Suoni latini, reggaeton e sfumature dance si uniscono e si fondono nel dirompente disco. Ecco come esordisce il suo comunicato stampa ed è esattamente quello che troviamo ascoltando questo nuovo disco della cantautrice e ballerina BELITA. Nuova release, un’autoproduzione registrata presso il Massive Art Studio di Milano. E noi aggiungeremmo anche qualche forte deriva di “avanguardia” – le virgolette sono d’obbligo – sempre tenendo presenti quanto sono severi o quanto ci appaiono tali i dettami che questo genere richiede senza margini di compromessi. Tanti i video che troviamo in rete e ad esempio, a ragione di quanto detto, peschiamo “Tribu” come bandiera di questi preziosi fuori pista di stile che Isabella Dall’Agnese (questo il suo vero nome) ha saputo dare ad un genere oltremodo conosciuto e – per tanti versi – assai inflazionato dal mercato internazionale. A fine intervista anche il video dell’ultimo singolo estratto dal titolo “Comando”.

Ci colpisce molto in questa produzione, nei suoni soprattutto, la non facile armonia che avete raggiunto tra il conformismo internazionale e le origini popolari. Un bel cocktail complimenti. Ce ne parli?
Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre avuto un gusto eclettico per la musica. Durante la mia adolescenza, però, sono stata influenzata da canoni più commerciali, per cui il mio obiettivo è quello di proporre una musica che incarna le mie origini, utilizzando un linguaggio che sia fruibile.
I contenuti musicali e del testo sono fondamentali per far capire le mie origini.

I suoni della tradizione, e mi riferisco in particolare a “Tribu”, sono reali o sono stati campionati in qualche modo?
Per quanto riguarda “Tribu” nello specifico, trasuda questo fatto della contaminazione che è importante, perchè caratterizza molto il “sound” e lo rende anche più interessante secondo me.
In questo caso sono dei campionamenti, quindi sono tracce che sono state cercate appositamente anche per il contesto del video, utilizzando la tecnologia che abbiamo a disposizione.
Il bello della contaminazione è il fatto di poter sentire in una canzone che potrebbe essere dance, un coro molto legato alla cultura indigena o brasiliana.

A differenza di tanti artisti e artiste del genere, tu sei molto legata alle tue origini pur avendo metà “sangue” in Italia. C’è anche un motivo particolare che ti lega al Brasile – oltre agli aspetti meramente familiari?
Sono molto legata alle mie origini, e a livello musicale, sia l’Italia che il Brasile sono due potenze.
Il motivo per cui sono legata al Brasile è per il modo affettuoso e accogliente della sua gente.
Per quanto riguarda la musica, è un paese molto grande, quindi di regione in regione gli stili cambiano completamente, creando così un’enorme ricchezza culturale musicale.

Notiamo una vera e propria evoluzione tra il singolo “Agora Ou Nunca” e questo disco… sbaglio? Che cosa è accaduto?
Senza dubbio è stato un grande processo evolutivo come cantautrice.
Come in tutte le professioni, la disciplina e la dedizione hanno un ruolo fondamentale.
Grazie al mio lavoro posso fare ciò che amo di più al mondo: cantare. Questo è possibile anche grazie all’appoggio e aiuto della mia famiglia e dei professionisti che altrettanto amano il proprio lavoro. Con ciò, il risultato positivo è garantito. Oggi, con il mio primo album, osservo che durante questo anno lavorativo, sono maturata e riesco a sviluppare con più sicurezza tutto il processo creativo.

Di nuovo ritroviamo la Massive Arts di Milano, ormai il tempio per questo genere di produzioni. Come vi siete incontrati?
Ho iniziato a frequentare il Massive Arts Studios, cinque anni fa, quando mi sono trasferita a Milano. Cercavo uno studio di registrazione, il migliore dal mio punto di vista, per incidere delle cover e da lì è iniziato il mio percorso lavorativo con loro, i quali sono la mia seconda famiglia.

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