OvO_Abisso

Il 1°Novembre hanno presentato all’Angelo Mai il loro album, dando il via all’Abisso Tour. Un lavoro di rinascita e scoperta, meraviglia, stupore, ardare e passione. Se l’Abisso vi ha sempre fatto paura, adesso con gli OvO prende un altro significato, diventando un luogo in cui tutto sommato ci si sta bene.

Ciao ragazzi e benvenuti tra i pixel di 100Decibel.

In primis toglietemi una curiosità, anche se a questa domanda avete risposto mille volte… OvO: perché?
Sì, in effetti abbiamo risposto mille volte, quindi saremo brevi. Perché è bello da scrivere.

Il 1° Novembre avete presentato all’Angelo Mai il nuovo album, Abisso uscito il 4 Novembre. Vi lascio la parola per presentarcelo.
Urca, questa invece sarebbe una domanda che richiede una risposta-fiume. Cercheremo di limitarci. E’ un disco che ha avuto una gestazione molto lunga, con il quale volevamo esplorare strade nuove, ma che ha preso il largo molto presto, portandoci spesso oltre le nostre stesse aspettative, in territori sempre più impervi. Ad un certo punto ci siamo guardati indietro ed abbiamo visto che eravamo andati lontano, eravamo sprofondati in un Abisso, da cui non avremmo potuto tornare come prima. La nostra musica era cambiata tanto, e ci piaceva troppo. Ci siamo lasciati trasportare e poi cullare ed abbiamo capito che in questo Abisso ci stavamo bene.

Rispetto ai vostri lavori passati, cosa dovranno aspettarsi i vostri fans?
Una maggiore complessità. Prima facevamo del minimalismo della nostra strumentazione una bandiera. Il nostro era un approccio punk. Ora abbiamo scelto di dare ai pezzi una maggiore possibilità di evolversi, mantenendo un approccio piuttosto aggressivo ma sempre più rituale. L’utilizzo di elettronica e synth è l’elemento più evidente, ma anche Stefania ha cambiato completamente il suono della chitarra, ed abbiamo utilizzato campioni e field recordings. Infine la produzione di Giulio “Ragno” Favero sottolinea sicuramente questa evoluzione.

Ascoltate Abisso perché….”?
Direi “Ascoltate Abisso SE…”. Se per voi la musica è qualcosa che deve coinvolgere, sfidare, sorprendere, e non una facile tappezzeria di sottofondo.

Cos’è l’abisso per voi?
Come abbiamo scritto sopra, è qualcosa in cui ci siamo ritrovati e in cui abbiamo deciso di restare. Trovando poi molti spunti interessanti anche a posteriori, analizzando quello che avevamo fatto ed il suo significato. Pensa che tra i significati di Abisso c’è anche l’utilizzo di questa parola come sinonimo di Inferno. E, in araldica, indica il centro dello stemma, detto anche Cuore. Ed ecco che anche il collegamento con Cor Cordium, il nostro disco precedente, è fatto. Tutte le tappe di un percorso hanno un collegamento ed un senso.

Finalmente a volto scopeOvO_Abissorto. A cosa è dovuto questo cambiamento?
È dovuto proprio a questa consapevolezza di non ritorno, di un cambiamento che trasfigura, ma che rivendichiamo fortemente, tanto da volerlo affrontare a volto scoperto.

In passato avete collaborato e continuerete a farlo con diversi artisti. Ma c’è una collaborazione che vi ha segnato particolarmente?
Sono state tutte belle. Ricordo in particolare le prime, quelle con gruppi cha magari oggi non esistono nemmeno più, ma che ci hanno insegnato a stare in tour e a sopravvivere alle mille problematiche della vita on the road, oppure quella coi Rollerball, datata 2001. Da allora loro sono e restano la nostra American Family.

Il vostro genere musicale, come voi stesse affermate, è di difficile catalogazione. Qual è la risposta del pubblico italiano?
Ogni sera il pubblico è diverso, ci sono troppe variabili per definire qual è la risposta del pubblico italiano. Posso dire in generale che il pubblico americano è più disponibile a farsi sfidare, è più aperto ed entusiasta di fronte all’inusuale rispetto a quello europeo.

E all’estero? C’è un’apertura mentale diversa per le vostre sonorità?
Come ti dicevo, troviamo in America una maggiore voglia di sperimentazione, mentre talvolta capita in Europa di percepire come un tentativo di difendersi da noi, dall’ignoto. Nel Nord Europa questo si manifesta con la freddezza, nel Sud dell’Europa invece può prendere le forme della strafottenza, ma ha la stessa origine. Invece il pubblico americano è più disposto a farsi coinvolgere e sorprendere. Ma sono tutte generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano. Come dicevo, ogni sera è diversa dall’altra, lasciatelo dire da un gruppo che ha fatto più di 700 concerti in 3 continenti..

Voi che girate il mondo, com’è fare musica all’estero? Ci sono le stesse difficoltà che s’incontrano qui o lì è più facile?
Ci sono difficoltà diverse, ma ti assicuro che è difficile ovunque. Se esistesse un posto dove è facile l’avremmo scoperto tutti.. Anzi, ti dirò che l’Europa è ancora il posto dove fare musica è più remunerativo, e l’Italia non fa eccezione. Nel Nord e Centro Europa magari riescono ad avere più fondi pubblici, ma in Italia c’è un’imprenditoria rock che, quando è onesta, meriterebbe un monumento. Per non parlare degli squat, che mantengono vivo un altro ideale di musica non meno meritevole. Il sistema anglosassone invece è spietato: i gruppi sono carne da macello senza alcuna garanzia, perché lì la concorrenza è talmente tanta che, prima di poter accampare qualunque richiesta, devi essere veramente qualcuno. Quindi non si pensi che “di là sia più facile”. Non lo è affatto.

Ci sono delle influenze nei vostri brani?
Certo, tutto quello che ascoltiamo e tutto quello che ci circonda. Ascoltiamo musica a 360° e la trituriamo nell’Ovizzatore per farne qualcosa che diventa solo nostro.

Come nasce un brano degli OvO?OvO_Abisso
Di solito da un pattern di batteria su cui poi Stefaniavede” qualcosa. Lei ha un processo abbastanza personale, simile a quello che utilizza nel disegno. Quando ha davanti un foglio di carta bianco lei “vede” già il disegno che andrà a fare. Non lo pensa prima, lo “vede” sulla superficie. Con la musica è la stessa cosa, raramente un pezzo parte da un suo riff (anche se è successo con pezzi che poi sono tra i cavalli di battaglia degli OvO, come Ostkreuz o Crocevia): di solito ascolta il mio pattern e “sente” quello che poi andrà a suonare e cantare.

La data all’Angelo Mai ha aperto l’Abisso tour. Com’è stata?
Una bellissima serata con concerti molto diversi tra loro ma sempre stimolanti, tanta gente e la cornice bellissima dell’Angelo Mai.

Bruno e Stefania, vi ringrazio per il tempo che ci avete dedicato e vi lascio l’ultima parola per salutare i nostri lettori.
Vi aspettiamo ai concerti che ci terranno in giro per l’Italia per tutto Novembre e Dicembre, e poi in Europa a Gennaio e Febbraio. – OvO

Per saperne di più:
https://www.facebook.com/pages/OvO/199733020041914?fref=ts

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