Ilenia Volpe

Intervista a cura di Samanta Di Giorgio –  foto Danilo D’Auria

Cinica, ironica, folle, ribelle, arrabbiata… Cercare di descrive Ilenia Volpe attribuendole degli aggettivi risulterebbe riduttivo. Una potenza sul palco, una dolcezza inaspettata dietro le quinte. Nel giorno della data conclusiva del suo tour di Radical Chic Un Cazzo, Ilenia si è lasciata intervistare.

Ciao Ilenia e benvenuta tra i pixel di 100Decibel.

Ho letto la tua biografia e, a mio avviso, hai scritto delle cose bellissime… Complimenti! Scrivi che nella tua infanzia ascoltavi tuo padre suonare i grandi classici dei Beatles, Modugno, Rollin Stones, Pink Floyd. Quanto ha influito quel “passato” con la tua scelta di essere musicista?

Be tantissimo, nel senso che non so se senza quel background sarei mai diventata musicista. Secondo me buona parte di quello che fai dipende dal posto in cui cresci. Per me la musica era parte della giornata, dalla mattina. Quindi penso sia stato fondamentale al 100%

E sul genere musicale?

Sul genere musicale… allora il disco è una sorta di “riassunto” di quello che ho fatto negli anni, ci sono anche canzoni che ho scritto a 16 anni. E’ una raccolta di tutto il mio percorso, è come se il disco fosse per me, un ricordo da tenere. Per quanto riguarda il genere, io non mi definisco grunge o punk, mi piace spaziare. Per esempio il nuovo disco sarà diverso, mi piace l’elettronica per esempio, ci saranno nuove sonorità.

Adesso tu e tuo padre suonate insieme le tue canzoni. Cosa ne pensa?

Allora all’inizio era molto critico, e ripensandoci ora dico che ha fatto bene ad esserlo. Prima ero molto diversa da ora, era più ribelle, forse ora sono più arrabbiata. Mi criticava e a me dava fastidio, ma poi mi sono accorta che mi stimolava. Adesso viene a tutti i concerti, ascolta le canzoni in anteprima, ed è molto entusiasta del nuovo disco, forse più di me

I testi del tuo album, Radical Chic Un Cazzo, uscito a Febbraio del 2012, sono pieni di rabbia, disillusione… Com’è il mondo visto da Ilenia Volpe?

Su questo ci sarebbe una distinzione da fare: C’è il mio mondo, un mondo di cui ho scritto anche un pezzo per il nuovo album, che si chiama Il Mondo Al Contrario che dice più o meno “Sprofondiamo i piedi negli abissi: solo lì c’è il mondo che vogliamo, dove la musica è intelligente e crudele”. Questo è il mio mondo, dove gli abissi sono in realtà la cosa più bella, dove trovo tutto e ci sono delle persone che vivono lì. Non è quindi solo il mio mondo, ma è un mondo che mi piace. Se ti riferisci poi al mondo esterno, lo trovo molto passivo, un mondo pieno di banalità. C’è gente che si lascia vivere, che secondo me non da’ il giusto valore e il giusto peso alle cose. Un cellulare non ha il peso di un figlio. Non puoi non comprare i libri di scuola a tuo figlio perché devi comprare un cellulare….l’educazione e la cultura sono fondamentali. Adesso pare che tra eduzione e cultura siamo messi un po’ maluccio.

Da dove trai “ispirazione” per la composizione dei tuoi testi?

Non lo so in realtà, ascolto di tutto, ma le conazioni mi vengono così. Poi ci sono periodi in cui ascolto determinati generi o artisti. Per esempio quando ho iniziato a collaborare con i MUG, band con cui faccio post rock, ho ascoltato molto i Sigur Ross. In questo periodo invece ascolto i Pink Floyd dalla mattina alla sera.

Nel tuo album di inediti, la scelta di inserire la cover de Il Teatro Degli Orrori. Come mai questa scelta?

Li  ho conosciuti con il secondo album. Un giorno ero al mare, una delle mie più grandi passioni. Ho messo il loro disco e l’ho ascoltato in loop praticamente. Era un periodo particolare della mia vita anche a livello personale. Sono rimasta colpita dalla canzone tanto che sono corsa a casa a prendere la chitarra per cercare gli accordi e poi da lì è nata l’idea di inserirla nel disco per omaggiarli.

Da sempre c’è una sorta di “lotta” tra cover band ed inediti. Tu avverti questa tensione?

Io sinceramente no. Poi mio padre suona in diverse cover band. Lui però uno che dice “No, suono il meno possibile perché dobbiamo fare spazio ai giovani!”. In realtà ci potrebbe essere spazio per tutti. A me personalmente non interessa ascoltare una cover.

Trovi che sia più “facile” farsi notare con una cover?

Sicuramente se sei bravo è più facile farsi notare e si ha più pubblico. Se fai la cover dei Queen e hai la voce, non dico uguale, ma molto simile a Freddie Mercury, avrai alla tue serate tutti i fan dei Queen. Non c’è rivalità ma è anche vero che i locali pagano di più una cover che un inedito. Per quanto, per me i soldi non sono la prima cosa, ma forse un po’ di rispetto in  più non guasterebbe.

Scrivi tu i testi delle tue canzoni e quindi in ognuno di essi  c’è un po’ di te. Ma ce n’è uno che senti ti rappresenta di più?

Paradossalmente Preghiera  sento molto mia, soprattutto in questo momento particolare. Dico paradossalmente perché il testo è mio ma la musica è di Stewie Dal Col, il chitarrista di Giorgio Canali. Non a caso è l’ultima dell’album perché per le sonorità la considero un trait d’union tra il vecchio e il nuovo album.

Sempre nella tua biografia scrivi che “combatti per fare la musicista”. Quanto difficile è emergere oggi come musicista?

Su questo argomento sarò schietta, per fare musica ci vogliono soldi. Per far diventare questa passione un lavoro, bisogna investire molto, tra strumenti, spostamenti e tutto quello che occorre per produrre un buon prodotto. Sembra un discorso materiale ma la prima difficoltà è questa.
La seconda difficoltà del musicista indipendente è che esiste una sorta di mafia latente, se non hai dietro un management con delle conoscenze, magari fai anche un buon prodotto ma non emergi perché non hai il giro giusto.
Poi ovviamente ci vuole del talento, bisogna trovare il proprio sound. Ma se uno insiste prima o poi qualcosa la smuove.

Finora, qual è stato il tuo momento di maggior gloria?

A livello emotivo, forse quando sono ritornata sul palco dopo un anno.
Poi una volta ho suonato davanti a due persone, una di loro era un signore che durante la serata ha voluto farci delle foto, tra l’altro tutte sfocate. A fine concerto ci porta in macchina e ci fa ascoltare della musica fatta da lui, meravigliosa devo dire. Poi ci racconta che aveva il Parkinson e che fare le foto per lui era una sfida. Ho avvertito in lui una grande energia, una persona che per sconfiggere il suo problema faceva cose che sarebbero risultate impossibili per uno nella sua condizione. Questo episodio non è gloria ma è stata una forte emozione.

Hai detto che hai lasciato il palco per più di un anno. Cosa ti ha spinto a ritornare in scena?

Ti rispondo con un nome e un cognome: Valentina Colombi, diventata poi una grande amica. Un giorni mi ha detto “tu ritorni a suonare”, il Circolo degli Artisti mi aveva proposto una data e lei mi obbligò ad accettare, io non volevo e lei mi disse “guarda che ce la farai”. Da quel momento ho sentito di nuovo la scintilla e mi sono resa conto che senza musica non posso stare.

A Luglio hai suonato al festival organizzato da Litfiba Chanel. Com’è stata quest’esperienza?

Bello, bellissimo! ho trovato un sacco di persone positive umanamente. Poi è stata una grande soddisfazione perché abbiamo suonato davanti ad alcuni componenti dei Litfiba che hanno partecipato con entusiasmo. E nella web radio (Litfiba Channel) ho trovato poi dei veri amici. Davvero molto bella come esperienza. Anzi  consiglio alle nuove band che si vogliono proporre di contattarli

A quanto l’uscita del nuovo album?

Ancora non lo, sto finendo di scrivere i pezzi. Poi quando avrò tutto il materiale pronto deciderò, con molta calma, tanto non mi corre dietro nessuno.

Oggi ti esibirai all’Animals. Prossime date?

Questa sera chiudiamo il tour, poi ci sarà il tour per il nuovo disco.

Un’ultima domanda e poi ti lasciamo la parola per i nostri lettori. Ma sta prof d’italiano, ma che t’ha fatto?

So che molti pensano che sia una canzone stupida, per me invece è molto bella perché ho scritto il testo come lo avrei scritto esattamente all’epoca. Quindi la prendo un po’ in giro anche sul fatto che era talmente stronza che no mi ha saputo insegnare neanche l’italiano, infatti uso l’espressione “dialetticalmente chic”… che vuol dire? Booo

Ilenia, noi ti ringraziamo per la tua gentilezza e ti aspettiamo di nuovo sul palco per il nuovo album.

Rock’n’Roll, fate tanti figli e campatevi bene! – Ilenia

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