Vent’anni di carriera sulle spalle e non sentirli.

Gli anni ’90, il Brit Pop che sbarca anche in Italia con la controversia musicale “Oasis o Blur? Meglio i rissosi fratelli Gallagher o il diavoletto scapigliato Damon Albarn?” . Nell’indecisione, si ascoltavano sempre entrambi, con le loro hit che spopolavano nelle nostre radio, tornati da scuola o sulle spiagge, durante le vacanze estive.

Siamo cresciuti un po’ tutti, compreso Damon Albarn. Quello che appare sul palcoscenico dell’Auditorium Parco della Musica, nella suggestiva architettura della Cavea su cui ormai il sole volge al tramonto, è un giovanotto (di 46 anni!!) gentile e sorridente, che ogni tanto si mette le mani fra i capelli e li scompiglia, sorride con quei suoi occhietti azzurri da ragazzino, ma le rughe sul viso svelano il tempo che infondo è passato anche per lui. Ed è passato bene, Damon è in splendida forma, accoglie il pubblico romano con grande entusiasmo e la gente non ci pensa due volte, neanche il tempo di accennare le prime note, che i seggiolini della cavea si svuotano e tutti si radunano intorno al palco. Uno scenario davvero fantastico!

La scaletta è variegata e interessante, non troviamo pezzi famosi della nostra gioventù, ma un viaggio che alterna melodie intense, soffuse e travolgenti a pezzi decisamente elettrici, concitati, trascinanti, soprattutto nei brani appartenenti al progetto Gorillaz. Lascia ampio spazio ai suoi musicisti, che sanno destreggiarsi egregiamente sul palco, risciutendo applausi e consensi, ma quando è lui a sedersi al pianoforte o a suonare la chitarra, viene fuori tutto l’eclettismo e l’ineccepibile bravura che lo contraddistinguono.

L’ultima sua “creatura”, Everyday Robot, è un album incredibilmente bello, mostra tutta la sua maturità, la ricerca sonora e le contaminazioni elettroniche, gospel e rap che tanto lo affascinano. Non ha più bisogno di avere le spalle protette, di creare ologrammi e fumetti, ci sono soltanto lui e la sua storia tradotta in musica. I testi sono riflessivi, autobiografici e anche un po’ nostalgici, in parte riportano ad alcuni pezzi della giovinezza, ma nel complesso raccontano la sua evoluzione e l’accettazione di sé che si acquisisce col tempo e l’esperienza. Ascoltare l’album mette addosso un gran senso di serenità, attraverso le ballads, ma anche con i brani più ritmati, e questa sensazione la si percepisce anche dal vivo, Damon suona con passione e trasporto, si avvicina al suo pubblico e lo accoglie persino sul palco, in un finale di delirio collettivo, unico e indimenticabile.

Anche questa volta, il nostro Damon Albarn ha saputo dimostrarsi uno dei migliori artisti in circolazione e noi lo aspettiamo per altri innumerevoli concerti in Italia!

Questa la scaletta:

Lonely Press Play
Everyday Robots
Tomorrow Comes Today
Slow Country
Kids With Guns
3 Changes
Hostiles
Photographs
Kingdom Of Doom
You And Me
Dam(n)
Hollow Ponds
El Manana
History Of a Cheating Heart
Out of Time
All Your Life

Bis:
End Of A Century
Clint Eastwood
Mr Tembo
Don’t Get Lost In Heaven
Heavy Seas

Ringraziamo D’Alessandro&Galli e Fondazione Musica per Roma per l’accoglienza.

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