla Depeche” si coniuga armoniosamente (passatemi l’avverbio!) con le parti più austere e death metal dei loro brani. Mikael Stanne si divincola con disinvoltura tra la sua tipica ugola al vetriolo con la nemesi incarnata nella timbrica alla Dave Gahan con cui puntella e infonde un respiro cangiante a certe loro atmosfere volutamente asfittiche.

Scaletta piuttosto lunga, che prende in esame quasi ogni lavoro degli ultimi tre lustri della loro carriera, e una sola ma doverosa concessione agli anni ’90 con’ Therein’, a suo tempo un piccolo tormentone che uscì al di fuori dei confini del death portando i DT ad un pubblico più ampio, pronto ancora oggi a ripagare con urla, corna e canti sguaiati la band scandinava, visibilmente felice della risposta da parte del copioso pubblico convenuto.

 

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