Foto di Alessia Dessì, report di Luca Secondino.

Giovedì 26 marzo, teatro Quirinetta, Roma.

Dopo la tappa estiva alla Città dell’altra Economia, torna nella Capitale Bombino, chitarrista nigeriano che fa rock e canta in lingua Tuareg; la sua anima, però, è quella di un Jimi Hendrix del deserto, e se ne è reso conto Dan Hauerbach dei Black Keys, che gli ha prodotto il secondo album Nomad, uscito nel 2013.

Dall’ultima volta, il pubblico è cresciuto, e il Quirinetta è stato invaso da un’atmosfera di fusione tra diverse culture. E’ sempre interessante vedere in che modo il pubblico affronta la musica di Bombino, così etnica ma così veracemente rock. Potete chiamarla world, blues della Nigeria, ma qualunque definizione troviate, probabilmente state sbagliando. Chi si dimena come per far uscire la negatività, chi sinuosamente si lascia attraversare dal groove e chi, invece, si concentra soltanto sui ritmi disco. Tutto questo è possibile perché la musica di Bombino è un mix incredibile di stili e generi, che si muove tra la tradizione acustica e percussiva e quella elettrica e propriamente rock blues: armonica, chitarre distorte e batterie dai ritmi incessanti, ma anche percussioni nord africane e chitarre acustiche. I brani diventano vortici di ritmo, le luci si combinano con i kaftani dei musicisti, e Bombino è il protagonista del palco, signore che non dialoga con il pubblico – lo fa il suo collega – se non con il sorriso, con la chitarra e con visibile entusiasmo.

 

 

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