La viralità oggi è la nuova forma di comunicazione e di marketing. Ma è anche il nuovo teatro di scena dove incontrare i suoni e le liriche dei cantautori di questo futuro. Se prima era un Folk Studio e una chitarra, oggi non deve sembrar strano che il palco è quello di YouTube… per quanto la chitarra resti. Ed è dalle intimità di camera su che Asia Ghergo, voce e chitarra, ha stregato migliaia di persone arrivando ad aprire i concerti dei più grandi della scena indie italiana. Ed il suo primo disco di inediti non si è fatto aspettare: esce “Bambini elettrici” per la Volume! in cui troviamo quella voce che abbiamo conosciuto ma con un piglio di resistenza maggiore, con quel profilo che appena si incupisce, si colora di blues. Ed il suo disco “sociale” inevitabilmente parla delle dinamiche quotidiane di oggi, dunque di queste nuove generazioni schiave e drogate di tecnologia… e della loro bellezza che si vuole nascondere e ignorare ma che dovremmo riscoprire ora. In rete il video di “Angeli”, metropolitano a suo modo come tutto il sound di questo primo disco di Asia Ghergo.

Noi parliamo di Rock più facendo riferimento al concetto di modo di vivere la musica e di scriverla… che come genere in se. E allora ti chiedo: quanto rock c’è dentro questo tuo primo disco?
Anche per me il rock è questo, cioè per me rock n roll è fare come mi pare, è buttare la mia anima a capofitto in quello che sto facendo, senza mezzi termini, senza pensare se potrà piacere agli altri o meno. Poi ovviamente c’è il genere in se, con tutti i suoi capisaldi, e io ho avuto la fortuna di essere educata alla buona musica. Papà mi veniva a prendere a scuola con i Foo Fighters a tutto sullo stereo della macchina, sono innamorata di quel sound, ed io ho voluto mettere un po’ del mio background in giro per il disco, qua e là, spero si noti.

Nell’era di oggi, nell’era dei social… secondo te com’è cambiato il concetto di rock?
Ah beh, oggi secondo me c’è sempre meno gente che ascolta rock. Per lo meno, i ragazzi della mia generazione, oppure quella di mio fratello che è del 2004 per esempio, ascoltano tutt’altro. C’è la trap, c’è quel misto tra hip hop e pop, il graffiti pop che sta andando molto, c’è l’elettronica, così che il rock lo considerano come “datato”, pensano sia il genere di musica che ascoltavano i loro genitori. È un peccato.

“Bambini elettrici” ha quel retrogusto di voce che mi rende un poco nostalgico e un poco mi fa pensare alla resa. Sbaglio?
“Bambini elettrici”, se devo essere sincera, per me è un’ immagine: io e i miei amici, a 16 anni, che dopo una festa devastante a casa di una nostra amica, prendiamo una coperta, ci stringiamo tutti per starci dentro, e andiamo a guardare l’alba con una ciotola di pop corn.”Bambini elettrici” per me è fame di vita, di esperienze, è la voglia di essere ribelli ma per il puro gusto di esserlo. È amare e non importa chi e come, è volersi bene, è meravigliarsi di fronte alle piccole cose, e darsi un pizzicotto a vicenda come per dire “è tutto vero, e ricordiamocelo per sempre”.”Bambini elettrici” è essere se stessi al massimo delle nostre potenzialità.

Raccontaci questa copertina assai particolare. Un collage di sensazioni e di tempo… ecco lo vedo anche come un collage per raccontarci il tempo. Tu che dici?
Questa copertina l’ho fatta apposta così, perché doveva rispecchiare il disco a 360 gradi; e siccome nel disco ci sono IO a 360 gradi, ho fatto un collage di tutte le cose che mi piacciono e che mi hanno sempre rappresentata: un arcobaleno, perché amo follemente i colori e per ricordare la bandiera lgbtq a cui sono molto legata, glitter, fiorellini e stelline qua e là; non mancano i miei amati girasoli in una foto a cui tengo tantissimo, scattata da me quando ero più piccola, un poster punkeggiante (prima di essere “indie” mi definivo “punk” lol), l’immagine di un fuoco, che richiama appunto la mia anima più rock, infine una finta polaroid con la mia faccia, per non farci mancare niente…

A chiudere: perché “Bambini elettrici”? Non era meglio “Bambini digitali”?
Assolutamente no. Bambini digitali mai nella vita. Io sono nata nel 1999, e mi prendo i miei diritti di essere ancora legata al passato ahahaha. A parte gli scherzi, io e la tecnologia probabilmente siamo due mondi a parte, io amo tutto ciò che si fa con le mani, tutto ciò che è umano, cosa che oggi si sta perdendo molto. Anche solo il fatto che le persone vengono giudicate non più per chi sono davvero, ma per i loro profili instagram, questa è una cosa spaventosa. Se non hai almeno 1000 followers non sei nessuno. Bah bah. Non sono d’accordo. Elettrici, perché l’elettricità è qualcosa che ti scuote, è una scarica che ti fa aprire gli occhi, ti fa rendere conto di quello che stai vivendo, ti fa alzare gli occhi da quel cellulare.

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