Beppe Dettori, dai cartoni animati ai Tazenda, a quella meravigliosa versione di “Halleluja” di Cohen che non ha alcun carattere di presunzione e di innovazione ma fa solo pregiata mostra di pulizia e umiltà. Ecco i tratti inconfondibili di un artista che mi ha sempre colpito proprio per la sua delicata efficacia con cui si è mostrato al pubblico, senza mai fare la prima donna in pompa magna e senza peccare di un’arroganza da professionista che – a conti fatti – avrebbe avuto anche ragione di sfoggiare. Con piacere ascolto questo “nuovo” lavoro che intitola “@90” dalla storia assai strana: lui e Giorgio Secco diedero vita a queste canzoni alla fine degli anni ’90 e solo ora, senza alcun artificio tecnico di riqualificazione, viene reso pubblico. Disco in cui ovviamente si celebra a pieno quel suono e quel modo di fare canzone, un pop che proviene dal tempo delle adolescenze romantiche, semplice di arrangiamenti ma anche arrogante di un rock che a quel tempo ci veniva regalato dall’America… canzoni di una lirica d’autore che sta in bilico tra il messaggio diretto e la soluzione poetica… e poi l’abitudine di prendere derive in lingua inglese o anche quel rendere omaggio ad un grande collega che prima di lui e per lui segnava il percorso in modo indelebile. Ed infatti in questo “@90” troviamo “Monnalisa” (scritto tutto attaccato) come singolo di lancio corredato di videoclip che mettiamo a seguire… perché erano quelli i mesi in cui ci lasciava Ivan Graziani. Insomma: tutto questo oggi, tutto questo a distanza di 20 anni… e sembra non essere passato un giorno.

Beppe Dettori: davvero a te riconduciamo mille sfumature di genere stilistici, dal pop alle contaminazioni di genere. Questo è un bel disco di quel pop d’autore che ha segnato un’epoca. Oggi secondo te torna di moda o è totalmente fuori contesto? Sempre come genere…
Alcuni hanno definito il progetto “Cult”, perché riporta uno stile sonoro sincero e sanguigno. Non credo che sia un progetto di tendenza. È totalmente fuori da quelle che sono le produzioni POP di oggi. Lo abbiamo voluto pubblicare perché lo vogliamo suonare LIVE. C’è da constatare, però, a prescindere dalla bellezza o no dei brani di “@90”, che è stato realizzato ed eseguito molto bene e che comunque sembra, nonostante “l’età”, molto attuale.
È spaventoso? Forse…forse lascia trapelare una certa stasi artistica/creativa? È possibile.

Ovviamente ci avrai fatto caso ma ti chiedo: abbiamo notato tutti com i suoni siano attualissimi ancora oggi. Si è persa un poco la magia che era solo degli anni ’90 o siamo noi che in questo futuro non sappiamo editare un suono che lo rappresenti e quindi utilizziamo sempre quelli del passato?
No, non credo che ci sia l’incapacità di editare un suono…sono cambiati i codici e la qualità dell’ascolto…oggi mp3, qualità pessima e grossolana, che rispecchia un po’ il baratro artistico nel quale “sguazziamo”. Si fatica a definire “il bello” se non hai almeno 1 milione di visualizzazioni. Lo spirito critico viene ucciso dalla sentenza dei LIKE. Un po’ di magia e immaginazione si, si è persa.

A proposito di futuro: con queste nuove macchine come e quanto avete ritoccato i master finale?
STEFANO CASTI è l’ingegnere del suono che ha fatto la magia e ha riesumato il progetto ibernato da 20 anni…dandogli vita. Esattamente alla fine del 2018.

Ma era un disco nato in analogico o in digitale?
Prima registrato in analogico, poi passato nello studer (outboard analogico)

Canzone d’autore e pop rock: verso dove ti dirigi per costruire la tua casa?
Esattamente nelle due direzioni miscelandole. Almeno, ci abbiamo provato.

https://www.youtube.com/watch?v=Covrp9d3MjA

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