Quando ti ritrovi a dover parlare di alcuni gruppi che hanno fatto la storia della musica rock è sempre difficile riuscire a scrivere qualcosa e non risultare banale o ripetitivo. Se poi i “ragazzi” che ti trovi  davanti a meno di 2 metri sono i Deep Purple, allora la cosa si complica. Sono la band col riff più famoso nella storia del rock, esatto quello che conoscono anche le pietre, il riff di Smoke on the Water la canzone che li consacrò nell’olimpo del rock. Non a caso sono stati definiti insieme a Led Zeppelin e Black Sabbath i pionieri dell’heavy metal, e uno dei gruppi più influenti degli anni 70. Insomma dei mostri sacri. Numeri da capogiro, più 100 milioni di dischi venduti, roba da brividi insomma. E non nascondo che un po’ di brividi li avevo, era la prima volta che li ascoltavo dal vivo. Certo gli anni passano per tutti e forse non hanno la stessa agilità di qualche anno fa, ma sicuramente hanno la stessa energia e la stessa potenza.

Fin dai primi colpi di batteria di Ian Paice si capisce perchè sono stati definiti la band più rumorosa della storia, a completare l’entrata rumorosa non possono mancare Roger Glover al basso, Steve Morse alla chitarra e Don Airey alla tastiera, per rendere trionfale l’ingresso della voce dei Deep Purple, ossia Ian Gillan. Si inizia con Highway Star e a seguire Demon’s Eye. Una scenografia degna dei grandi stadi con un enorme maxi schermo alle spalle dei 5 musicisti. In circa due ore di concerto hanno ripercorso una carriera ma dando spazio anche a qualche nuovo brano di Now What?! il loro ultimo (il diciannovesimo) album. Con brani come Strange Kind of Woman hanno riportato indietro nel tempo la parte del pubblico della medesima generazione e facendo immaginare a noi più giovani cosa significava essere una rockstar qualche decennio. Sicuramente ci si divertiva su un palco e questo lo fanno capire anche oggi. Si perché arrivare a 70 anni ed avere davanti a se ancora un pubblico desideroso della propria musica non è cosa scontata, loro lo hanno. Loro sono i Deep Purple.

Inutile dire che il picco di adrenalina si è raggiunto con Smoke on the Water, cantata anzi urlata da tutti i presenti sembrava davvero di stare dentro al Casinò di Montreux con l’unica differenza (per fortuna) che il calore non era quello del fuoco ma quello dei cuori di tutti i presenti che ringraziavano ognuno a proprio modo questi 5 “ragazzini” viola profondo.

 

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