L’amore torna protagonista e con lui i grandi soli di chitarra elettrica e quel suono amplificato che inevitabilmente rimanda al grande rock classico anni ’90, quello internazionale, quello inglese dalle arie prog e quello americano dagli scenari epici. Torna tutto questo e noi ne siamo felici… è l’esordio di un chitarrista, autore e produttore milanese. L’esordio di ANTHONY si intitola “Walking on Tomorrow”, autoproduzione che trova solennità nel suo compiersi in una veste che sposa tutte le derive del rock senza tralasciare appigli pop di un ascolto gustoso e senza intralcio. L’ingenuità di un esordio unito alla sua fresca energia si accompagnano ai grandi classici che, a puntarci un solo centesimo, non si sbaglia mai.

Allora il ROCK non è morto!!! Prima curiosità: come non ti sei lasciato incastrare dalle mode digitali del momento?
Credo sia determinato proprio dal genere che suono, scrivo e amo da quando avevo diciassette anni. L’energia e la purezza di una chitarra distorta collegata ad un amplificatore in tutta la sua potenza e natura selvaggia è ciò che mi ha spinto ad amare il Rock N’ Roll ed è ciò che ho voluto portare in questo mio primo album solista. Era importante per me realizzare un qualcosa che fosse il più spontaneo possibile e che avesse la propria personalità più nelle dinamiche che nella ricercatezza sonora. Ho realizzato questo album basandomi sull’aspetto emotivo, il messaggio nei testi e, nelle atmosfere che cambiano di brano in brano durante l’ascolto. Il mio modo di intendere il Rock è sostanzialmente questo. Faccio però molta attenzione alla ricercatezza degli arrangiamenti, quello si, ma da un punto di vista sonoro ho dato sfogo a tutto ciò che fosse il più istintivo possibile.

Che rapporto hai con l’elettronica?
In generale tendo ad usare suoni elettronici solo in determinati momenti nei quali ne sento la necessità e devo dire che spesso fa la differenza. Direi quindi un buon rapporto mirato ad “arricchire” dove ritengo possa essere utile. Lo stesso criterio lo applico anche sul mio equipment live. Uso pochi effetti e cerco sempre di “dosarli” in base all’ esigenza che in quel momento ritengo opportuna.

E nella produzione del disco, quanta elettronica ha contribuito?
Mi piacciono molto le tastiere, nel mio disco le ho inserite in diversi momenti, dai suoni classici ad interventi più moderni. L’aspetto di equilibrio degli strumenti presenti nei brani è stato di fondamentale importanza per me in quanto volevo che l’ aspetto atmosferico e l’interazione degli strumenti tra di loro, fossero i più bilanciati possibile. L’elettronica ha quindi decisamente contribuito nei momenti in cui ho ritenuto importante inserirla.

Raccontaci di questo titolo e di questa copertina… raccontaci della “notte” e delle tonalità sicure dei colori che hai scelto…
Il titolo sicuramente racchiude molto di me, del mio modo di vivere e di affrontare le piccole e grandi sfide che si presentano. “Walking On Tomorrow” racchiude un concetto che per me è sempre stato basilare ovvero, vivere il presente, l’importanza di un azione che sto compiendo in quel momento, con un occhio verso il domani. Penso che se costruisco bene il mio oggi, se agisco in modo costruttivo per l’appunto, con impegno, determinazione, allora è più probabile che il futuro, quindi il mio domani, possa darmi soddisfazioni, che possa trovarmi davanti ciò che magari con fatica ho costruito nel passato. Non mi riferisco solamente all’ambito musicale, è un discorso molto più ampio che tocca vari aspetti della vita. Tutti i traguardi che raggiungiamo, indipendentemente dalla loro grandezza, arrivano dalla nostra storia passata e dalla nostra capacità di costruzione secondo me. Man mano che passano gli anni mi rendo sempre più conto di quanto è importante migliorarsi, mettersi in gioco, non demordere mai e questo può essere un percorso lungo e tortuoso, ma è solo con la costruzione che si possono ottenere risultati. D’altra parte se ci si pensa bene, è molto più difficile costruire che distruggere. È un invito che faccio a me stesso il senso del titolo. La cover, in parte, credo che esprima questo concetto. La notte, la città decadente, il pericolo che arriva dall’alto rappresentato dal teschio, la strada senza nessuno attorno, è tutto un richiamo all’importanza e la fatica del viaggio, anche alla paura, al senso di isolamento che possiamo vivere quando ci rendiamo conto che in fondo solo noi da soli possiamo affrontare i nostri demoni. Alla fine però c’è questa luce in lontananza che ci indica speranza, chiarezza, forza. Tutto questo ci da un obiettivo, un motivo per combattere e affrontare le nostre paure in un viaggio che prima di essere del nostro corpo, è della nostra anima.

L’amore forse è un’ispirazione di grande rock… non è così? Quanto amore c’è in questo disco?
Tantissimo. L’amore è il motore di tutto ciò che ci circonda ed è il vero senso a ciò che cerchiamo secondo me. Per amore intendo da quello romantico a quello per gli amici, la famiglia, la professione. “Walking On Tomorrow” è il mio viaggio d’amore nei confronti della musica, della composizione, della chitarra e di tutto ciò che ho voluto raccontare in questo disco. Sono una persona decisamente mossa dall’amore e dalla passione più che da altre emozioni e si sa, l’amore è anche sofferenza. Nel disco parlo delle mie esperienze, racconto i miei pensieri. C’è anche l’amore romantico, quello che stravolge completamente i sensi, che ti fa sperare di non morire mai. Quell’amore che vive nei legami, nelle connessioni e, talvolta nei ricordi, perchè magari non possiamo stare con la persona che amiamo. Lo so, è triste, ma come dicevo prima l’amore purtroppo è anche sofferenza e presto o tardi va accettata,l’importante è combattere, lottare. L’amore che però resiste alla distanza, che comunque vive di connessioni, legami, è comunque vivo, destinato a esistere per sempre. Di questo parlo nell’album, di quell’amore destinato a esistere e resistere perchè vive nelle connessioni che solo chi le vive, sente.

Da questo titolo penso di ricavarne la speranza di domani… cosa ne pensi?
Penso sia l’esatto messaggio che lancio a me stesso e magari a chi si ritrova in ciò che scrivo e compongo.
È importante la speranza, mi riferisco al quel tipo di speranza che vive in noi e che deve essere supportata da una concreta costruzione quotidiana, da un evoluzione della nostra anima. Dobbiamo secondo me sempre sperare in qualcosa ma, deve essere una speranza attiva, supportata dal lavoro e dalla determinazione nel crearci i presupposti per stare bene e per raggiungere quell’obiettivo che credo sia nei desideri di tutti noi, la serenità a sfavore del tormento, l’amore a sfavore del non amore, la gioia a sfavore della tristezza. Forse è un viaggio utopistico, troppo lontano rispetto al mondo e alla società in cui viviamo e che in qualche modo ci comprime in una serie di comportamenti già stabiliti. Cerco sempre però di ricordarmi che il mondo è un posto meraviglioso che ha tanto da darci e al quale tanto possiamo restituire. Riconoscere la differenza che c’è tra vivere ed esistere, credo sia essenziale per nutrire le nostre speranze, sogni e desideri.

Comments

comments