Continua il percorso analogico, un percorso che prevede la pubblicazione di singoli raminghi (forse) e che (sempre forse) un giorno andranno a comporre un nuovo disco di inediti… a colore ci promette lei e almeno su questo siamo sicuri. Cassandra Raffaele è decisamente rock in bianco e nero o al più senza tonalità accese, figlia di un suono anni ’70 anche complice la rinnovata produzione di Roberto Villa per L’Amor Mio Non Muore e, almeno per quest’ultimo brano, l’arrangiamento di synth realizzato da Alberto Bazzoli che ha dimostrato ampia fede e legame ad un passato glorioso di immenso “pop” glamour. Si intitola “Antidoto” questa nuova canzone che non smentisce le aspettative dopo brani che hanno coerentemente seguito una direzione vintage in tutto e per tutto, tra citazioni liriche e di suono. Didascalicamente preciso, “Antidoto” è un rock propriamente detto, di un downtempo desertico, che ci rimanda alla bella tradizione shoegaze da un lato, e decisamente folk dall’altro… un antidoto contro le ferite di questa vita… chissà se basti questo. Di sicuro par esser una canzone salvifica.

Decisamente un procedere decisa in direzione analogica. Qualcuno direbbe direzione ostinata e contraria. Ti riconosci di più in questa dimensione?

Si, mi riconosco, o meglio potrei dire che ho incontrato nel mio percorso ostinato e contrario, questa dimensione, avvertendo che era quella giusta per me, in questo momento.

E secondo te in generale perché sta tornando tutto questo?

In generale, se parliamo di suoni, inizia a farsi sentire nell’aria, la voglia di ripartire dalla loro essenza, e l’analogia aiuta in questo. Oggi, con l’appiattimento del digitale, il rischio di percorrere strade qualunquiste e senza identità poetica è grandissimo. Se non si esplorano nuovi mondi, o riscoprono certi altri, si arriverà al punto che non emergerà nessun talento nuovo, sarà sempre un tutto uguale ad un tutto che già esiste. Non dico che con l’esperienza digitale non puoi tirare fuori la tua originalità, ma bisogna avere il coraggio a volte di osare, e riuscire semmai, a sfruttare tutte le esperienze, per identificare la semplicità dell’essere unici.

“Antidoto” sembra una canzone curativa… ma sottilmente sembra anche una ricetta per evitare le ferite. Cosa ne pensi?

Scrivendo antidoto, mi sono accorta di avere scritto qualcosa che ha avuto un effetto curativo su di me, e per questo, inizialmente avevo un esitato nel farla ascoltare a Roberto Villa, il mio produttore, perché era qualcosa di molto intimo, personale. Il suo feedback mi ha poi stupito, perché lui n’è rimasto da subito colpito. E così, mi sono lanciata. Penso che se un brano è vero per quello che racconta, perché racconta un vissuto, può rappresentare qualcosa in maniera universale, anche per altre persone, ed io mi auguro che Antidoto possa essere condiviso da molti.

E per chiudere il nuovo disco di Cassandra Raffaele, tra passato e nostalgie, sarà in “bianco e nero”? Ovviamente su vinile?

Al momento posso dirti che sarà a colori e il resto, lo scopriremo cammin facendo.

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