Un binomio esplosivo quello previsto dalla line up di ieri sera del Postepay Rock in Roma; uno di quelle serate che prevedono training ed esercizi fisici vari per poter essere affrontate senza rischi e col “fiato” giusto. Questo perché sul palco sono saliti artisti i cui concerti sono, notoriamente, momenti di festa, che propongono spettacoli in cui ballare e saltare è quasi un obbligo contrattuale, che si contrae quando si acquista il biglietto.

I primi a salire sul palco sono i ragazzi de Lo Stato SocialeLodo (Lodovico Guenzi), Bebo (Alberto Guidetti), Albi (Alberto Cazzola), Carrots (Enrico Roberto) e Checco (Francesco Draicchio) – in apertura del Museica Tour 2 di Caparezza (Michele Salvemini). In effetti vederli in veste di “gruppo di apertura” crea un effetto un po’ straniante visto che si parla di un gruppo che proviene da un tour praticamente perenne, con oltre 200 concerti in tutta Italia e con varie date da sold out in alcuni dei più importanti club del nostro paese. E infatti quello proposto è praticamente un concerto a sé, con scaletta ridotta, ma concentrata.

Un gruppo, il loro, versatile, in cui tutti i componenti contribuiscono attivamente a realizzare la performance e in cui stabilire chi sia il frontman forse non è possibile. Il loro live è un collettivo musicale, ma anche politico e sociale. Musicale perché alla voce si alternano i vari componenti; così se Ladro di cuori col bruco viene cantato da Lodo, per Sono così indie è la volta di Bebo, mentre La musica non è una cosa seria viene cantata da Checco che suona l’ukulele per questo pezzo e Questo è un grande paese, poi, viene cantata da Lodo, Bebo e Albi. Non solo. Un collettivo musicale perché lo show non può fare a meno di nessuno dei componenti del gruppo, i quali contribuiscono tutti in maniera determinante.

Ma Lo Stato Sociale potrebbe essere paragonato anche ad un collettivo politico e sociale, perché molti sono i temi trattati durante il concerto (dal ricordo della Diaz all’omosessualità, fino ai momenti di satira sulla politica odierna); e perché “Lo Stato Sociale fa canzonette e ne va fiero”, dicono loro, ma che poi tanto canzonette non sono se si presta un minimo di attenzione ai testi, che raccontano un’epoca con tutte le sue contraddizioni e debolezze, in un modo che possa arrivare a tutti e senza mezzi termini o giri di parole. E pur essendo ospiti di un pubblico che per la maggior parte è lì per Caparezza, la band li riesce a coinvolgere e la risposta è cori, balli, salti e apprezzamenti.

Dopo di loro, sul palco va in scena il Museica Tour 2, che non è solo un concerto, ma anche uno spettacolo teatrale, uno show di cabaret, una lezione di storia dell’arte, un momento di riflessione su tematiche sociali.

Un concerto di Caparezza è tutto questo, è un format a sé che non si limita alla musica, ma che attraverso costumi e scenografie realizza un mondo alternativo in cui lo spettatore si trova d’improvviso ad essere immerso, che lo circonda e ingloba, lo tira dentro. La fantasia si mischia alla realtà, attraverso il gioco si fa riflettere e divertire allo stesso tempo, attraverso gli sketch sempre unici e con il marchio inconfondibile di Caparezza. Come è ormai noto, l’album Museica è pensato come se fosse una passeggiata in un museo, ma invece delle opere d’arte si trovano i brani di Michele Salvemini, che ce li racconta con il suo stile, in modo autentico e fedele a se stesso, per un artista che ha sempre fatto musica seguendo le sue regole e perché è semplicemente la sua ragione di vita. Questo, in fondo, si racconta nella canzone China town, eseguita a metà concerto, in uno di quei momenti in cui l’atmosfera si fa seria e le risate vengono messe da parte per celebrare attraverso questa ballata tutto l’amore dell’artista per la scrittura e la musica. E subito dopo è la volta di Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche), un’altra canzone durante la quale l’artista ci tiene a prendersi sul serio, a farla diventare un momento vero di riflessione sulla condizione dei lavoratori in Italia e nel mondo.

Un serata che propone momenti musicali sicuramente diversi, unici nel loro genere e fortemente connotati, ma che hanno in comune almeno un paio di cose. La prima è sicuramente il tema del gioco, del non prendersi sul serio per poi dire, quasi sempre, cose molto serie, nei testi e durante lo spettacolo. I due live sono due show, fatti di battute, satira, balletti, ma allo stesso tempo riescono a trasmettere messaggi di grande profondità. L’altro aspetto è quello della festa, per due concerti che tolgono il fiato (fisicamente) e che non permettono di star fermi, esigono salti, cori, urla.

Ecco il motivo dell’esercizio fisico pre-concerto, perché per una serata così bisogna essere degli sportivi, ma, ancor di più, c’è bisogno di mente e cuore aperti e si andrà via arricchiti e avendo capito qualcosa in più della realtà intorno a noi.

Setlist LO STATO SOCIALE

Ladro di cuori col bruco
Sono così indie
C’eravamo tanto sbagliati
La rivoluzione non passerà in TV
La musica non è una cosa seria
Mi sono rotto il cazzo
In due è amore, in tre è festa
Questo è un grande paese
Abbiamo vinto la guerra
Io, te e Carlo Marx
Cromosomi

Setlist CAPAREZZA

Mica Van Gogh
Abiura di me
Sogno eretico
Teste di Modì
Nessuna razza
Follie preferenziali
Comunque Dada
Il dito medio di Galileo
Cover
China town
Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)
Argenti vive
Ilaria condizionata
Non me lo posso permettere
La fine di Gaia
Vieni a ballare in Puglia
Avrai ragione tu

Encore:

Vengo dalla luna
Fuori dal tunnel
Goodbye Malinconia

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