Dietro le quinte e tra le righe dei dischi ci sono sempre paesaggi, incontaminati, industriali, intimi, preistorici, popolare…ad ognuno il suo. E di sicuro questo è quello che accade quando si parla di Alessia Ramusino che tra l’altro non è affatto nuova alla composizione di colonne sonore. La sua musica è decisamente visionaria e non smette mai di regalarci sensazioni di viaggio e di aria pulita che passa veloce. Il suo nuovo disco si intitola “An incurable romantic” e lo abbiamo lasciato girare più volte scoprendone sempre facce diverse. La matrice è scozzese. La vena è decisamente pop. L’estrazione non ha regione di appartenenza. Nel disco c’è l’America come l’Africa, Milano come Londra. A voi la voglia e la forza di perdervi in queste bellissime ballate assolutamente romantiche…

Un disco incurabilmente romantico. Qual è la vera chiave di lettura per ascoltarlo al meglio?
Credo che la musica sia qualcosa di estremamente soggettivo pertanto ritengo non ci sia una chiave univoca valida per tutti… se non quella di lasciarsi andare, far fluire le emozioni, le immagini, i ricordi… fare un viaggio…

Un disco ricco di bella produzione. Nel tutto e subito di questo nostro tempo non pensi che si rischi di perdere tanto del lavoro di fino che hai fatto?
Prendo spunto da un detto italiano dei nostri nonni: “solo il bel fare può durare”. Sono certa che le cose belle rimangano aldilà delle mode e dei trend del momento. Il lavoro fatto con il mio team è sicuramente fuori da quel mercato che impone il “tutto e subito” il “mordi e fugge”, ha più il sapore del “per sempre”…

Quanta Irlanda e quanta Italia c’è in questo lavoro?
Beh, le giuste proporzioni mi viene da rispondere! Il fatto che durante gli anni universitari, per accumulare il gruzzoletto, io partecipassi alle feste di rievocazione storica in Italia, in Inghilterra e Francia in particolare, cantando brani della tradizione rinascimentale inglese ed irlandese, interpretando “Greensleeves” ovvero la “Signora dalle maniche verdi”, credo abbia influenzato il mio stile e ne faccia indissolubilmente parte. Tuttavia ci sono altre nazioni oltre all’Irlanda e all’Italia, per esempio c’è l’Iran… che ha nutrito la mia infanzia.
Una ricetta ben riuscita è sicuramente quella in cui il piatto creato non ha un gusto dove alcuni ingredienti prevarichino su altri, bensì dosa gli ingredienti in modo da ottenere alla fine un sapore originale, di facile incontro e squisitamente unico.

Due soli brani in italiano. Una sfida, una rivalsa o un semplice esperimento?
Abbiamo scelto di inserire due soli brani in italiano semplicemente perché erano quelli che ci piacevano, che stavano bene in questo album, anche se non nego che ho raccolto il guanto quando mi dissero che era più facile scrivere testi in inglese che in italiano e che la mia musica avrebbe reso meno … penso di aver vinto il duello <wlEmoticon-winkingsmile[1].png>

Ci sono molti generi dentro questo disco. Ma in quale di questi ti ritrovi più sincera?
Sincera sempre. Il genere è il mio. Limitare e “clusterizzare” la musica in generi, è fortemente riduttivo e onestamente suona retrò in una società di globalizzazione quale quella che stiamo vivendo.

Ma perché l’Italia? Al di là delle tue vicende personali, come mai hai scelto di far vivere questa musica in Italia?
Sono italiana, vivo a Genova anche se giro tantissimo, comincio dall’Italia ma chi ha detto che mi fermo qui?!

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