Evoluzioni in corso per cambio di stile, nome e genere per gli Heavenshine, ex Marshall. Cambiamento di stile che ha portato all’arruolamento tra le fila della band del soprano Miriam Cicotti. Ed è proprio la voce della Cicotti una delle peculiarità del gruppo che propone un prog tecnico e atmosferico con venature quasi psichedeliche grazie alle evocative note toccate dalla soprano. Black aurora è la prima prova ufficiale del combo  prodotto da Gerardo Cafaro (organizzatore ed art director del noto Agglutination Metal Festival), e dalla Self/Fuel. Ad affiancare i tre membri fondatori Marco Signore: tastiere, voce, Lino Mazzola: batteria, Ly Holestone: basso sono arrivati le due asce Giuseppe Vittoria Dardano e Giuseppe Pandolfi. Sono proprio le linee delle chitarre ad appesantire e intricare i tappeti sonori degli Heavenshine.

Apre il disco Atlantis Reloaded con un incedere epico e a tratti wagneriano. Il richiamo alla musica classica non abbandona il pezzo e la voce della Cicotti ottimamente si accosta all’andamento generale. Nota di rilievo il lavoro di Ly Holestone al basso che evidenzia un gusto ed una perizia notevoli. Dopo l’epica cavalcata a perdifiato la chiusura è affidata alle tastiere di Signore.

Sempre le tastiere aprono Bean Sidhe. Peculiarità rimane la voce del soprano che dona all’intero full lenght carattere e riconoscibilità.

Trascorso il minuto e trenta di Bean Sidhe si entra nel mondo della title track.

Black Aurora. L’intro a doppia voce accompagna subito in un mondo in divenire. La base strumentale rimane decisamente prog con cambi repentini che trovano il filo rosso nei testi e nella voce. Da sottolineare il lavoro di Lino Mazzolla. Sempre capace di offrire il giusto supporto agli altri strumenti con accompagnamenti non scontati che evidenziano un ottimo gusto. Da evidenziare ancora lo scambio tra Marco Signore e Miriam Cicotti sul finire dei sei minuti e trenta del pezzo.

Si passa poi a Dreamscape dove è ancora una volta la voce femminile a fare da padrona. Ben appoggiata da una base in evoluzione con cambi di andamento e atmosfera, Cicotti eleva l’ascoltatore ad un piano decisamente più etereo. Decisamente degno di essere segnalato il cambio centrale, inaspettato e molto ben riuscito con armonie non canoniche.

Si giunge così a metà del percorso. Phantom of the opera fa da spartiacque tra le due parti. Coinvolgente e ben circostanziata l’introduzione strumentale. Ottimo bilanciamento tra chitarre e tastiera. Il brano evolve come opera comanda essendo tratto direttamente dall’opera teatrale. Le voci di Signore e Cicotti si rincorrono per tutta la canzone creando armonie significative ed evocative.

Sutekh hetep è un interludio di poco meno di un minuto che richiama atmosfere mediorientaleggianti.

When the father lion mirrors the stars è il passo successivo. Buon lavoro delle due chitarre che creano tappeti mai eccessivi e sempre ben strutturati coadiuvati dalle tastiere. Inattesi a ben riusciti cambi di tempo e scambi tra la voce maschile e femminile. A solo che esula dal genere strettamente connesso ma che richiama sapori decisamente più hard rock fino all’inatteso cambio orientaleggiante.

Fear me, traccia oscura, dominata da un riff di tastiera che crea un’atmosfera chiusa e darkeggiante in piena linea con il testo. Ottimo il brack centrale che arrivo dopo una cavalcata elettrica e rimette sugli stendardi la voce del soprano. L’atmosfera pur rimanendo decisamente oscura, si fa più rarefatta introducendo un a solo di chitarra lento e pieno di feeling.

Nona traccia Embrace the sun che potrebbe essere considerata la ballad del cd. Introduzione di piano e voce cui lentamente si aggiungono la batteria e la voce di Signore. Il tutto nel rispetto dello stilema progressive che vede l’ingresso a seguire di tutti gli strumenti. Ottimo lavoro di batteria che esula dagli schemi imponendo all’ascoltatore attenzione ai passaggi di accompagnamento.

Si giunge così a Sang real, penultimo brano del full lenght, che forse nell’insieme è quello che meno lascia il segno. Ottimamente suonato e ben strutturato, ma non riesce a mantenere il livello degli altri.

La chiusura del disco è affidata ad uno strumentale. Lucania. Il brano mette ben in evidenza capacità tecniche e caratteristiche stilistiche degli Heavenshine che terminano così un disco ambizioso, ben prodotto e suonato. La voce di Miriam Cicotti è una scelta decisamente azzeccata ma in alcuni casi può risultare un’arma a doppio taglio rendendo i brani poco differenziati e indebolendo la validità dell’insieme. 

 

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