Il progetto inedito dei Casablanca nasce tra gli allori e le glorie di passate esperienze che i 4 musicisti portano con se da tanti anni ormai. Parliamo di Max Zanotti, cantante e chitarrista, di Giovanni Pinizzotto, bassista di radice classica, Stefano Facchi alla batteria e Filippo dallinferno, chitarrista e cantante. Impossibile raccontare in poche righe il passato dei singoli. Ovviamene però, come tutti, non possiamo evitare di citare Rezophonic e Deasonika ma anche grandissima parte di quella scena indie italiana spesso sfociata nel main stream da copertina. Forse ad uscire appena dalle righe è proprio il chitarrista Filippo Dallinferno anche reduce da un suo progetto solista che porta il suo stesso nome e con un passato di spiccata vena internazionale macchiata anche di blues ma non solo, sia chiaro.

Insomma, 4 alchimie non troppo distanti, 4 vite dedite al rock, quello verace degli anni ’80, insieme ad unire sotto una stessa matrice pop italiana la loro creatività. E dentro questo disco si alternano sapori di quegli anni in cui l’Italia sfornava Bluvertigo o Subsonica…oppure i sapori di quell’Italia che, senza paura ma con ingenuo entusiasmo, scopriva l’America. In rete il video ufficiale del singolo “Gelido”. L’intervista per gli amici di 100 Decibel.

Cosa lega assieme brani come “Il mio silenzio” e “Legami gli occhi” (giusto per citarne due davvero apparentemente distanti)? La parola Tradimento, come del resto tutte le tracce. Il mio silenzio parla di un prete pedofilo, la più alta forma di tradimento verso la società. Legami gli occhi parla di un eroinomane che ogni giorno tradisce il proprio corpo ed il cuore tradisce la sua mente.

La genesi di questo disco? Cos’è che davvero ne ha segnato la nascita?
Soprattutto la voglia di tornare a casa. Sentivamo la nostalgia di un certo spirito e di musica rock, stoner, grunge, chiamala come vuoi. Sicuramente di un periodo storico ben preciso. Dopo le prime 3 o 4 canzoni scritte ne vedevamo gia’ la conclusione, e’ stato piu’ facile di quello che pensavamo.

I Casablanca sostituiranno i vostri progetti personali da cui provenite o è un parallelismo in più?
Per quanto ci riguarda è la priorità ma non per questo si chiudono i progetti in corso.

In “Non lo volevo” si parla delle sconfitte personali. Mi piace quel senso di resa e di constatazione. Quanto c’è di autobiografico? Nel resto del disco?
Ci riguarda tutti, il disco e’ molto diretto e parla di cose che accadono ogni giorno, lo spirito romantico e’ un sottile velo che ricopre il tutto.

Domanda presuntuosa: prima dei Casablanca secondo voi mancava qualcosa o non importa assolutamente nulla?
A noi mancava una band come i Casablanca, non essendoci l’abbiamo formata. Alla fine però non è che ci importi molto, non si vive una volta sola. In questa vita, essendo musicisti , cerchiamo di godere il più possibile.

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