“Non sono assolutamente convinto che la musica debba essere difficile per riuscire a lanciare un messaggio. Sono dell’idea che spesso essere diretti sia la cosa migliore. In questo modo il concetto che si vuole esprimere o dare non è fraintendibile o interpretabile, arriva senza bisogno di interpretazioni”.

Queste le parole di Andrea Fabiano, artista novarese, al termine dei lavori per la realizzazione del suo primo omonimo disco. “I miei riferimenti artistici – dice – sono quelli cari a chi canta. Su tutti citerei Demetrio Stratos e Daniele Silvestri. Il primo perché ha avuto il coraggio e la lungimiranza di portare in Italia uno stile canoro fino agli anni ’70 praticamente sconosciuto in occidente. Il secondo invece lo apprezzo per l’intelligenza dei testi e la capacità di non essere mai uguale a se stesso. Entrambe si sono distinti per la spinta creativa non intellettualistica comunque lanciando messaggi intensi e non banali”.

Il disco di Fabiano, alle battute finali di produzione, è completamente autoprodotto e lontano dall’essere etichettato come disco “indie”. Una scelta consapevole e pianificata. “Ritengo – prosegue il cantautore – che attualmente autoprodursi un disco sia la strada migliore. È innegabile e lo sappiamo tutti. Internet ha cambiato la musica. In molto sensi. Uno di questi è che l’idea che chiunque oggi possa farsi un disco quasi completamente da solo è assolutamente vera. Certo, non ci si può produrre un intero album in casa. Comunque servono attrezzature adeguate e persone capaci di sfruttarle al meglio. Tuttavia è decisamente più semplice. A questo si affianca il fatto che l’unica cosa oggi ancora non clonabile, sono gli artisti, è l’inventiva e la fantasia. Attualmente moltissimi artisti hanno riscoperto in tal senso il potere e la forza del live. Meno dischi venduti, ma decisamente più concerti, più lunghi e più intensi”.

Un disco quello di Fabiano che vede la luce dopo quasi 12 anni. “Una gestazione – spiega l’autore – solo apparentemente lunga. In verità molti dei brani presenti, sono dieci in totale più una ghost track, sono stati registrati come erano stati scritti, nonostante gli inevitabili cambiamenti personali e tecnici. Il materiale c’era, solo non mi sentivo ancora pronto a renderlo pubblico. Adesso sono cambiate molte cose. Sto già anche lavorando sul prossimo album”.

Nuovo album e diverso approccio compositivo. “In questo primo disco – spiega – le canzoni sono nate in maniera abbastanza canonica. Un giro di accordi e la melodia che vi si è appoggiata sopra. Per il prossimo utilizzerò un sistema diverso. Ossia baserò quasi tutto sulla voce”.

Ed è questo il punto di maggior forza di Fabiano. La capacità vocale. “Qui si inseriscono – spiega – i riferimenti ai lavori solisti di Demetrio Stratos, Bobby McFerrin, Ivan Graziani e Luigi Tenco. Per gli stranieri mi piace moto Jeff Buckley. Sono loro i miei riferimenti primigeni. Quello che non voglio però è essere caratterizzato per quello che riesco a fare con la voce, che non è neppure così particolare come potrebbe sembrare apparentemente, quanto per i miei testi”.

Difficile non segnalare le capacità tecniche di Andrea Fabiano. Tutti gli arrangiamenti che non sono acustici, chitarristici in primis, sono tutti ad opera della voce. “Se non lo si dicesse – commenta il giovane – non credo qualcuno se ne accorgerebbe. Non sono virtuosismi. Sono cose che chiunque con un po’ di allenamento può riuscire a fare. È il mio modo di ‘giocare’ con la mia voce. Mi piace sperimentare ma non sono un fanatico”. L’intento dichiarato è comunque quello di riuscire a legare le potenzialità espressive non canoniche ad un modulo “pop”. “Una volta – dice ancora Fabiano – il pop non era sinonimo di leggerezza estrema o priva di contenuti. Pop stava per popolare, ossia alla portata di tutti ma non era sinonimo di banale. Mi piacerebbe riuscire a recuperare quell’accezione del termine.

“Questo disco – conclude Fabiano – non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza dal quale iniziare ad esplorare nuovi mondi e nuove possibilità. Come detto, sto già lavorando al successore. Ciò che ora preme è riuscire a suonare il più possibile in giro, anche se in Italia non è semplicissimo per una serie di condizioni. Da una parte la mancanza di spazi, ma più che altro la mancanza di cultura da parte del pubblico di ascoltare e recepire musica originale. Un problema che in verità è stato creato e magari esacerbato dalle stesse band che spesso si sono piegate a logiche che non dovrebbero esistere”.

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