bmc

Big Mountain County – Breaking Sound
Gas Vintage Records
(2015)

Recensione a cura di: Nick Matteucci – Twitter: @MrNickMatt

I Big Mountain County (BMC) sono come un seme, piantati a Roma ma con provenienze differenti (Catania e Pescara), hanno iniziato a germogliare dopo aver affondato le loro radici nella scena underground capitolina, fino ad uscire allo scoperto, facendo arrivare i propri rami, le loro foglie ed i loro fiori non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, grazie ai passati tour continentali.
Breaking Sound è il loro frutto, appena nato e già così succoso, saporito ed inebriante, un lavoro di pregevole fattura che proietta la band in orbita, verso la galassia della scena psych europea che conta, al cospetto delle stelle più luminose.
L’album segna anche una svolta di maturità provata non solo dall’aver trovato un’identità sonora riconoscibile e caratteristica, ma anche dal saper svariare sia tra le sonorità peculiari del genere, sia nello spingersi oltre i confini delle peculiarità stesse, senza doversi necessariamente attenere a delle regole o dei dettami stilistici predefiniti.
Il risultato sono 9 brani con una ricchezza di spunti che, se da un lato non lascerà sicuramente delusi gli estimatori della psichedelia, dall’altro si apre e tende la mano anche all’ascoltatore casuale, grazie ad una certa orecchiabilità che però non va a scapito dell’imprevedibilità dei pezzi.
I rimandi e le ispirazioni svariano come se ci si trovasse in una dimensione musicale senza tempo, fluttuando dai più recenti Growlers ai classici Velvet Underground, passando anche per momenti e sessioni dal sapore più torbato e crepuscolare in stile Black Rebel Motorcycle Club.
Tra i pezzi più incisivi spiccano senza dubbio l’apripista I’m Satisfied, fresca e portentosa come una piacevole sveglia in un dì di festa, mentre la title-track è tra tutti il pezzo che dimostra di più la versatilità musicale della band, forte di tanti connubi ben riusciti, come gli intrecci tra la voce dell’estroso frontman Alessandro Montemagno con quella della special guest Paola Mirabella (sorella del batterista Bruno, noto anche per la sua militanza nella band Le Mura) e gli spunti di Alessio Toro alla viola (presente anche nei brani Conflict Resolution Part I e Farewell).
Più di un brano è strutturato con una formula in crescendo, sia ritmico che strumentale, più simile ad un vero e proprio “decollo” come nei casi di What Do You Think? e di One More, caratterizzate da sonorità ammalianti e suadenti in apertura, come gli occhi ipnotici di un serpente che si avvicina lentamente per poi sferrare il suo attacco, avvolgendo l’ascoltatore in un vortice sonoro delirante, sostenuto dal preziosissimo apporto di Wolfman Bob al basso e di Francesco Conte, che si divide tra chitarra e organo. Tra le collaborazioni e gli innesti strumentali di cui quest’album è stato arricchito (tanti ed azzeccati) una particolare nota di merito va fatta per il wurlitzer in Make A Move, una vera chicca, suonato da Daniele Salomone.
Appartiene a questo “filone” anche il brano scelto per il videoclip, About A Clown, che si apre con un mood lisergico che va via via intensificandosi fino al tumultuoso finale. Un gioco di che piace ai BMC questo di volare bassi, a pelo d’acqua per poi ergersi volteggiando nel cielo, con evoluzioni e piroette musicali più o meno intense, come nel brano che chiude il disco, Farewell, che si mantiene su un mood più dolce e che, una volta terminato, invoglia l’ascoltatore a ripartire dall’inizio, come un fresco cocktail assaporato sulla riva del mare, con la brezza ad accarezzare il viso, che fa venir voglia di volerne ancora.
Chi ascolterà Breaking Sound rimarrà difficilmente deluso e faticherà a toglierlo dal proprio lettore o stereo, anzi, con la bella stagione alle porte è un serio candidato ad essere il disco dell’ estate.

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