Decisamente rock e decisamente romantico il pop che si nasconde dentro questo disco d’esordio formato dai BOAVISTA. Si intitola “Li dove ci sono le stelle”, un vero tributo ad un periodo magico, quegli anni ’90 e 2000 che prendevano dalla terra promessa ogni ispirazione possibile prima di confrontarsi con la forma tutta italiana. In rete anche il video ufficiale del singolo “Ruggine” che a ben vedere, è uno dei pochissimi momenti davvero rock del disco… lasciando spazio, per il resto dell’ascolto, alla morbidezza che arriva dai sentimenti e da lato umano della “ruggine”.

Noi parliamo sempre e prima di ogni cosa di ROCK. Ma non solo quello sfacciato di ruggine e distorsioni… parliamo anche di quel certo modo di pensare e di vivere la musica. Allora vi chiedo: questo primo disco dei Boavista, quanto rock ha dentro le sue pieghe?
Posso confermarti che dentro ha tanto rock, con le sue mille sfaccettature. Si, perché il rock può essere vissuto in tanti modi e può essere suonato con mille sfumature. Le nostre orecchie in fin dei conti sono bombardate di rock e parlo dei nostri ascolti e le nostre playlist. Si fa davvero fatica a non inserire elementi del genere perché rientra nel nostro dna.

E poi onestamente, questo nome esotico che ci rimanda a sabbie paradisiache… come si innesta dentro un disco pop rock di periferia urbana?
Ah ah ah a…..si in effetti più di qualcuno ci fa questa domanda, ma in realtà il nome deriva da un semplice concetto. “Visti a Bologna”. Un incontro casuale fatto di amicizie in comune e artefici di questa famiglia. Magari per il prossimo disco potremmo girare un video in una bella spiaggia paradisiaca 

Musica suonata, un disco un po’ alla vecchia vista l’elettronica di oggi, spietata e imperante. Oppure siete caduto anche voi dentro questo gioco comodo dei computer?
Diciamo che in questo disco emergono entrambe le sfumature. Il bello di questa cosa è proprio poter sperimentare e vedere come dei suoni apparentemente diversi possono completarsi. Utilizziamo diversi synth, arpeggiatori, piano elettrico che si miscelano perfettamente con le chitarre rock, la batteria e il basso incalzante. In realtà questo accadeva già tanti anni fa, basterebbe citare solo i Pink Floyd che hanno aperto un mondo a tutto ciò con le chitarre distorte di Gilmour e con i synth e moog di Richard Wright.
Però ci piace pensare senza troppi paletti, poi tanto la nostra indole viene sempre fuori.

E quindi il suono che avete scelto? Io lo sento assai italiano… voi?
Ci piace ricevere feedback da chi ascolta il nostro lavoro. C’è una forte componente di musica italiana dentro ma questo sicuramente emerge parecchio dai testi cantati in lingua con un velo di cantautorato. Per quanto riguarda l’aspetto musicale ci tiriamo dietro diversi richiami dalla musica Brit e qualche solo chitarristico derivante da una scena americana.

Ed è decisamente italiano il video… posso dire che la ballerina ha l’aria assolutamente scocciata?!?!?!? :))
Ma no… il video è stato pensato in ogni singolo dettaglio fino all’espressione del viso della protagonista. La ballerina “Ilaria” durante le riprese ci ha restituito perfettamente quello che volevamo. Ha trasmesso la tensione di chi si trova di fronte alle avversità della vita e lotta con tutta se stessa per poterle superare a prescindere dalle circostanze. Sicuramente uno scenario italiano dove nel “Bel Paese” pieno di contraddizioni si combatte continuamente per poter far ascoltare la propria voce soprattutto nel campo dell’arte.

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