Ci sono nomi della scena “indie” che di certo non passano di moda tanto facilmente. E la bella e sostanziosa carriera dei Luminal (ancora vergine per molti aspetti) ha consegnato al nostro presente anche la voce di Carlo Martinelli solista che oggi esce con un disco tutto suo dal titolo “Caratteri Mobili”.

Se ai suoni di ruggine di un preciso stile “indie” si aggiunge anche una voce che tra lo stonato e il dissonante comunica senza sosta irriverente passione e verità vera di uomo e del suo vissuto, allora siamo nel territorio incontaminato di chi la musica la vive prima di tutto sulla sua pelle e poi sulle copertine patinate di qualche magazine.

L’esordio da solista di Carlo Martinelli ve lo consegniamo anche noi di 100 DECIBEL e lo facciamo senza se e senza ma rubandogli qualche bella risposta e qualche buon motivo ancora per gustarci un bel disco:

Qual è la vera ragione che porta un artista ad “isolarsi” in un progetto solista?
Non credo ci sia una ragione sola per tutti, e non credo ci sia una ragione sola per me.
Di sicuro se una band può essere una democrazia in un progetto che si chiama Carlo Martinelli posso fare il dittatore dello stato libero di Bananas quindi
nel tempo libero è abbastanza soddisfacente per l’ego, però ci sono anche ragioni più profonde, come il bisogno di realizzare determinati pezzi
in un modo che non sarebbe stato possibile nei Luminal.

Caratteri mobili perché in qualche modo ognuno ha la sua verità?
Non so cosa siano verità e bellezza probabilmente perché non ho finito il liceo e passavo il tempo in maniera più ricreativa.
“Caratteri mobili” in senso letterale per via della forte individualità di brani e parti strumentali, mentre in senso lato perché rappresentanto caratteri umani in movimento, persone che arrivano e se ne vanno.

Dissonanze e psichedelia. A proprio modo sono caratteristiche che ricorrono spesso durante l’ascolto. Che significato hanno per te? Cosa ti conduce verso questo stile di composizione?
Sono cresciuto adorando e dileggiando il pop, i miei ascolti sono apparentemente schizofrenici, da un lato stanno i Beatles, dall’altro gli Shellac, da un lato Lucio Battisti dall’altro Kanye West.
In realtà mi è sempre interessato chi provava a fare pop innovando, reinventando le strutture e l’interpretazione soprattutto ma anche più superficialmente inserendo cose diverse negli arrangiamenti.

E restando sugli arrangiamenti: quando è stato deciso e quanto è nato dal caso dell’improvvisazione? Anche qui è stato un lavoro di squadra o tutto tuo personale?
Credo metà e metà a entrambe le domande. Molte cose le avevo in testa mentre su altre avevo idee più vaghe per cui c’è stato più spazio per improvvisare da parte mia e da parte dei musicisti.
Ad esempio si può dire che il grosso degli arrangiamenti di batteria li abbiamo decisi a voce in macchina da Roma a Ravenna ascoltando i provini con Defa e Alessio, in uno dei viaggi più psichedelici che abbia fatto negli ultimi anni.

“Un banale fatto di cronaca” sembra uscire da poliziesco anni ’70. “1984” sembra figlia di una sperimentazione moderna. Sono caratteri mobili anche nel tempo allora?
Assolutamente, credo che una delle cose ricorrenti nei brani sia questo tipo di spostamento.. ad esempio di “Un banale fatto di cronaca” io ci sento una strofa che può ricordare un poliziesco, una strofa Battisti, una strofa i Verve o più in generale il brit rock.
Mi annoio abbastanza in fretta di tutto, per cui se qualcosa non riesce a risvegliarmi l’attenzione tende a venire ignorata o cancellata. E vengo anche da un certo modo di pensare per cui dovresti cercare di mettere tutto quello che hai in ogni cosa che scrivi.

Chiudiamo con un cenno ai Luminal e al tuo passato: ora sei ufficialmente un solista?
Ehm, no. I Luminal continuano ad essere il mio presente e il mio futuro, al tempo stesso ero, sono, sarò, me stesso con nome e cognome finché non crepo.

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