Report di Antonella Tocca – Foto di Danilo D’Auria
Serata stellare nella ampia sala dell’Atlantico Live, all’Eur. L’organizzazione ha offerto uno strepitoso show con un grandissimo nome ed un open act all’altezza. Tre-quattrocento persone attendono Andy Timmons e la sua band per una eccezionale performance che lo vedrá eseguire anche brani di Sgt. Pepper’s, storico capolavoro targato Beatles!
Si inizia alle 21.30 con Ciro Manna, provetto maestro dalle eccellenti collaborazioni, affiancato da Marco Galiero al basso, più batteria. Arrivano pezzi originali decisamente rock dal nuovo disco che il chitarrista chiama x1, 2 e 3, poi pezzi da Sparkles on The Road, come dichiara lo stesso Ciro, da una sua vita precedente in cui suonava funky; mezz’ora di pulito e gradevole virtuosismo con nota di merito ad un pezzo del primo album che inizia con un blues, prosegue in chiave funky  e chiude sul jazz, con una generosa durata propria del progressive. Da applauso.
É il momento di Andy Timmons, che arriva da Pisa e sdogana l’atteso show romano alle 22.45 con il basso di Mike Daane e la batteria di Rob Avsharian. Biondo, atletico, cordiale (entrando lo avevamo notato tra il pubblico a chiacchierare) il chitarrista nato nel 1963 in Indiana ci regala un attacco da manuale, con  due pezzi tutti suoi. Abbiamo davanti un mito, Guitar Hero per eccellenza, il chitarrista dalla Ibanez che tutti (senza ammetterlo) invidiano e che nelle sue mani non suona, ma addirittura canta. Atlantico Live è pieno, e tra la folla riconosco moltissimi chitarristi della scena romana che stasera sono qui per imparare e forse… riaggiustare l’udito sui più alti livelli di performance in assoluto. Il caschetto biondissimo di Timmons vola e si scuote e si accosta a quello identico del bassista nei passaggi più memorabili e virtuosi. Il quarto pezzo é progressive, durata da suite e tempi dispari e poliritmie per la sessione ritmica della piccola band. Timmons è così virtuoso sulle corde che in lui suonano due chitarre, incredibile ma vero. Pulito, e fautore del less is more, stasera Andy ci dimostra dal vivo la sua filosofia in modo spettacolare. Ed è tripudio. I pezzi da Resolution arrivano uno dietro l’altro finché Andy annuncia il suo ultimo lavoro. Ora la sua chitarra canta Sgt Pepper… ed inizia dalla title track. Ci sembra di ascoltare le tre voci di George Paul e John che intrecciano cori, ed é Timmons con la sua sola chitarra a produrre la magia. Si passa senza stacco a With a little help From my Friends ed é il turno della voce di Ringo Starr. Lucy in The sky with diamonds, e sentiamo John Lennon, strofa dietro strofa e chorus. She’s leaving home é il pezzo che arriva subito dopo, raramente eseguito, e splendido nella sua apparente semplicità. She’s so heavy, ed i chitarristi sembrano tre. Il bassista scende dal palco, ed Andy accenna That’s amore in voce, poi invita sul palco una spettatrice su sedia a rotelle che resta sul palco con lui. Andy annuncia Within you without you di Harrison, forse il pezzo più acido ed indiano del chitarrista dei Beatles. Ora la Ibanez sembra un sitar, sui controtempi del basso che con la batteria si trasformano in tabla.
Incredibile Andy. Tempo di Good Morning, poi la mitica reprise della title track di Sgt Pepper,  ma più veloce, come la vollero The Beatles. Si arriva diretti a ‘cantare’ A day in The life con un fantastico basso. I versi “I’d like to turn you on” diventano uno strepitoso assolo, e si sente come i due Beatles fusero due pezzi di John e Paul in un unico brano.
Daredevils of the red guitar é il pezzo che segna l’inizio della terza parte del concerto, annunciato da Timmons come del “rock n roll for you!!” e si torna a sonorità più USA, per toccare di nuovo i primi Beatles con And I love her di Mc Cartney. Ora é tempo di Cry for you, e siamo tutti a bocca aperta ed occhi spalancati per lo stupore.
Al volgere delle due ore Andy richiama la band di apertura e parte un travolgente Cross Roads Blues a quattro chitarre. Alessandro e Ciro lo appoggiano e Andy finalmente canta, e possiamo dire che canta almeno quanto suona. Pezzo di bravura del suo bassista, e ci sta tutto.
Lo avevamo già apprezzato Timmons con Satriani e Vai, anni fa, ed è artisticamente ancora cresciuto. Non ci sono parole per descrivere la maestria ed il genio e la tecnica e la generositá di quest’uomo che fa cose oltre le umane capacità: possiamo solo stare ad ascoltare commossi…
Ringraziamo Atlantico Live, gli organizzatori che ci hanno ospitato, e naturalmente, le band che hanno creato la magia.

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