Si intitola “Tutto finirà bene” ed è, a suo modo, un nuovo inizio per i Blastema che, da Sanremo a tour italiani, di strada e di cose da dire ne hanno tantissime. Un nuovo disco che cade per l’appunto a segnare un nuovo profilo spirituale e intellettivo, musicale sicuramente avendo affrontato con maggiore gusto e maturità l’uso dell’elettronica Il pop dei Blastema è sempre tanto personale e riconoscibile quasi a priori unito al marchio di fabbrica che è la voce di Matteo Casadei. Un nuovo inizio per la forma musica dei ma anche per il matrimonio con la Ostile Records che succede ai colossi che li hanno guidati fino a Sanremo. L’intervista per gli amici di 100 Decibel:

BLASTEMA di oggi. La prima grande novità stilistica di questo nuovo lavoro discografico?

La prima cosa che si avverte già al primo ascolto è una evidente integrità di produzione.

Già nello “stato in cui sono stato” la produzione artistica di Alberto aveva dato una cifra stilistica molto evidente ad un disco che per congenitismo non si presentava del tutto omogeneo. Questo ultimo lavoro, invece, è indiscutibilmente più compatto, nei temi, nei suoni, nei contenuti; é anche paradossalmente un disco più semplice, per quel che riguarda il modello compilativo dei pezzi, ma anche estremamente complesso per quel che concerne la miscellanea tra suoni, arrangiamenti, dinamiche e testi.

E poi la nostra passione per i sinth e per un certo approccio elettronico in questo disco è stata definitivamente rivelata, con nostra somma soddisfazione e, speriamo, di chi ascolta questo disco.

In radio con “Orso Bianco”. La realtà che ci circonda è così irreale. Ovvero?

Ovvero partendo dal concetto che “una informazione falsa se recepita come vera avrà effetti reali”, irrimediabilmente si arriva ad una riflessione sull’uso e sull’abuso della comunicazione di massa.

Basti pensare alla trasformazione della politica italiana dopo l’avvento del berlusconismo fino all’arrivo di Renzi; la politica affonda ad un livello che non ha più niente di riferibile alla sfera ieratica e sublime che la responsabilità filosofica morale ed etica legata a questo concetto comporta; avverse fazioni si affrontano con la stessa dinamica con cui si affrontano le tifoserie all’interno di uno stadio, le comunicazioni avvengono a spot, lepidi, fugaci, in successione continua,  attraverso canali informali, de-istituzionalizzati, così da poter scomparire ed essere dimenticate in fretta, lasciando solo strascichi emotivi, senza prove di merito.

In questo scenario decidere se quello che ci circonda sia una finzione reale, o una realtà fittizia, diventa  molto difficile, praticamente impossibile.

Come mai tante distorsioni in questo disco?

Non più del solito, magari un po’ diverse. Nelle chitarre in molti episodi Alberto ha preferito usare una distorsione in linea, per dare più spazio alle sonorità dei bassi, in questo disco determinanti( e pure loro spesso distorti).

La scelta della distorsione nella voce segue anch’essa la stessa logica: incastrare una voce particolare come quella di Matteo all’interno di un contesto sonoro così articolato senza alterarne l’equilibrio, alle volte può risultare complesso.

l’uso delle distorsioni fa in modo che la voce riduca il suo spazio sonoro, che sia sempre udibile e che acquisisca un carattere più incisivo e quando hai tante tracce in campo, una scelta del genere, anche se estrema, può risolvere un bel po’ di problemi.

Quanta denuncia e quanta rabbia c’è dentro questo disco? Autobiografica?

Nessuna denuncia, nessuna rabbia. Piuttosto disillusione, ma anche pervicacia. Dopo tutto noi siamo quelli che non si arrendono mai e che per diritto etimologico sono “materia rigenerante”.

BLASTEMA e Sanremo? Un divorzio o un arrivederci?

Crediamo sia stata una bella sveltina, di certo non era amore. Però, vuoi mai, nella vita l’occasione fa l’uomo ladro…

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