Crash Diet

Oggi Orion Live Club ospita il meglio dello sleaze hard rock europeo in un’occasione sinceramente da non perdere. E infatti siamo in parecchi ad attendere lo show degli svedesi Crashdiet, tra una data e l’altra del fitto tour 2013, funestato purtroppo dalla recentissima scomparsa del manager, affrontata con ammirevole coraggio dalla band, portando avanti gli impegni e senza perdere un colpo grazie ad un’immediata campagna online che ne ha letteralmente salvato il proseguo.  Inutile dire con quanto affetto siano attesi i quattro ragazzi stasera.

Inizio alle 22 con i francesi Sleekstain. Look spettacolarmente metallico e total black coerente fatto di parecchia pelle esposta, pants attillati e chiome invadenti, i 4 francesi esponenti dello sleaze hard rock sono stati associati ai Crashdiet in questo tour europeo 2013. Aggressivi muri e sessione ritmica pesante, lunghi riff melodici su tempi dritti che rubano spesso la scena ai vocals in toni alti, il vocalist frontman Ryff dopo il primo pezzo presenta la band, nata nel 2009, ed il nuovo album Hard che é uscito poche settimane fa.
Quattro brani in tutto per gli Sleekstain che fanno la loro degna figura nella sala circolare in corso di riempimento, prima di lasciare il palco ai Sister.

Sister

Alle 22.30 Tim (chitarra dei Sister) spunta di passaggio sul palco durante il cambio, e le urla femminili dal pubblico rievocano alla memoria la prima Beatlemania.
Finalmente il palco si riempie di nuovo e passa ora ai Sister alle 22.40 con la marcia militare USA a scena buia. Ingresso trionfale per i truccatissimi e superglam svedesi Sister, forti di Jamie  in voce, Rikki al basso,, Tim alla chitarra, Cari alle bacchette, in pelle nera borchiata punk, teschi e lunghissimi capelli. Molto scenografico, il gruppo nato a Stoccolma nel 2006 sceglie i volumi altissimi (a tratti eccessivi nei bassi)  e la vocalità urlata, batteria in doppia cassa ed i muri di rito propri del genere, che però, fatto salvo l’entusiasmo in sala, non ci paiono nel complesso come espressione artistica all’altezza dei francesi che li hanno preceduti. Ci godiamo i nuovi pezzi da un Jamie ormai a torso nudo, che chiude il suo live alle 23.30 brandendo sopra la testa l’asta del microfono sulla rullata finale di Cari. Instancabilmente mobilissimi, pieni di grinta e carica, di certo ci dimostrano che sanno cosa sia tenere la scena ed il pubblico senza una sbavatura.

Ormai siamo tutti appesi ad un filo e ansiosi di posare nuovamente gli occhi sui protagonisti della serata. Pronti ad acclamare Simon, Martin, Peter ed Eric? Ecco i Crashdiet! Entrano a mezzanotte nel loro The Savage Playground, il parco giochi selvaggio che é il titolo dell’ultimo album. A far da intro, caricando l’atmosfera con un alone quasi mistico, rintocchi di tamburi e voce narrante scandiscono parole a cui prestare attenzione e che, proprio come sul disco, sfociano nel primo brano, ovvero Change the world. Simon, cresta punk (oggi verde giada) e giubbotto nero borchiato con teschio e tibie sulla schiena, salta, balla, tende il microfono al pubblico stipato a pochi cm dai suoi stivali tex, poi lascia la prima linea a Martin (il moro) e Peter (il biondissimo), chitarra, basso e cori botta e risposta per uno strepitoso duetto, riprendendosi poi la scena e iniziando il suo virile strip! Temperatura alta in tutti i sensi, magistrale la batteria di Eric Young che macina con tocco sicuro i suoi ritmi Hard Rock. Il secondo pezzo è Circus,  caratterizzato da un riffing davvero accattivante, seguito a ruota dall’energica Anarchy, entrambe dall’album fresco di uscita. Si rallenta un pò pescando dal terzo e penultimo album So Alive e Chemical, con Simon che aveva intanto imbracciato la sua Flying-V e l’aveva prontamente riadagiata per tornare all’ultimo album con California, secondo singolo e video di The Savage Playground. Si riparte fortissimo con la spericolata Rebel del terzo album Generation wild, alla quale segue il primo richiamo al glorioso album d’esordio con la splendida Breakin the chainz: per chi ama questo genere è storia e si sente. Rientriamo poi nel parco giochi selvaggio, attraversando l’ipnotica trance di Peter col basso distorto che ha luogo in Garden of Babylon, brano palesemente legato concettualmente al titolo ed al messaggio di quest’ultimo disco, ma poi si torna subito al passato con Riot in everyone, altra pietra miliare del debutto, alla quale fa seguito In the raw, primo singolo del secondo e meno incisivo album The Unattractive Revolution.

E’ poi tempo di riafferrare la chitarra un’ultima volta nella serata per Simon e tornare ancora agli albori con la

Crash Diet

potentissima e melodica Queen obscene, prima del falso finale di rito affidato alla celebre Generation wild,  singolo e title track dell’album targato 2010, il primo con Cruz alla voce. Dopo pochi minuti i quattro svedesi  fanno infatti nuovamente capolino con chitarra acustica ed armonica per l’introduzione Country-Blues del primo singolo dell’ultimo disco, ovvero l’adrenalinica Cocaine  cowboys.  Il quartetto si congeda  infine tra gli applausi e le strette di mano, prima di essere assediato nella zona merchandising dove, disponibilissimi come sempre, gli artisti si concedono fino a tarda ora.  Giunti al quarto album nonostante vicende non sempre propizie, senza parlare del suicidio a 25 anni del primo vocalist e fondatore Dave Lepard, al quale fa seguito la breve collaborazione con il cantante dei Reckless Love Olliver H. Twisted e con cui sfornano un secondo album a nostro avviso non all’altezza nè del precedente nè dei successivi due. Con Cruz, ormai in pianta stabile dal 2009, i quattro ragazzi svedesi dimostrano anche oggi nel live romano la loro grandissima volontà e generosità; il talento? Quello lo avevano già dimostrato da un pezzo.

http://www.crashdiet.org/

Ringraziamo Orion Live Club e Daniele Mignardi Promopress Agency per averci gentilmente ospitati.

Con l’occasione un grazie sentito anche al nostro collaboratore per la Toscana Niccolò Tummolo che segue il tour dei Crashdiet in Italia ed era presente al live romano. Il suo contributo a questo report é stato prezioso, accurato, ed insostituibile.

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