Arturo Magnanensi, in arte ARTURO, è un cantautore di 19 anni di Arezzo che debutta con il suo primo singolo My Fault per The Garage. Lo abbiamo incontrato per fargli alcune domande sul brano e sulla sua musica. E si è raccontato così.

Ciao Arturo, siamo felici di poterti ospitare fra i nostri pixel. Vorrei iniziare la nostra chiacchierata chiedendoti di raccontarci un po’ di te. Chi è ARTURO? 

Ciao a tutti, è un vero piacere anche per me. Arturo è un ragazzo di 19 anni, che da un po’ di tempo a questa parte si è messo in testa di voler fare il musicista, e ha iniziato a mettere tutto se stesso per raggiungere questo obiettivo. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di musicisti che mi ha sempre sostenuto e mi ha dato quelle poche “dritte” fondamentali per buttarsi a capofitto in questo mondo.

Da poco è uscito il tuo primo singolo My Fault, dicci qualcosa in più su questo brano. 

My Fault è un brano in inglese molto particolare, sia dal punto di vista musicale che del testo. Si tratta infatti di un brano in 5/4, e cioè un tempo dispari. Per chi non è “del mestiere”, questo significa che ascoltando o ballando il brano, invece di contare mentalmente da 1 a 4, come con la maggior parte delle canzoni, è necessario contare da 1 a 5 perché la canzone “torni” ritmicamente. A una prima impressione può sembrare “zoppa”, ma una volta capito l’andamento ci si rende conto che non è così.

Il testo, invece, guarda con sarcasmo a una storia d’amore che sta fallendo, con la ragazza che incolpa il fidanzato per tutto quello che non va nella propria vita, ingiustamente. Ci sono però, nella seconda parte del testo, alcuni “indizi” che fanno capire che forse io sto fornendo un punto di vista “di parte”, e le cose non vanno proprio così come le descrivo.

Dopo questo primo singolo, c’è in programma un album o un EP?

Sì, sto lavorando con la The Garage ad una serie di brani che andranno a comporre quello che sarà probabilmente il mio primo album. Non abbiamo ancora deciso se sarà interamente in inglese, interamente in italiano, o un misto fra le due lingue; ma di sicuro sarà fresco, innovativo e divertente.

Quali sono i tuoi progetti e i tuoi sogni per il futuro? 

Io spero semplicemente di poter continuare a comporre e a produrre musica per molto tempo, e creare qualcosa che possa far divertire, emozionare e “liberare” chi mi ascolta o mi ascolterà.

Che cosa rappresenta per te la musica e come nasce la tua di musica?

La musica è arte, e cioè l’unica cosa buona che il genere umano riesce a fare. Cambia e modella le nostre personalità ed è un solido appiglio a cui affidarsi nei momenti di difficoltà.

La mia musica non nasce sempre nello stesso modo, a volte scaturisce da una melodia che ho in testa, a volte da un quadro o da un film, altre volte da un ritaglio di frase sentito per caso per strada. Ed è proprio questo il bello: l’imprevedibilità.

Dovendo scegliere, qual è lo strumento da cui ti senti maggiormente rappresentato e perché? 

Nonostante il basso sia lo strumento che ho suonato di più, sento di essere più “vicino” alla chitarra, perché è quello più versatile fra tutti gli strumenti. Può essere suonata per accompagnare una melodia intima al lume di una candela, oppure può ritmare una serata estiva fra amici, così come può essere usata in modo impeccabile in migliaia di altre occasioni. E’ un po’ il prezzemolo della musica, la si trova ovunque.

Ti va di lasciarci un messaggio o un saluto per i lettori e le lettrici di 100 Decibel? 

Mando un affettuoso saluto a tutte le lettrici ed i lettori di 100 Decibel, e spero di potervi incontrare tutti un giorno e farvi una bella serenata! Ciao a tutti e grazie del tempo dedicatomi!

Comments

comments