Viaggio indefinito nel mondo grunge, punk, psichedelico…l’incontro di anime e quello di elettronica. L’incontro delle radici ma anche dei dischi che vorremmo immaginarci. L’incontro poi diventa scontro ed è quello che cerchiamo con il duo denominato CARON DIMONIO. Scontro? Beh assoluta rivoluzione, mediata da una voglia incontaminata di conoscere ciò che ancora ci resta invisibile. Il nuovo disco dei CARON DIMONIO è “Solaris” ed è un cocktail assolutamente incontrollabile. Dalle cineteche d’esse alle vertigini di musica sperimentale. Su 100 DECIBEL non ci facciamo mancare niente:

Prima di tutto diteci come siete venuti in contatto con l’opera del regista Andrej Tarkovskii. Casualità o direzioni precise di evoluzione?
Ci piace come regista. Personalmente adoro Stalker, ma Solaris si adattava meglio al senso che volevamo dare al disco. In Solaris i personaggi sono in una navicella nelle vicinanze del pianeta omonimo e si trovano nella situazione di dover fare i conti con le proiezioni materializzate della loro memoria, del loro inconscio e delle loro paure che emergono durante il sonno attraverso i sogni, trasportandoli in uno stato di profondo malessere interiore. In Solaris come in Gestalt, il disco d’esordio, i testi trattano tematiche decadenti ed esistenzialiste, ma intrise di una maggior senso di solitudine connesso alla necessità di confrontarsi con se stessi e di esperirsi.

Le immagini. Un disco che si nutre di immagini. Che impatto pensiate possa avere all’ascolto di chi oggi è abituato al tutto, al subito, all’immediatezza del messaggio popolare?
Più che altro credo che il pubblico si abituato a dei testi narrativi, o peggio d’amore  Scherzi a parte anche il nostro linguaggio è abbastanza diretto. I testi non sono molto lunghi, usando un linguaggio non narrativo prevale l’immediatezza di immagini oniriche che provengono direttamente dall’inconscio. L’inconscio è strutturato come un linguaggio, è come una rete che funziona secondo una logica, anche se non è quella dell’io cosciente. Il campo simbolico da lui creato produce degli effetti sul soggetto. L’inconscio è inteso come un’altra logica che funziona all’insaputa o quasi del soggetto.

Perchè unire punk ed elettronica? Ma soprattutto come?
Nasce tutto in modo molto spontaneo. Sono generi che ascoltiamo, inevitabilmente finiscono in quello che suoniamo. A seconda dei brani può prevalere o il punk o l’elettronica, al momento rimangono le basi su cui poggia l’estetica dei Caron Dimonio. Io personalmente come compositore mi sono avvicinato maggiormente all’elettronica quando anni fa Gianluca Lo Presti il nostro produttore mi ha regalato un Korg Elec tribe.

Conosciamo “Imago Mortis” come lancio. Assolutamente privo di tutte le leggi di mercato, radiofonico quanto mediatiche. Una sfida o un assoluto disinteresse a queste dinamiche spesso limitanti e distruttive?
Direi disinteresse, non seguiamo leggi di mercato e nessuno ci pone dei limiti.. Suoniamo per stare bene con noi stessi, la musica è per noi quasi come una terapia. Ci avevano consigliato di fare una versione “tagliata”, una radio edit, ma abbiamo accantonato la cosa, ci piace così e preferiamo dare ai nostri ascoltatori un immagine il più possibile fedele al nostro modi di sentire.

Tuttavia, per quanto distruttive e logoranti, parlando proprio delle dinamiche discografiche, siete coscienti che oggi un’opera come “Solaris” vive di underground e di ascolti ben selezionati. Per quanto questo possa essere un vero obiettivo di qualità, pensiate che la cosiddetta nicchia si crea per colpa dei media o per colpa di una poca curiosità e di qualità nella massa?
Penso che sia per entrambi i motivi, ognuno si merita la sua musica, credo sia anche giusto così, però la musica in Italia godrebbe di maggior salute se i media ufficiali dessero spazio anche alla musica alternativa.

I Caron Dimonio dal vivo. Solo musica? Oltre al digitale, chi suona che cosa?
Filippo suona il basso, usa anche un flanger e un distorsore. Io canto e suono la chitarra, a seconda dei casi 2 differenti distorsioni e un Delay, poi suono anche un Korg Elec Tribe synth e drum machine.

“Nell’ora triste”. Il finale delle cose che stiamo vivendo è sempre qualcosa di triste…porta alla morte o alla rinascita?
Nella migliore delle ipotesi non sappiamo nulla di cosa ci aspetta dopo la morte. Di sicuro sappiamo solo che macchine, case, vestiti, soldi e strumenti musicali non ci serviranno più  Morte a parte, non penso ci sia una fine alle cose che viviamo intimamente o in modo intenso, parlerei più di cambiamenti o momenti di transizione.

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