Dietro questo nuovo EP dal titolo “Tense Disorder” c’è tantissimo da scoprire, nascosto com’è dietro le pieghe di ogni istante cesellato ad arte dal gusto pregiato di Angela Kinczly, la stessa autrice di album come “La visita” ma che oggi, dopo 3 anni circa, torna in inglese e parla di paure, di ansie…parla di se e di ciò che vive attorno e lo fa con la psichedelia digitale sagomata anche da Francesco D’Abbraccio degli Aucan e da La Tarma…artisti collaterali e paralleli che con la cantautrice italo-ungherese dialogano in una collaborazione sospesa tra polvere e visioni. “Tense Disorder” è una personale di quadri che sanno di cemento grezzo e di periferia, è un lavoro sonoro e testuale che non cerca la lussuria banale delle radio italiane e non vuole piegarsi a stilemi che hanno fatto dell’elettronica un mero pop industriale. Angela Kinczly: ecco cosa troviamo dentro questo ep. In rete il video ufficiale e di seguito una bella chiacchierata per gli amici di 100DECIBEL

Partiamo dalla prima evidente curiosità: perché l’inglese questa volta?
Sono tornata alla lingua Inglese nei miei testi dopo una parentesi italiana, ma non la considero una scelta esclusiva né definitiva: scrivo tuttora in italiano e qualcosa anche in francese, e nel disco che ho in intenzione di compilare entro il prossimo anno non voglio pormi un limite linguistico. Amo molto la lingua inglese, che studio da una vita e insegno anche, per questo progetto mi sembrava la scelta più naturale. La lingua veicola significato ma il suo significante in musica è forse più forte, contribuisce a trasmettere un’emozione, un’ ambientazione.

E poi ancora: che significato c’è dietro l’esigenza di un EP? Una parentesi, un esperimento, una digressione…cos’è davvero “Tense Disorder” per te?
Un esperimento e una digressione per costruire un ponte con il futuro.

E poi ci sono due firme diverse. Per 3/4 del lavoro troviamo Francesco D’Abbraccio degli Aucan e poi La tarma. Chi ha cercato chi e come sono nate queste collaborazioni? Ma soprattutto perché? Cioè sei tu che hai cercato loro oppure dato l’incontro si è provato a far qualcosa assieme?
La decisione di affidare la produzione di alcuni nuovi brani a Francesco è scaturita dalla passata collaborazione con Aucan: “Blurred” è una delle cose di cui vado più fiera nel mio percorso. Sono rimasta in contatto poi soprattutto con Francesco che mi ha brevemente coinvolta anche nel suo side project Frames, e quindi questo mi ha spinta a fargli sentire i miei nuovi brani. Volevo una produzione sconvolgente, e così é stato!
L’amicizia con Marta è nata invece grazie alla nostra precedente etichetta, da tempo cercavamo un’occasione per fare qualcosa insieme. Marta mi sostiene molto e c’è grande stima reciproca pur nelle diversità stilistiche che ci contraddistinguono. Ci siamo divertite un sacco con “A Notion”!

Una produzione esterna per una musica così intima e personale non pensi che possa significare snaturalizzazione o artificio?
Potrebbe, ma quello che cercavo con questa nuova avventura era proprio un risultato non calcolato, e quando ho sentito i provini ho solo pensato che stava venendo davvero molto bene! Ci sento l’emozione e la magia degli inizi. Ho sempre provato più attrazione e curiosità nel contrasto e nella contaminazione, cerco di assecondare il mio istinto esplorativo.

Tutto il lavoro ha suoni molto europei, niente montagne e acustiche romantiche ma città glitterate al neon digitale. E questo il nuovo habitat di Angela Kinczly?
Periferia nord di Brescia città, finestra al quarto piano di un appartamento, una sera d’autunno inoltrato: questa è l’immagine forse più efficace per definire l’attuale habitat di Angela Kinczly.

A questo punto: tornerai in “Italia”?
Scrivere in italiano per le sonorità che ricerco è tra le idee da realizzare, sempre a patto di non sacrificare la fluidità dell’idea musicale.

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