Andrea Di Giustino, abruzzese di origine ma romano di adozione. Vocale Coach ma soprattutto cantautore. Stile moderno, stile leggero, bel pop italiano, scuola e presenza di gustoso mestiere. Il nuovo disco si intitola “Il Senso dell’uguale”, 9 canzoni di bella melodia ben prodotta. Una produzione HYDRA Music che vede anche la collaborazione di Mauro Mengali degli O.R.O.

Marcate e determinanti le effigi di grandi stilisti della storia della musica leggera e di quella propriamente d’autore, dai più antichi ai più moderni, da De Gregori a Samuele Bersani passando per quelle soluzioni che riportano all’infinito universo di Renato Zero e qui cito la splendida “Aprile” a cui Di Giustino affida i saluti finali. Un bel disco che lascia graffi alla pelle e che, prima o poi, farà parte di un genere che tornerà imperante in Italia, anche da un punto di vista mediatico. La nostra intervista per gli amici di 100 Decibel:

“Il Senso dell’Uguale”. Come mai un titolo simile? Da dove nasce?
Nasce da una serie di riflessioni in un periodo particolare della mia vita, dove tutto di colpo è cambiato. Mi sono accorto, avendo una visione più ampia, che in realtà non stava cambiando tutto solo nella mia esistenza ma ero parte stessa di un cambiamento che per vivere sereno avrei dovuto più che accettare vivere il cambiamento. Il Senso dell’uguale significa distaccarsi, e non rinnegare, ciò che fino a ieri ha caratterizzato la quotidianità per accettare il diverso con le sue molteplici sfumature, piccole o grandi che siano, unico modo per avere una visione della vita diversa e più serena.

A proposito di uguaglianza. L’arte rende uguali? Oppure anche la discografia e la musica fa discriminazioni?
Tendo sempre a distinguere l’arte musicale dalla discografia!!! L’arte rende assolutamente uguali, qualsiasi essa sia, e per uguaglianza intendo possibilità di esprimersi liberamente,  ovviamente ci sarà sempre il genio e l’artista meno eclettico, ma quello fa parte del gioco e un artista serio è propenso a riconoscere la levatura di un altro non interpretandola come una discriminazione. La discografia è altro, oggi è creare un prodotto e venderlo a tutti i costi, con una promozione quasi ipnotica, dove solo in rari casi la qualità delle idee esposte sotto forma di testi e musica sono effettivamente coincidenti col successo dell’artista. In quest’ottica il cantautore è sicuramente discriminato.

Di queste 9 nuove canzoni, in quale ti riconosci di più?
Non c’è un pezzo in particolare, certo ogni volta che dal vivo canto L’amore non vissuto ho il vuoto nello stomaco, ma come un buon padre amo tutti i miei figli allo stesso modo.

Mauro Mengali alla produzione artistica. Il frutto di questa collaborazione?
Sicuramente una grande crescita da un punto di vista umano prima che musicale, Mauro è l’emblema dell’umiltà e dell’esperienza e con pochi ma preziosi consigli mi ha indirizzato in alcune scelte determinanti, come la presenza de “L’amore non vissuto” nell’album.

Si pensa già al prossimo lavoro?
Certamente, ho tanto materiale e potrei già darvi il titolo, c’è però da fare ancora tanto lavoro su questo album quindi penso che per un po’ dovrò tenere a freno l’impeto di realizzare il nuovo.

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