Report a cura di Emiliano Rossi

Non è un caso che sia stato scelto il Crossroads, locale capitolino che come pochi si presta a concerti del genere, per ospitare sul proprio palcoscenico una delle band che hanno maggiormente influito sul panorama glam-rock di fine anni ’80: gli Skid Row, protagonisti della serata in una recentissima nuova formazione, che vede Johnny Solinger prendere il posto di Sebastian Bach, storico frontman della band. Sicuramente nella stragrande maggioranza dei fans – a maggior ragione in quelli della vecchia guardia – sarà sorto il dubbio in merito alla reale capacità dell’attuale cantante di essere in grado di supplire ad una “perdita” del genere (quando si ha a che fare con un leader particolarmente carismatico, di riflesso ci si troverà di fronte una folla di fan piuttosto nostalgici e critici, è una conseguenza naturale). L’unico modo per conoscere la risposta è la dimostrazione pratica, ovvero il live: nella fattispecie, quello del 29 novembre al Crossroads.
Due i gruppi spalla: i primi ad aprire le danze sono gli Headless, band italiana con un vocalist d’eccezione, Goran Edman (ex componente delle band di Yngwie Malmsteen e John Norum), e l’americano Scott Rockenfield alle percussioni. Decisamente buono come inizio serata, grazie all’ottima prestazione del gruppo – in particolar modo di Edman – che lascia presagire un altrettanto dignitoso proseguimento. A seguire i Dead City Ruins, direttamente da Melbourne, con un hard rock che strizza l’occhio agli anni ’70 e ’80: una rivelazione.

E’ il turno della lead band, gli attesissimi Skid Row, che partono con un brano del loro ultimo LP: Let’s go, il cui titolo suona come un vero e proprio invito, che i fan non esitano a cogliere al volo, tra gli applausi. A seguire quattro brani che ci riportano direttamente all’omonimo album d’esordio della band, risalente a 14 anni fa: tra tutte spiccano Piece of Me e 18 and Life, storici successi.

Un breve salto in avanti nel tempo con Thick is the Skin, e si torna alle vecchie glorie: merita una menzione In a Darkened Room, performance davvero notevole. Una cover dei Ramones, Psycho Terapy, intervalla i diversi salti temporali, mentre si ritorna a Slave to The Grind (uno tra gli album di maggior successo di sempre)  attraverso l’omonimo singolo e la famosissima ed acclamata Monkey Business.
Come di rito in ogni live rock che si rispetti, la band esce di scena per alcuni istanti, e rientra subito dopo per concedere al pubblico un encore memorabile: This is Killing Me, tratta dall’ultimo disco, a cui fanno seguito due brani del primo, rispettivamente Sweet Little Sister e Youth Gone Wild, quest’ultima davvero di rilievo, a sottolineare quella che è una vera e propria chiusura in bellezza.

Nel complesso, il concerto non solo non ha deluso le aspettative – in fondo si parla di Skid Row, un gruppo che ha segnato in modo indelebile la storia del rock degli scorsi decenni – ma ha dimostrato che, nonostante i diversi cambi di formazione susseguiti nel corso degli anni, la band mantiene il passo di sempre. Un’andatura heavy, incalzante e decisa, che come tutte le cose buone non passa mai di moda.

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