Puoi cercare di essere professionale quanto vuoi, ma se sei una donna che è stata adolescente negli anni ’90 e ti appresti ad andare al concerto dei Take That, sai già che le emozioni prenderanno quasi necessariamente il sopravvento.

Negli anni’ 90 c’era il Grunge, c’era l’Hip Hop, c’era il Big Beat dei Prodigy e dei Chemical Brothers, c’era il Brit Pop… insomma c’era veramente tanta roba “tosta” per gli adolescenti che si affacciavano alla vita, ma c’era anche una cosa che non potevi controllare portandoti ad essere tutto ed il contrario di tutto: gli ormoni. Per i maschietti c’era “Baywatch”, ma le femminucce di mezzo mondo hanno trovato sfogo e soddisfazione in 5 bei ragazzi provenienti dalla cittadina inglese di Manchester, per l’appunto i Take That. Dopo circa 24 anni Gary Barlow, Mark Owen e Howard Donald (assenti Robbie Williams e Jason Orange) tornano a Roma  esibendosi alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, un concerto che sembra quasi un 8 Marzo, ma senza l’obbligo di divertirsi per forza e soprattutto senza l’ipocrita celebrazione di ruoli e cliché: un pubblico che sorprende per omogeneità di sesso ed età (considerati i 30 anni di carriera della band) formato per il 99% da splendide 40enni di ogni forma e colore, i cui sorrisi e sguardi sono quelli di autentiche sedicenni! Per una sera era spogliate dei loro ruoli di professioniste, medici, architetti, segretarie, commesse, mamme, mogli e compagne, tornate ad essere esattamente se stesse, tornate ad essere quelle adolescenti che avevano ancora tutte le scelte possibili, quando la vita ancora non ti aveva “etichettato” e ogni giorno era diverso dall’altro. Ma in realtà l’essere presenti in questa serata è stato il modo per dichiarare “io sono sempre quella stessa ragazza”! Per risposta Gary, Mark e Howard regalano la loro parte più autentica, nei loro visi più adulti si percepisce finalmente la consapevolezza di potersi mostrare senza barriere, senza quelle regole che all’inizio della loro carriera li voleva strettamente eterosessuali, sentimentalmente liberi, e devoti nelle loro canzoni ad amori eterni.
Come più di venti anni fa, inizia il concerto ed è subito una corsa per essere sotto il palco (i posti a sedere vanno a farsi benedire), ci sono le urla, si strilla il nome del preferito, si balla e si cantano parola per parola tutte le canzoni: il tour è una celebrazione della storia musicale dei Take That, che dopo la dipartita nel 1996 di Robbie Williams, decidono di sciogliersi iniziando carriere titubanti da solisti (fatta eccezione del successo fenomenale del bel Robbie), ma nel 2006 tornano in 4 e fanno uscire l’album Beautiful world che li fa rivalutare anche a livello musicale e gli regala una seconda possibilità, tanto è vero che nel 2010 per un solo album tornerà anche lo stesso Robbie.
Naturalmente durante la serata ci sono dei veri e propri momenti amarcord, come per la canzone Pray dove i tre si ripropongono con grande autoironia nel balletto originale, facendo impazzire di gioia il pubblico: così anche per gli altri successi legati ai primi tre album, come Could it be magic, Babe, Back for good e Relight my fire. Il piacere di riascoltare queste canzoni è sicuramente legato alle emozioni vissute in quegli anni, ma musicalmente la produzione del gruppo a partire dal 2006 in poi é nettamente superiore, per qualità sia di musica che di testi: Patience, The flood e Rule the world anche dal vivo sono delle canzoni oggettivamente belle, e per quanto i tre dei Take That non siano tra le voci più impressionanti, si esibiscono con grande entusiasmo e con la voglia soprattutto di voler far passare una bella serata e far cantare e divertire un pubblico che ha risposto e fatto capire che gli intenti sono stati raggiunti.
Si finisce con Never Forget e lo sguardo vaga intorno e coglie sorrisi, occhi pieni felicità e anche lacrime, ma lacrime di una gioia sincera che ti fa cantare e urlare “Mai dimenticare da dove vieni”, semplicemente mai dimenticare chi sei, senza vergogna e senza falsi e pretenziosi snobismi, perché le adolescenti di allora sono le splendide donne di oggi!
di Alessandra Tremoni

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