Eccolo il nuovo disco di FBZ. Si intitola “Amore Guerra”, lui è Fabrizio Tundo e dietro la coltre fittissima di 10 inediti di primo pelo c’è l’ispirazione randagia messa in vendita a poco prezzo sul banco dei fiori. Al mercato solo acquirenti di prima scelta…tutti in fila ad ascoltare la canzone d’autore di FBZ che gioca con le parole e con esse ricama inevitabili giri melodici che somigliano a stornelli, a filastrocche, a normalissime canzoni d’autore, a stranezze melodiche…siamo a corte, siamo in cucina, siamo a spasso con una maschera bianca come nel video del primo estratto “S’i’ fosse foco”, primo singolo di cui (e solo questa volta) il testo è l’antico scritto di Cecco Angiolieri. “Amore Guerra” ha in se la voglia di non avere poi tanti limiti a portata di mano. L’intervista per gli amici di 100 DECIBEL:

“Amore Guerra”. Di cosa parliamo? L’una per avere l’altra oppure l’una contro l’altra?
Sono due facce della stessa medaglia. L’amore in tutte le sue forme è un sentimento che per muoversi ha bisogno di tanta energia quanto una guerra. Amore-odio, pace-guerra – per esteso sarebbe dovuto essere questo il titolo dell’album – ma da buon ermetico, amante della poesia di Ungaretti e di Quasimodo, ho dovuto eliminare il superfluo. Avevo voglia di scrivere delle canzoni d’amore essenziali, valide per ogni epoca, universali, tralasciando le frasi scontate e inflazionate della musica pop da alta classifica. Tra queste “Leopardi e la luna”, “Scacco matto”, “Maggio”, “Veleno Blu” e “Cielo”. Al contempo volevo scrivere delle canzoni arrabbiate, mosse dal sentimento d’amore verso la mia razza, quella umana, come fa un padre quando si arrabbia davanti a un figlio che continua a sbagliare. Le guerre sono il nostro errore più grave, ma intorno a una guerra nascono le più belle storie d’amore, i più bei romanzi e i più bei film. Per assurdo la guerra stringe i popoli tra loro, genera empatia e solidarietà tra la gente. “Schizofrenia”, “Giuda”e “Follia” sono brani che hanno come sfondo il secondo conflitto mondiale e la guerra del Vietnam.
Rispondendo direttamente alla domanda credo che sia più l’una per avere l’altra, come succede tra due vasi comunicanti. Sono un sognatore, ma anche un realista – lo so, è un ossimoro, come il titolo dell’album d’altronde – ma credo che l’uomo continuerà ad essere sempre uguale a se stesso.

La canzone d’autore di FBZ: volendola classificare?
Non saprei. Credo di essere un pessimo critico di me stesso e l’ultimo tra tutti i critici musicali. Capisco che il mercato ha bisogno di classificazioni ma le etichette mi stanno strette, quasi insopportabili. Ma cercherò di sforzarmi. Nella mia musica ci sono tutti gli anni dei miei ascolti adolescenziali, poi entra il passato, quando ho scoperto l’epoca dei Beatles fino alla successiva dei settanta. Il rock entra prepotentemente nelle mie canzoni attraverso i suoni e i ritmi che vanno a fondersi con il pop moderno e la mia tradizione salentina. Quando ascolto una musica che mi piace non faccio caso al genere e non mi importa sapere se è valzer o boggie-woggie, se è hard rock o disco music, mi piace e basta.

Che poi c’è tanto di Salento ma anche tanto della scuola milanese…almeno questo al mio ascolto. Sei d’accordo? Se si come mai questa mescolanza?
Siamo nel 2016, ne è passata di musica sotto i ponti. Per me e per molti altri artisti miei contemporanei credo sia normale mescolare tutto quello che si è sentito e che ci è piaciuto, è un istinto naturale. Prima parlavo di genere esclusivamente dal punto di vista musicale, non considerando il testo. Forse lei allude a Jannacci e a Gaber quando parla di scuola milanese. Se si ascolta “Odio il purè”, “Pensiero stretto” o “Cervello bevuto” forse si può intravedere nel testo l’ironia tipica di quei cantautori, non saprei. Comunque se me lo dice lei ci credo.

Sole e tradizioni ma anche filastrocche e fantasie. Qual è il tuo vero habitat?
Li ha menzionati tutti lei alla perfezione i miei veri habitat. Amo l’estate e soffro l’inverno e sono molto legato alle tradizioni dei miei luoghi d’origine. Sono un nostalgico e le filastrocche mi aiutano a ricordare i tempi dell’infanzia quando la fantasia, tipica dei bambini, ci faceva giocare.
Dentro un artista c’è sempre il “fanciullino” che è stato.

Ma questo disco è una proiezione di quel che vorresti essere o ti somiglia anche nel quotidiano?
Mi somiglia per forza, difficile il contrario.

Quindi chiudiamo dicendo: un nuovo disco per FBZ giunge con l’urgenza di…?
Con l’urgenza di scuotere le persone, e stimolarne la fantasia innazitutto. Infine, con l’urgenza di divertire.

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