Recensione di Luca Secondino

Simone Olivieri 3

Dopo l’esordio omonimo del 2011, dopo il primo assaggio in italiano con l’EP“La Mongolfiera Magica” dell’anno successivo, e dopo il passeggero ritorno all’inglese con l’altro Ep “My Lungs Are Full Of Sands”, finalmente ritorna Simone Olivieri con un LP stavolta tutto in italiano.

Si chiama “Apotheke” ed è uscito per New Sonic Records e distribuito da Goodfellas.
Come suggerisce il titolo si tratta di una farmacia nel senso antico del termine, con 9 tracce evocative, attinte tra vari malanni dell’umore e relative cure, tra i quali il cantautore ripropone alcune sonorità che hanno caratterizzato il suo percorso.
E’ un disco dall’atmosfera largamente bucolica, con tutti questi arpeggi di chitarre acustiche e gli accordi di pianoforte verticale. Poche percussioni nella sezione ritmica e totale assenza di aggressività: questo è il timbro di Simone Olivieri.
Diviso in due parti concettuali, l’album si apre con l’acida e poi speranzosa “Non è che un bene ormai”, un karma ripetitivo e da ripetere per calarsi nel resto del disco: dai pianoforti della ricca “Incespico” ai toni caldi e alle liriche claustrofobiche della ballata “Resina”.

Poi c’è “Controra”, il punto di svolta del disco, il mezzogiorno strumentale dopo il quale ci si avvia al calar del sole. Uno dei punti più interessanti dell’Lp, con cicale, organetti e tromboni.

Dopodiché inizia la seconda parte dell’album, quella più cupa, che culminerà con il benessere tanto agognato. Si inizia con il pianoforte di “Appesa” e con la velenosa “In cauda venenum” che proprio nella coda del disco ne snocciola tutto il significato, a tratti oscuro. Simone Olivieri, dopo aver sviscerato il male temuto nella prima parte del disco, è ora pronto a prescriverne la cura. “Tempesta” introduce la conclusione del disco con un crescendo di tensione e sonorità che lasceranno il posto a “Settembre”, la chiusura vera e propria, la stagionalità, la quiete appunto dopo la tempesta, il letargo, l’atmosfera calda e serena, finalmente.

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