Parliamo di quel rock tenue che diviene melodico, di quel modo di essere che si fa italiano, antico per certi versi, moderno per degli altri… e l’elettronica non deve mancare visti i presupposti ma neanche quel certo modo di richiamare la tradizione del bel paese. Certamente “La famiglia non esiste” per chi come Il Fratello aveva costruito tutto su una famiglia di artisti… e ora da solo, Andrea Romano, non perde certo la vena e la creatività e pubblica per Dischi del Minollo un lavoro davvero interessante, pieno di spunti a partire dal bel video di lancio del singolo “Estate”, o il “post rock” di “In quel parco di stelle” o ancora o il surf anni ’60 di “Odio la melodia”… e c’è tanto altro in questo nuovo lavoro de Il Fratello Andrea Romano

Per noi ha una dimensione importante, quasi spirituale quella del ROCK. Parola che raffigura più uno stato di vita, un modo di fare musica e di pensarla. Ecco, in questo senso, quanto “rock” c’è in questo nuovo disco?
Direi tanto considerato anche che è un disco dove le chitarre hanno un ruolo centrale. E’ stato prodotto da me e Barbagallo che indubbiamente abbiamo un amore enorme e incondizionato per un certo tipo di Rock che parte dagli anni ’70 attraversando la New Wave 80’s e arrivando così al Grunge, al Post- Rock e infine all’Indie Americano.
Credo che attraversando le canzoni de “La Famiglia Non Esiste” si percepiscano queste influenze.

In qualche modo vuoi lasciar “vivere” Il Fratello, come figura, come proseguo di quel progetto fortunato. Ma più che altro… perché questo cambio repentino di scena? Perché oggi sei solo Andrea Romano?
Nel primo disco del 2013, cosa anomala per un esordio, avevo tralasciato il mio nome in funzione di quella copertina costruita su una foto originale con la sola scritta “Il Fratello” di cui mi innamorai visivamente.
Ho voluto aggiungere il mio nome solo per una questione di riconoscibilità.
In realtà è cambiato poco, le canzoni, così come nel primo album, sono sempre scritte e prodotte da me.

“La famiglia non esiste”: quali grandi trasformazioni porta con se? Guardando dai tuoi esordi ad oggi?
“La Famiglia Non Esiste” è una rappresentazione allegorica del nostro Paese, della nostra Società, della nostra Repubblica. Non propriamente intesa in senso letterale, ma una fotografia del nostro quotidiano.
Ha episodi d’amore, politici, familiari e di lotta. La nostra Italia vista dagli ultimi.
È anche una riflessione si ruoli. Su tutti i ruoli che sin dalla nascita ci vengono dati. Figlio, compagno, dipendente, lavoratore, marito, padre etc.
Credo che sganciati dai ruoli in senso convenzionale e istituzionale si viva meglio e più liberi senza dover necessariamente essere sociopatici. Ovviamente esiste una evoluzione sia musicale che di scrittura rispetto al primo lavoro. Ogni lavoro porta con se qualcosa di diverso rispetto al precedente, soprattutto il messaggio che si vuole veicolare.

E restando sul tema: cosa significa per te  la famiglia?
Vi rimando alla domanda precedente riguardo all’idea di base sulla quale questo piccolo concept è stato scritto.

E la Sicilia in genere… che ruolo ha avuto in tutto il tuo percorso?
Molto importante come sempre. La Sicilia, sarà scontato dirlo, ma la ami e la odi in ogni momento della vita. Te la porti dentro per sempre con tutta la sua bellezza e tutte le sue contraddizioni.
Un po’ mamma, un po’ puttana. Il senso musicale che ha lo si ritrova in moltissimi aspetti soprattutto naturalistici. Suoni ancestrali che provengono dalla terra e dal mare. Inoltre è piena di talenti e di musicisti di spessore. Credo che la Sicilia “suoni” da sempre e sempre suonerà.

Dalla Sicilia di casa tua all’Abruzzo de I Dischi del Minollo. Da dove nasce questa collaborazione?
Una bella collaborazione con Francesco Strino de I Dischi del Minollo nata nel 2013 con il primo album. Trovare piccole label che con passione portano avanti progetti in cui credono è una grande fortuna.
Mi piace moltissimo questa dimensione quasi artigianale e con Francesco è subito nato un bel feeling sin da quegli anni e sono sicuro andremo avanti per tanto tempo.

Comments

comments