Ospite del Club Tenco in questo nuovo Festival di Sanremo, Francesco Camin da voce al suo disco “Palindromi”: un alternative pop che galleggia tra Terra e Anima, da quel gusto melodico quotidiano si mescola a quell’impronta indie digitale che tanto ormai sta marchiando la nuova scena italiana. E poi un disco di nuove prospettive, un lavoro che cerca di oltrepassare dal “normale” punto di osservazione e mette in campo una parola cantata di finissimo gusto per raccontare il proprio “punto di vista”. E poi l’ecologia, gli alberi: questo disco ha un sottobosco di messaggi che oltrepassano la banale estetica di una strofa e un ritornello. Sono canzoni che pesano dentro una volta trovata la giusta chiave di lettura. In rete il nuovo video “Tasche”: ancora visioni e ancora messaggi, le zavorre che questa vita ci tiene dentro “le tasche” per non farci sentire liberi di esistere. Semplicemente questo…

Una domanda a bruciapelo: quanto rock ha contaminato la tua scrittura?
Risposta a bruciapelo: pochissimo. Mi sto accorgendo da poco, però, di quanto l’indole rock mi stia rapendo, non tanto nelle sonorità, quanto nel modo di approcciarmi alla scrittura. Ci può essere attitudine rock anche nello scrivere una ninnananna.

Parliamo di elettronica che sembra essere divenuta l’estetica portante di questo nuovo modo di fare canzone d’autore. Che rapporto hai con questa magica soluzione?
A me piace la musica elettronica ma non sono in grado di suonarla, o meglio non mi ci sono mai cimentato seriamente. Di sicuro mi affascina, ma mi affascinano ancora di più gli ibridi, gli intrecci tra musica elettronica e “analogica”. Un bel suono caldo di amplificatore valvolare o del legno di una chitarra acustica si sposano in maniera quasi magica con i suoni brutti e freddi delle librerie digitali!

Alberi, tartarughe e quel senso un po’ distopico che ci racconta il mondo da altre prospettive. Perché questa necessità? Come a dire che non basta più il normale punto di osservazione? O che sia sbagliato?
Normale punto di osservazione? Come a dire che ne esiste uno e basta? 🙂
Il mondo così come lo vediamo noi di per sé non esiste, ma esiste così solo in quanto ci siamo noi a guardarlo, è un paradosso ma è così, sia da un punto di vista tremendamente fisico e concreto, sia da un punto di vista diciamo più filosofico. Quindi, non esiste un punto di osservazione di per se, come non esiste un punto di osservazione giusto o sbagliato. Esistono infinite prospettive, infinite interpretazioni, infinite visioni. Io provo a raccontare le mie.

I “Palindromi” hanno un significato importante… io ci leggo un certo modo di poter tornare indietro nel tempo e leggere o riscrivere la storia da un altro lato. E torniamo a quanto detto poco fa…
“Palindromi”, il mio album, prende il nome da una visione un po’ particolare, provo a raccontarla in breve: quando le anime di due persone si incontrano nell’amore vero, cioè si toccano attraverso la sua grazia divina diciamo, è come se si fondessero fino a creare una terza entità, a se stante, che prende una vita propria, che esiste grazie ai due singoli ma diversa dagli stessi.
Questa terza “cosa” io credo sia un vero e proprio palindromo vivente, perché porta le sfumature di entrambe le anime che lo compongono e per questo lo si può leggere in entrambi i versi mantenendone intatto il significato.

Essere cantautori oggi. Bella scelta non è così? Come la gestisci l’indifferenza che soffoca chi non finisce in tv?
Se avessi voluto per forza finire in tv avrei fatto le audizioni per il Grande Fratello! 🙂
Entrare nei palinsesti della scatola magica non è tra le mie priorità, certo se capitasse sfrutterei l’occasione, ma non la cerco in prima persona.

E come posso evitare di chiederti di Sanremo? Francesco CAMIN e Sanremo: scrivi di getto quello che hai in mente…
Spiaggia, brezza mite, insalata di mare.
Suonerò al “Club Tenco” e al “Sottosopra”, due situazioni per me incredibili.
Sono onorato di calcare quei palchi proprio nella settimana del Festival di Sanremo, darò il meglio per essere all’altezza di un regalo simile.

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