Sembrerebbe difficile parlare di rock in casi che, come in questo, la spiritualità diviene forma e suono in modo ineluttabile. Ma è proprio di spiritualità che si sfama il vero grande rock, almeno per come intendo io questa parola. E persino in un disco come “Io Dio No” di Alberto Nemo, il suo quattordicesimo lavoro, l’ultimo di inediti – eccezion fatta dell’omaggio a Dino Campana con una sua visionaria celebrazione della poesia “Le vele” – riesco ad intravedere alte forme di “rock”… canzone cesellata sul silenzio, sugli spazi larghi e senza forma, sul colore nero o di mille sgargianti tonalità non prevedibili a priori. Un canto prezioso come ci ha abituati ormai da tempo. Un tessere il ricamo con eucaristica devozione. Non è un ascolto che pretende la massa… anzi, è ben chiaro il doversene tenere a distanza se cerchiamo in questo lavoro appigli main stream da passatempo. E poi sottolineo come ogni vinile è dipinto a mano da Mauro Mazziero, copie uniche per collezionisti. Il che non può che fare bene agli occhi e all’anima…

Noi parliamo di “Rock” sempre pensando a quel certo modo di vivere la musica più che ad un genere in senso letterale. Detto questo: quanto “rock” c’è dentro la tua musica?
La “roccia” della mia musica sono le voci di artisti che vengono dalle tradizioni popolari del mondo. Canti che segnano il silenzio senza sporcarlo e rimangono dentro.

Un quattordicesimo disco. Sei un artista davvero prolifico. A cosa si lega questa caratteristica della tua vita, della tua espressione? Ha un significa preciso oppure è semplice bisogno di esprimersi?
Ogni giorno, come tutte le persone che lavorano, prendo i miei strumenti e realizzo un prodotto originale o una reinterpretazione, questo è il mio impegno. Una volta realizzato il pezzo lo pubblico immediatamente. Spesso sono stato criticato per questa mia prolificità e per il fatto che metto subito in rete le mie creature, ma che altro deve fare un musicista oggi? I dischi non si vendono più, resta solo la rete e anche quella non è più sicura perché, da un momento all’altro, potrebbe svanire. Ho scelto di far ascoltare tutto quello che ho fatto e che farò senza inutili attese.

“Io Dio No”. Sono 3 parole importanti… lo sono per te o per i messaggi che custodisci?
Questo titolo, come spesso nei miei testi, nasce da un’improvvisazione in fase di registrazione. Le tre parole sono arrivate come presentandosi a un invito, tre ospiti inattesi che hanno bussato alla mia porta, chi avrei fatto entrare per primo? Una scelta complessa che dobbiamo fare tutti e che cambia totalmente la nostra visione del mondo.

Da Musicultura ai talent televisivi. L’espressione passa inevitabilmente per l’accettazione sociale?
L’espressione nasce da un bisogno interiore dell’artista, tale necessità vitale ha lo stesso processo evolutivo di un essere vivente: concepimento, nascita, età adulta. Il mio lavoro è completo quando lo faccio uscire fuori dal mio recinto, può essere un talent, un concerto, una pubblicazione sul web. Non canto per il piacere di farlo, è per me un altro modo di respirare, di dare alla vita parti sempre nuove di me che desidero prendano il largo.

E restando sull’argomento: certamente un artista tale non è senza pubblico. Ma quanto pensi che il pubblico di oggi (in una realtà così effimera) sia pronto per codificare l’arte di chi come te cerca la profondità?
Penso che non esista più un pubblico che ascolta ma solo palchi, reali o virtuali, colmi di persone che credono di essere protagoniste di un grande show. Io canto per il cielo, il mare, gli spazi aperti, se in qualcuno risuonerà la mia musica ne sarò felice.

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