Cantautore bergamasco, Alex Castelli, che ha fatto il suo esordio lo scorso anno con “C’è di mezzo il mare” e che all’inizio del 2020 ha pubblicato il suo primo album da solista intitolato “Caduti liberi” in contemporanea con l’uscita di “Stanno uccidendo la musica” accompagnata dal videoclip ufficiale.
Oggi parliamo di trame pop e belle chitarre dal sapore rock che portano per mano in un viaggio al centro dell’anima di un cantautore che nella sua vita artistica non è certo alla prima esperienza. Il nuovo singolo estratto dall’album si intitola “Gabriele”, una bella prova di scrittura quasi teatrale e a tratti folle che racconta delle varie “volpi” che si aggirano nella musica.

Un album dalle sfaccettature rock e pop. Come è nato e quali sono i tre brani che consiglieresti di ascoltare per farsi un’idea di chi è Alex Castelli cantautore?
Ciao e grazie per l’invito ragazzi. Ci sono state tante riflessioni e tante esperienze vissute che hanno portato alla nascita di “Caduti liberi”. Prima tra tutte la riflessione sulla paura del cambiamento che ho vissuto in prima persona più volte nella mia vita. Il cambiamento è parte della vita, inevitabile. Nessuno può resistere al cambiamento. Io ascolterei “Salta”, “C’è di mezzo il mare”, “Solo”. Tre canzoni completamente differenti a livello di stile l’una rispetto all’altra (come piace a me, senza un genere preciso di riferimento)… tre canzoni che parlano tutte proprio del tema centrale dell’album: il cambiamento.

La prima cosa che ti viene in mente pensando a questo tuo lavoro?
Una prima avventura nel mondo della musica da indipendente, cui seguiranno altre avventure.

“Caduti liberi” è un titolo molto romantico ma che all’interno ha delle canzoni che non vanno dirette con i loro messaggi. Quali sono le tematiche che affronti in questo album?
Spesso si crede che restare immobili, in attesa che accada qualcosa di esterno a noi che porti miglioramenti nella nostra vita, sia la cosa migliore da fare. Niente di più sbagliato, tutto nasce da noi, la nostra vita la plasmiamo noi, non c’entra il fato. Tutti siamo liberi di agire, tutti abbiamo il libero arbitrio, il dono più grande che ci è stato dato alla nascita. Senza entrare troppo in ambiti scomodi, penso che la famosa mela di Adamo ed Eva sia un esempio di applicazione del libero arbitrio, con tutte le conseguenze del caso… e le distorsioni successivamente fatte…
A volte è meglio scegliere volontariamente di cadere, per poi rialzarsi con un po’ di amaccature, ma liberi.

Quanti “Gabriele” hai incontrato nel tuo percorso artistico?
Ogni Italiano penso sia stato almeno una volta un po’ come Gabriele. “Gabriele” è il concentrato di quello che spesso all’estero viene additato come l’italiano furbo e opportunista, e per questo motivo odioso. Ci siamo sputtanati abbastanza nel mondo a causa dei Gabriele, cerchiamo di correre ai ripari. Spero che andando avanti nel tempo ci sarà più consapevolezza del ruolo che l’Italia ha nel mondo a livello culturale: l’Italia non è fatta solo dai Gabriele, voglio essere positivo. Ma… si , ne ho incontrati tanti.

Mentre per “Stanno uccidendo la musica” sembra quasi una canzone di denuncia verso chi dovrebbe diffonderla e valorizzarla e invece e trasmette canzoni che non restano negli annali. Quanto penalizza, questo sistema, il lavoro e il valore di artisti indipendenti come te?
“Stanno uccidendo la musica” è una constatazione, non una denuncia. La musica cambia, cambiano i supporti, cambia l’ascoltatore e cambiano le abitudini di fruizione. Pertanto deve cambiare l’approccio musicale un po’ in tutto il sistema, anche da parte degli artisti. Bisogna quasi essere più imprenditori che musicisti. Ci sono possibilità per i musicisti indipendenti, anche nei periodi più cupi. Bisogna cogliere le opportunità e concretizzarle. Non molto facile a dirsi… ma fattibile.

Parlando di radio e canzoni rimaste negli annali. Hai qualche canzone che ricordi che hai ascoltato alla radio negli ultimi anni e ti è rimasta impressa per struttura, costruzione e messaggio?
Ascolto musica di ogni genere, tanto di internazionale, ma anche di italiano. Una canzone “recente” che mi ha colpito degli Afterhours è “L’odore della giacca di mio padre”, affine per vicissitudini personali, ma soprattutto per il modo in cui è stato dipinto un momento di vita doloroso. La musica deve colpire l’ascoltatore nel cuore prima che nelle orecchie.

Sempre nello spirito di questo album c’è “Panem et circenses”. Come è nata questa canzone e potrebbe essere uno dei tuoi prossimi singoli?
Siete i primi a chiedermi informazioni su questa canzone, quasi non ci credo.
Panem et circenses è nata da una riflessione legata all’utilizzo dei media come strumento di distrazione: le maggiori aspirazioni della plebe romana sono ancora attuali. Ti distraggo con il calcio, il meteo, le api che muoiono, il Covid… la regola è attirare l’attenzione con la paura. Mettere paura alle persone in modo da renderle più docili; scatenare l’ira dei tifosi con moviole che dimostrano errori di un’arbitro; condizionare le vacanze della gente con il meteo che immancabilmente segna maltempo… non siamo più in grado di valutare le circostante con il nostro cervello, con le nostre sensazioni, con l’istinto: siamo paralizzati se non ci viene detto cosa è giusto fare. Bye bye libero arbitrio.

Quali saranno i tuoi prossimi passi nella musica italiana?
Ora sto preparando altre canzoni, un altro album in arrivo, magari anticipato da singoli inediti. Tematiche introspettive, maggiormente legate all’attualità e al sociale, sempre raccontando esperienze in prima persona. Puntare in basso non porta risultati. Puntare in alto non è sinonimo di arroganza, ma è sinonimo di intraprendenza, tenacia e coraggio. Con umiltà e con dedizione al lavoro, lavorerò per trovare opportunità per presentare le mie canzoni, puntando più in alto possibile. Poi, altri passi li farei su un palco… suonare e cantare davanti a un Iphone mi pare alienante e sminuente, quindi sto cercando di capire come ci si muoverà da qui in avanti con la musica dal vivo… qualcuno ha informazioni certe?

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